Stephen King dal libro allo schermo: “Carrie”

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Pubblichiamo un estratto dal libro Stephen King – Dal libro allo schermo, a cura di Giacomo Calzoni, in uscita per minimum fax, che ringraziamo.

Brian De Palma: Carrie – Lo sguardo di Satana (1976)

«Dopo averne comprato i diritti mi chiesero: “Chi sceglieresti come regista se avessi la possibilità di chiamare qualcuno?” Io risposi: “C’è questo tizio che si chiama Brian De Palma, ha fatto un film intitolato Le due sorelle. Era enormemente spaventoso”».

All’epoca della prima trasposizione cinematografica di un suo testo, Carrie, King ha fiducia: è d’altronde agli inizi. Ma di De Palma sono già usciti nelle sale Il fantasma del palcoscenico e Complesso di colpa, e il suo stile, la determinazione formale, il piglio estetico, sono evidenti. «Nel romanzo, Carrie distrugge l’intera cittadina sulla via del ritorno. […] Ciò non accade nel film, principalmente perché il budget era troppo modesto. Mi sarebbe piaciuto che l’avessero fatto»: al primo film kinghiano, King è già moderatamente insoddisfatto.

Scrivere di cinema: It capitolo due

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di Matteo Arfini

IT capitolo due, seguito dell’enorme successo cinematografico della pellicola precedente e libero adattamento del capolavoro horror (ma non solo) di Stephen King, non è un film facile da giudicare. Le grandi aspettative derivate da una prima parte buona se non eccellente sotto molti punti di vista, la difficoltà di trasporre un romanzo ricco e variegato, oltre alla precisa scelta di mantenere una netta divisione tra passato e presente (in continuo intreccio nel romanzo), rappresentano tutti ingredienti ardui da amalgamare per potere dare forma ad un buon prodotto finale.

Fingere che non ci sia il male non ha senso – intervista a Marco Magnone

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di Merende Selvagge (Domitilla Pirro e Francesco Gallo)

Intervistare uno scrittore dovrebbe essere una cosa semplice. È uno che ha a che fare con le parole per la maggior parte del suo tempo: vorrà restare a secco proprio adesso? Il punto, però, è un altro. Il punto è individuare quand’è che letteralmente comincia un’intervista. Per capirlo, abbiamo pensato bastasse gettare un’occhiata alla spia luminosa del microfono. (Roba da professionisti. Più o meno.) Accesa: lo scrittore sta parlando. Spenta: lo scrittore ha deciso di fare una pausa… E invece no. Capire quando inizia davvero un’intervista è una cosa davvero complicata. Non ci credete? Sentite qua.

Nell’estate del 2001 la Paris Review decide di fare due chiacchiere con Stephen King. Gli scrittori incaricati, Christopher Lehmann-Haupt e Nathaniel Rich, lo vanno a trovare un paio di volte: prima a Boston, in Massachusetts, dove il Re del Terrore si trasferisce per dei brevi periodi per meglio seguire le partite di baseball dei Red Sox; poi a Fort Myers, in Florida, in una villa con piscina che affaccia sul Golfo del Messico.

Di generi, di genere e di altre magie (nere): un dialogo con Loredana Lipperini

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L’esorcismo di uno spettro (individuale e collettivo); la nostalgia dell’eteronimo doppelgänger perduto; un regolamento di conti senza (?) spargimento di sangue; e un fantastico omaggio al fantastico.

Tutto questo è Magia nera, che esce oggi per Bompiani in spregio a chi pensa ancora che per le antologie di racconti, come titolava Ammaniti, il momento sia delicato. Quanto segue è un lusso vero per chi scrive: è la trascrizione di uno scambio appassionato con l’autrice, saggista, giornalista, incanta-radio Loredana Lipperini, oggi più che mai dalla parte delle streghe.

D: «Queste non sono storie che appartengono dichiaratamente a un genere, forse perché i generi, in fondo, non esistono. Esistono modi di raccontarle che partono da punti di vista ogni volta diversi: quel che cambia è il punto d’ingresso, e la strada che si sceglie di percorrere», scrivi nella tua chiosa finale a Magia nera e su Lipperatura. È una vita che te lo senti domandare ed è da una vita che per me si conferma, questa, la domanda delle domande, quindi partirei da qui: hai sempre avuto lo stesso rapporto con il genere? Quand’è iniziato il tuo innamoramento, e da cosa è nato — posto che si possa incollare un movente sopra al richiamo d’amore, qualunque esso sia?

L: È nato con le fiabe dei Grimm, edizione non adattata per i bambini, che la mia madrina mi regalò quando avevo sette anni.

Dorothy Allison racconta “La bastarda della Carolina”

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Giovedì 22 febbraio arriva in libreria per minimum fax La bastarda della Carolina di Dorothy Allison, tradotto da Sara Bilotti. Pubblichiamo la postfazione dell’autrice ringraziando l’editore.

Come evocare il vuoto (Due letture molto personali)

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Esce oggi per Effigie Dentro al nero, un libro che festeggia i settant’anni di Stephen King e il compleanno di It. Tra i brani dell’antologia vi proponiamo questo scritto di Marco Peano, che ringraziamo. La sua storia riguarda Shining.

«Sesso e morte». È questa la risposta che avevo ottenuto quando, ventenne, mi ero arrischiato a domandare al mio insegnante di cinema – era il 1999 e frequentavo una scuola di scrittura – se esistessero degli argomenti intraducibili sullo schermo cinematografico: situazioni che gli attori erano impossibilitati a interpretare se non ricorrendo a trucchi, mascheramenti, effetti speciali. Ricordo che non avevo avuto il tempo di ribattere, poiché lui aveva aggiunto con prontezza: «Quando ti spingi oltre con il primo, sconfini nella pornografia. Quando lo fai con il secondo, sconfini nello snuff».

Il futuro, quando càpita

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La redazione di minima&moralia vi augura un buon anno con un racconto di Giordano Meacci, Il futuro quando càpita. Il racconto è stato scritto in occasione del Premio Città di Ciampino (vinto da Meacci nell’edizione 2016) e successivamente donato alla città, che ci ha gentilmente concesso la pubblicazione.

Per chi ha tredici anni a Ciampino.
Per chi li ha avuti; per chi li avrà.

Abitavo a due passi
dalla pista d’aviazione,
avevo finito d’essere bambino
il giorno prima, a Ciampino.
Vincenzo Cerami

C’è questo giorno d’estate. L’estate tra la terza media e il Quarto Ginnasio. Molto probabilmente è la fine di giugno, perché ancora non sono partito per Piegaro. L’Umbria nominale del paese di mia madre. Ho questo ricordo luminoso, e senzatregua: come il sole che martella le facciate delle case popolari, mentre sudo nella maglietta nera e nei jeans.

E. Se non ricordo male: i primi Levi’s 501. Una memoria imbarazzata di quando ci si lasciava colonizzare senza rimorso da Mr Levi Strauss: tanto noi adolescenti italiani quanto Michael J. Fox. Il Marty McFly di Ritorno al futuro. Che aveva più o meno la nostra stessa età, in quegli anni lontani in cui il futuro: il futuro – e fa quasi paura scriverlo, adesso, così corsivo e minuscolo, se solo mi metto a pensare a quello che significava per me allora – era il 2015. L’anno scorso.

Herzog in Catalogna: “Una relazione borghese” di Gonzalo Torné

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Questo pezzo è uscito su Succede oggi.

Si sa come funziona, no? Prima che un libro esca, già si affaccendano gli amici dell’autore, gli aspiranti amici, i corteggiatori delle funzionarie editoriali e quelle che vorrebbero soffiare il loro posto di lavoro, i fan più zelanti che sono pronti alla pugna, pur di difendere il loro favorito e le sorti della sua opera, e gli scrittori più amatoriali, noti a livello rionale o al massimo municipale, che si mettono in scia del nome più grosso e partecipano attivamente alla sua promozione, sperando di ottenerne un po’ di gloria riflessa, da buoni “adorautori”: uffici stampa alternativi e più efficaci degli stipendiati, tutta una nuova classe culturale che, tramite la propaganda forsennata dei propri (inimitabili) gusti, aspira al riconoscimento sociale della propria identità.

Stephen King dovrebbe mettersi al passo coi tempi, aggiornare Misery, inscenare una girandola di vendette incrociate che insanguini i destini di questi groupies letterari, che finirebbero per ammazzarsi a vicenda, pur di risultare gli unici e gli ultimi in grado di apprezzare il loro beniamino.

Il romanzo ha i secoli contati

Two Young Women Readin In Park At Sunset

Da circa un secolo a questa parte, ogni anno, c’è chi decreta la morte del romanzo. Una generazione dopo, puntualmente, il romanzo è un genere sempre vivo e amato dai lettori. Anche quest’estate la questione si è riproposta. Ringrazio di essere stato interpellato sul tema.

Questo pezzo è uscito su La Repubblica

Come accadeva un tempo ai medici condotti, l’esperienza maturata sul campo mi consente l’immediatezza di certe diagnosi. Così, ogni volta che sento parlare di “morte del romanzo” mi preoccupo per la salute di chi redige l’ambasciata. Mi verrebbe da telefonare ai suoi parenti e domandare: “tutto bene in famiglia?” Certi giudizi rischiano di dire poco del loro oggetto e molto su chi li esprime. Capisco che l’eccessiva vitalità di un genere possa immalinconire chi non lo ama, ma parlare di crisi del romanzo nel 2016 equivale a paventare la fine della corsa all’oro nel Klondike del XIX secolo.

It Follows indica la strada all’horror in crisi

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Se siete di quelli a cui piace lamentarsi delle malefatte dei distributori italiani e scrivere tweet polemici che comprendono le locuzioni “periferia dell’impero” e “se mi lasci ti cancello”, non dovreste farvi sfuggire l’occasione dell’uscita di It Follows per fare un po’ di esercizio di pubblica indignazione.

Distribuito in Italia con due anni di ritardo e mandato nelle sale a luglio come un gore balneare qualsiasi, nel 2014 il film di David Robert Mitchell è stato in realtà un piccolo evento cinematografico, ottimamente accolto a Cannes e acclamato dalla critica americana come uno degli horror più originali e interessanti degli ultimi tempi. Su Vulture David Edelstein intitolato la propria entusiastica recensione “Raramente ho avuto tanta paura quanto guardando It Follows” e sul Washington Post Micheal O’Sullivan ha scritto “It Follows è uno dei film più spaventosi che io abbia mai visto. E anche uno dei più belli”. Vice USA ha parlato del “miglior film horror da un bel pezzo” e lo ha paragonato a un ipotetico episodio di Hai paura del buio? diretto da John Carpenter.