La Gran Bretagna di Shane Meadows, il regista di This is England

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Questa intervista è uscita sul Mucchio, che ringraziamo (fonte immagine).

di Rosario Sparti

Latte e pancake affogati da un oceano di sciroppo d’acero. Questo è il pasto all’americana che Shane Meadows e Arthur, il giovane figlio, si dividono nella sala colazione dell’hotel dove li incontro di buonora. Shane indossa la sua divisa d’ordinanza, una polo Fred Perry dai colori tenui, invece Arthur, con giacca pesante e stivaletti, sembra abbigliato per andare incontro a una bufera.

Il padre con cura certosina sta tagliando i pancake per il bambino, ma il biondo diavoletto, ancor prima che l’attenta operazione di sezionamento sia conclusa, già si avventa sul dolce come lo scoprisse per la prima volta; poi, tutto sporco in viso, guarda gli altri clienti dell’hotel sorridendo, e il papà non può far altro che accompagnare quella ribalda allegria con una sonora risata.

Raccontare il calcio inglese

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Riferendosi a Il mio amico Eric di Ken Loach, Daniele Manusia ha scritto una volta che nei momenti di difficoltà in Italia vediamo la Madonna, a Manchester vedono Cantona: è vero, oltre che divertente, e rende l’idea di quanto nel Regno Unito questione sociale e calcio vadano di pari passo. La storia ha le sue origini alla metà degli anni Ottanta, quando il fenomeno degli hooligans era ancora fuori controllo e i due disastri di Heysel (1985) e Hillsborough (1989) stavano conducendo alla grande riforma degli anni 90. Negli stessi anni Margaret Tatcher imperversava facendo a pezzi il welfare state con ricadute violentissime soprattutto in quelle Midlands che ospitavano il grande Liverpool degli anni 80 e il Manchester United che sarebbe diventato la squadra più forte al mondo nella decade successiva.