Silenzio – (Mark Hollis, 1955-2019)

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di Stefano Solventi

C’era qualcosa di famelico negli articoli che descrivevano Mark Hollis come “il nuovo John Lennon”. Si trattava però di una fame comprensibile: non erano passati che quattro anni dall’omicidio dell’ex-Beatle, la videomusica stava decretando forme di divismo pop-rock strutturate su un sensazionalismo iconografico croccante e patinato, che soprattutto le star navigate dei Sessanta e Settanta (Bowie, McCartney, Phil Collins, Tina Turner, Michael Jackson…) dimostravano di saper padroneggiare benissimo.

All’apice di un successo – quello del loro secondo album It’s My Life – che rese di colpo i Talk Talk una delle band di punta della scena inglese, Hollis si distingueva per l’angolazione arguta delle interviste, per il naturale antidivismo, per l’aspetto da intellettuale disincantato, sfuggente e anche un bel po’ dissacrante.

I Radiohead e il crepuscolo del rock

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di Simone Bachechi

14 giugno 2017, Firenze, Visarno Arena, un ex ippodromo. Dopo otto ore sotto il sole cocente ho ritenuto di essermi meritato la quarta fila davanti al palco-astronave del A Moon shaped pool tour, per l’inizio del concerto del gruppo musicale che ho visto in quella serata per la seconda volta, ventitré anni di distanza dall’ultima, quando era il 1994 e si esibirono da semisconosciuta band “indie” all’Auditorium Flog davanti a duecento persone. Adesso invece saranno state almeno cinquantamila.