I signori del cibo di Stefano Liberti: un estratto

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È in libreria per minimum fax I signori del cibo. Viaggio nell’industria alimentare che sta distruggendo il pianeta, un’inchiesta di Stefano Liberti che segue la filiera di quattro prodotti alimentari: la carne di maiale, la soia, il tonno in scatola e il pomodoro concentrato. Pubblichiamo un estratto dal capitolo dedicato alla carne di maiale e vi segnaliamo che domani, giovedì 6 ottobre, alle 18 Stefano Liberti presenta il libro da Ibs-Libraccio a Roma con Giorgio Zanchini. (Foto di Stefano Liberti)

Il mattatoio più grande del mondo

I movimenti sono cadenzati, meccanici, ripetitivi. I maiali sono appesi a un gancio, che scorre lungo un nastro a velocità regolare. Gli uomini sono disposti lungo il nastro, a distanza fissa l’uno dall’altro. Hanno tute bianche, stivali di gomma, guanti, mascherine, cuffiette per i capelli. Tra loro sono indistinguibili: non fosse per le differenze di altezza, si direbbe un esercito di robot. In mano hanno gli strumenti di lavoro: chi un coltello, chi una mannaia, chi un gancio.

Raccontare la città visibile. Sull’ultimo libro di Giuliano Santoro

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Abbiamo scoperto gli immigrati mentre si appropriavano di spazi che a noi sembravano obsoleti e oramai scomodi anche per parcheggiare

Franco La Cecla

Cosa sarà che fa crescere gli alberi, la felicità?

Lucio Dalla- Francesco De Gregori

Se scrivete su google Pantanella 1991 scoprirete che i primi tre risultati della ricerca sono archivi fotografici che conservano tutte le immagini di una vicenda, oggi, in gran parte dimenticata. Guardatele (qui e qui) e se avete più di quarant’anni ve le ricorderete, come è successo a me. Perché alla Pantanella, per la prima volta, si metteva in scena, in forma visibile, qualcosa che poi sarebbe diventato parte costitutiva del nostro immaginario: il problema dell’immigrazione.

I soliti zingari

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L’immagine è una foto di Alessandro Imbriaco. di Christian Raimo Non è per una sorta di captatio benevolentiae che penso che questo post non riceverà molti commenti, non aprirà nessun dibattito, non sarà ritweetato, etc… Magari pone male la questione, magari è pieno di luoghi comuni, magari è semplicemente sciatto, etc… Ma la mia idea […]

I Cie vanno chiusi perché sono posti di merda

Regolarmente, soprattutto nei giorni di festa, i politici e l’opinione pubblica si ricordano – per una protesta estrema, per un video shock – di quei luoghi ignobili che sono i Cie, “inventati” come strumento di controllo dell’immigrazione da una legge schifosa che fu la Turco-Napolitano e poi mantenuti da una legge se possibile ancora più […]

Quelle navi comunque arriveranno in Europa

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 Riportiamo l’incipit del libro di Stefano Liberti, A sud di Lampedusa, uscito per minimum fax nel 2008. di Stefano Liberti “Ma voi davvero pensate che è possibile fermare una marea umana di questo tipo? Pensate davvero che riuscirete a frenarci?”. L’urlo gli uscì quasi soffocato, un’imprecazione gridata dal fondo dei polmoni. L’uomo aveva una faccia stanca […]

Land grabbing

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Land grabbing, il reportage di Stefano Liberti uscito nel 2011, sta per arrivare anche in Inghilterra e Stati Uniti. Pubblichiamo la nuova prefazione che l’autore ha scritto per l’edizione angloamericana e vi invitiamo domani al Festival di Internazionale a Ferrara per l’incontro Land grabbing, come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo con Stefano Liberti, Ibrahima Coulibaly, Vitor Bukvar Fernandes e Anuradha Mittal. (Fonte immagine)

Sono passati due anni dalla prima edizione di questo libro. Oggi l’accaparramento delle terre è diventato un tema d’attualità. I giornali ne parlano; le università organizzano convegni; le ONG lanciano appelli e petizioni. Ma il dato di fondo non cambia: oggi più che mai è in atto una corsa all’acquisizione di terre arabili nel sud del mondo – in modo particolarmente virulento nell’Africa sub-sahariana – da parte di gruppi stranieri che hanno interesse a produrre colture alimentari o carburanti alternativi per il mercato estero. Siano società saudite che investono in Etiopia per produrre riso, o fondi di investimento europei che partecipano a una produzione di bio-carburanti in Senegal o gruppi brasiliani che ottengono centinaia di migliaia di ettari in Mozambico per coltivare soia da esportare sui mercati asiatici, il movimento appare senza sosta. Secondo le stime dell’ONG Grain che cerca di fare un censimento di questi accordi, ogni anno dal 2007 10 milioni di ettari di terra arabile sono passati da mano privata a mano pubblica.

A sud di Lampedusa

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In occasione della Giornata internazionale dei migranti pubblichiamo la postfazione di Stefano Liberti scritta nel marzo 2011 per la nuova edizione di A sud di Lampedusa.

di Stefano Liberti

Qualche anno dopo mi arriva una telefonata nel cuore della notte. «Mister, qui ci cacciano di casa»: dall’altra parte del filo c’è John, un ragazzo eritreo, la voce rotta dalla paura. Sono le tre del mattino, le quattro a Tripoli, da dove chiama. Nella capitale libica infuriano gli scontri. Le forze fedeli al colonnello Muammar Gheddafi cercano di arginare la rivolta esplosa pochi giorni prima a Bengasi, nell’est del paese. Sparano su chiunque protesti o partecipi a una manifestazione in città. Gli immigrati africani si ritrovano intrappolati nel conflitto. Non escono dalle proprie abitazioni, temendo di essere scambiati per i famigerati mercenari di cui si servirebbe il leader libico per reprimere il dissenso. Ma si aspettano comunque il peggio. «Il proprietario di casa ci ha detto di sgomberare entro tre giorni», mi dice John. «Non sappiamo dove andare».

Mare chiuso

Verrà presentato stasera in anteprima al cinema Farnese di Roma (sono previsti due spettacoli: uno alle 20.30, l’altro alle 22.30) «Mare chiuso», il film inchiesta di Andrea Segre e Stefano Liberti sui respingimenti in mare a danno di profughi africani operati dal governo italiano tra il 2009 e il 2011 in seguito agli accordi presi dal nostro ex Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, con il generale Gheddafi. In questi pochi anni i profughi africani respinti in Libia dalla marina e dalla polizia militare italiana sono circa duemila, tra questi ovviamente anche uomini e donne che avevano diritto ad asilo politico.
Il film racconta la vicenda di alcuni cittadini eritrei, etiopi, somali e libici respinti nella primavera di tre anni fa dopo un’operazione di salvataggio in alto mare. A bordo vi erano anche donne e bambini e, dopo un ordine arrivato per telefono, il barcone è stato fatto virare e tutte queste persone sono state rispedite in Libia e consegnate nelle mani dell’esercito di Gheddafi.

Giustizia ecologica e sociale

di Giuliano Battiston

Il reportage è un genere caduto in disuso: troppa fatica costruire un percorso coerente e solido, rinunciare all’effimero per un’unica, costante idea di fondo, macinare chilometri, accumulare materiali e interviste, per poi trasformare il tutto in una forma compiuta. Soprattutto, troppa fatica partire da domande vere, piuttosto che da pretesti per ribadire le proprie certezze.

Intervista a Stefano Liberti

Abbiamo intervistato Stefano Liberti, autore del reportage Land grabbing (minimum fax, 2010), in cui si racconta come i legami fra politica internazionale e mercato globalizzato stiano instaurando una nuova forma di colonialismo nelle terre del Sud del mondo.

Nell’introduzione che apre il tuo libro racconti di quella volta in cui, seduto in un bar in riva al mare nell’isola di Zanzibar, hai intercettato la conversazione di quattro uomini bianchi coinvolti nel fenomeno del land grabbing, o che comunque discutevano sul prezzo delle terre in Africa. Riesci intanto a spiegarci che cosa significa land grabbing e perché nel sottotitolo parli di nuovo colonialismo? Poi, nel vero, come sei arrivato a questo tema?