Non bisogna dimenticare Soumaila Sacko e i braccianti sfruttati

Soumaila-Sacko

(fonte immagine)

di Miriam Aly

‘’È stato assassinato in un contesto politico’’, dice Aboubakar Soumahoro, responsabile nazionale immigrazione dell’Unione Sindacale di Base, commentando l’uccisione di Soumaila Sacko.

La sera del due giugno scorso il ventinovenne Soumaila Sacko è stato ucciso con una pallottola in testa, davanti una fabbrica abbondonata da 10 anni nella zona di San Calogero, l’ex Fornace, in provincia di Vibo Valentia. Quel giorno Soumaila si era spostato dalle baracche di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, dove viveva, per raggiungere l’ex fabbrica insieme a due suoi compagni, Madiheri Drame e Madoufoune Fofana. Madiheri ha raccontato che a sparare loro quattro colpi di fucile è stato un uomo sceso da una Fiat Panda, che ha prima colpito Soumaila sulla tempia e poi ha puntato gli altri due, i quali sono stati feriti alla gamba e alla schiena. Soumaila è morto nel reparto di neurochirurgia dell’ospedale di Polistena, lasciando una figlia di 5 anni.