Ancora a proposito di Letteratura pazzesca

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di Stefano Felici

S’era parlato di Letteratura Pazzesca in Italia. Se n’è continuato a parlare. Si è continuato a scrivere, a mettere carne e raccontielli sul fuoco. S’è alzato del fumo nero. Poi grigio, poi bianco. È rimasto un filetto diafano. Ora tutti gli occhi sono puntati sulle fiamme ancora ardenti.

C’è qualcosa che brucia, in città. A Roma. Nel quartiere Centocelle. Per essere ancora più precisi, in un luogo che vive solo di notte, illuminato di giallo ocra e rosso tuorlo, con tanti, troppi libri alle pareti che quasi strabordano, alcol a poppa e microfoni e leggii a prua: La Pecora Elettrica, si chiama il posto. È una nave che va a fuoco, ma proprio questo è l’intento. Abbasso le fredde navi fantasma.

Guardare e non giocare: fenomenologia del Game Video

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di Stefano Felici

Let’s play, speedrun, playthrough e walkthrough, live streaming, machinima: sono alcune fra le parole-chiave di un fenomeno relativamente nuovo e, per molti, del tutto inaspettato – posto in relazione, almeno superficialmente e con ironia, al mettersi in contemplazione di una passata di vernice fresca che si asciuga sulla parete: star seduti a veder giocare gli altri. Assistere in diretta, o in differita, a partite di un qualsiasi videogioco (sportivo, d’avventura, di ruolo: non ha importanza): una pratica in cui il proprio livello di interazione è spesso limitato a scegliere se continuare a guardare, cambiare canale (in questo caso, Twitch o YouTube) o spegnere tutto.

L’inquieta felicità di Giovanni

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di Stefano Felici

Non avrebbe dovuto picchiare a sangue, davanti a tutti, nel locale, quel tale di nome Luigi; ma il tipo aveva offeso un po’ troppo alla leggera la sua amica Giovanna, una prostituta che qualche giorno prima gli aveva fatto la cortesia di rammendargli una camicia. Spavaldo e istintivo com’è, non gli è riuscito di starsene fermo e buono.

Ora Giovanni è rintanato nella minuscola stanza della pensione in cui alloggia da qualche settimana. Ha paura che Luigi, e con lui i suoi sgherri, lo possano braccare appena messo il naso fuori dalla porta, addirittura per ammazzarlo a coltellate.

Slittamenti di significato e coscienza. Su “Cometa” di Gregorio Magini

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di Stefano Felici

C’è uno sfiancante sottofondo da realismo isterico nella lingua, nella mente, e quindi nelle peripezie raccontate dalla voce narrante di Raffaele, ed è il sottofondo che apre Cometa – il nuovo romanzo di Gregorio Magini uscito per Neo  con le sue Pseudologie Fantastiche; un’apertura di romanzo il cui nome è ben lontano dall’essere una garanzia.

Il duecentocinquantasettesimo tagliando per Roma-Liverpool

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di Stefano Felici

«Al mondo ci saranno almeno sei-sette squadre capaci di battere tre a zero il Barça in casa», ripeto per l’ennesima volta. Questo giro tocca a un gruppo di ragazzini di sedici anni – beati loro, la metà dei miei –, «ma una soltanto», continuo, come se davvero stessi rivelando una verità ultima e lucente e inaudita «è in grado di compiere l’impresa dopo aver perso quattro-a-uno all’andata, e poi due a zero, sempre in casa, pochi giorni prima, contro… contro, oh, dai, la Fiorentina: e questa squadra siamo noi: La Roma» – tutti zitti. Qualcuno annuisce; ma tempo tre secondi e se ne vanno per fatti loro, senza dir nulla. Mi lasciano da solo.

È buio, ma non completo: l’insegna del Roma Store fa una luce bianca elettrica.