Tu quoque, albanese, fili mihi? Lezioni di memoria da Edi Rama

di Stela Xhunga

Neanche un libro. Dal discorso del 28 marzo, Edi Rama ha continuato a parlare via Skype alle televisioni italiane, evitando di farsi ritrarre con la biblioteca alle spalle come fanno invece i politici di (s)fiducia. Beato chi si fa intervistare senza libri alle spalle perché significa che forse li legge davvero. Pittore, scrittore, giornalista, professore universitario, rampollo di una famiglia di intellettuali, Edi Rama è quel che si dice un radical chic, globalista ed ecologista. Da anni si aggira ai summit mondiali in scarpe da tennis ma in Italia nessuno ci aveva ancora fatto caso, nonostante i suoi due metri (e due centimetri) di altezza. Tu quoque, albanese, fili mihi, colto, radical chic e pure sexy? Ebbene sì, sconcerto e stupore tra le casalinghe di Voghera.

Con l’avvento della democrazia, l’edilizia comunista, che dei suoi palazzi popolari alti cinque piani, intonaco in bellavista, aveva eretto a simbolo della fierezza del popolo albanese, apparve improvvisamente anacronistica, quindi Edi Rama, allora Sindaco di Tirana, pensò bene di gettarci vernice sopra.