La ragazza nel portabagagli: storia del genio incompreso che qualcuno chiamò «il vero Fitzgerald»

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Nella sua postfazione intitolata Appuntamento a Gibbsville, Stefano Friani racconta tutto ciò che c’è da sapere sull’identità di John Henry O’Hara: il brutto carattere, il disperato bisogno di un doppio, i meritati benché intermittenti e tardivi successi (tra cui il National Book Award del 1956), la militanza presso il New Yorker e la mastodontica produzione letteraria – sedici romanzi e circa quattrocento racconti, che pure non riuscirono a fargli conquistare la simpatia di un pubblico che si sarebbe equamente diviso, sul suo valore di uomo e scrittore, tra scettici e ammiratori.

L’arte del racconto secondo Philip Ó Ceallaigh

appunti

Philip Ó Ceallaigh sostiene di essersi trasferito a Bucarest perché voleva scrivere racconti. Nel 2000 all’età di trentadue anni si è sistemato dove è scomodo stare. Era primavera e viveva in periferia in un monolocale al decimo piano di una palazzina d’epoca comunista: «Non era esattamente un ghetto, ma nemmeno un quartiere alla moda». Costava poco e poté comprarlo, ma non aveva i soldi per riparare il soffitto. La pioggia penetrava nell’appartamento, a causa dell’umidità crescevano funghi sulla parete («erano multicolori, li avrei dovuti fotografare», dice).

Bucarest era in stato di decomposizione, dal comunismo al salto nel vuoto del libero mercato degli anni Novanta. E quel soffitto ne restituiva l’immagine: tutto crollava e nessuno sapeva come rattoppare. Dentro a quell’appartamento Ó Ceallaigh forse si è salvato la vita. Come i vicini di casa, prostitute che profumavano l’ascensore, giovani che più dei pensionati assomigliavano a relitti alla deriva, cercava la via di fuga all’assenza di senso: «Mi sembrava che perlomeno metà degli inquilini stesse impazzendo, confinati dalla povertà nelle loro stanze mentre il mondo di fuori collassava – ha scritto – . Ero il migliore scrittore irlandese non ancora pubblicato e delle volte, da ubriaco, mi gloriavo di questa follia sbracato nel buio da qualche parte».