Twitter e kalashnikov: la propaganda jihadista

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Questo pezzo include e assembla, rivisitati, alcuni articoli usciti su Pagina 99 e il manifesto.

Kabul/Roma

C’era una volta, nell’Emirato islamico d’Afghanistan, un uomo di nome Wakil Ahmed Muttawakil,  un mullah con qualche chilo di troppo, la barba lunga e folta, gli occhiali dalla montatura pesante. Già portavoce e consigliere personale del leader dei Talebani mullah Omar, mullah Muttawakil è stato l’ultimo ministro degli Esteri del governo degli “studenti coranici”, prima che gli americani decidessero di rovesciarlo con i B-52. Mullah Muttawakil era temuto e rispettato in tutto il paese, ma ancora oggi qui a Kabul si racconta che nel suo ufficio nascondesse con timore un televisore e – peccato ancor più grande agli occhi della polizia religiosa – una parabola satellitare sul tetto. Mullah Muttawakil voleva aggiornarsi, ma contravveniva alle regole che il suo governo imponeva agli afghani: niente film e televisione, una sola emittente radiofonica, La voce della Sharia, per spiegare ciò che era giusto e ciò che era sbagliato.