Social network e critica militante: Antonio Di Grado, un italianista aforista

critica letteraria

Questo articolo è apparso su Alias/ il manifesto.

Chi voglia tracciare un panorama attendibile della critica letteraria attuale non può assolutamente evitare di fare i conti con i social network, e in particolare con facebook. Non solo perché quasi tutti i principali lit-blog si affidano a questo mezzo, ma anche perché un numero sempre crescente di critici delle più diverse generazioni ha ormai un account su facebook, utilizzato, fra l’atro, per diffondere valutazioni politiche, culturali o più strettamente letterarie. Cosicché, piaccia o meno, facebook è diventato oggi un luogo fondamentale per l’esercizio della critica cosiddetta militante. Tuttavia nessun critico italiano, che io sappia, aveva mai pensato finora di raccogliere in volume i propri “stati”, cioè gli scritti frammentari diffusi attraverso il social network in questione. Ecco perché vale senz’altro la pena leggere Chi apre chiude. Dispacci e cimeli arenati nel web (Le Farfalle, pp. 128, € 12) di Antonio Di Grado, italianista di meritato prestigio.

Recensioni in forma di suggestioni – 03

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La rubrica di Gianluca Cataldo racconta le suggestioni nate dalla lettura dei libri di autori siciliani. Qui gli altri articoli.

Lettera come memoria a Michele (Stefano D’Arrigo)

Le isole sono isolate per definizione, per natura. Se ne stanno là, e non si spostano anche se non sono ancorate. O forse lo sono, almeno una lo è. Con le sue tre belle colonne tornite come fossero cosce di femmina, anzi di femminota (che c’è una bella differenza!). Non c’è da fidarsi di quelle terre stabili, una attaccata all’altra come tante isole che fingono di non esserlo.

Una volta ero al porto – mi permetto di divagare – e fissavo dal di qua di Cariddi, e quindi a Scilla, i traghetti che attraversavano questo lungo lungo stretto. Io sono di Scilla, e noi di Scilla non abbiamo ferry-boat (abbiamo i nostri treni che si fermano a Villa e ci fanno scendere proprio prima di essere inghiottiti da questi traghetti, fere immense che mangiano carcasse di metallo che hanno mangiato carcasse d’uomini diretti all’Isola).