Intervista a Paul Beatty, vincitore del Man Booker Prize

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Questa intervista è uscita sul Messaggero, che ringraziamo.

Paul Beatty, classe 1962, radici losangeline, con Lo schiavista (Fazi Editore, 369 pagine, 18.50 euro, traduzione ottima di Silvia Castoldi) è da poco il primo scrittore nordamericano insignito del prestigioso riconoscimento letterario Man Booker Prize. The Sellout, il titolo originale dell’opera, è un romanzo satirico, coraggioso che, sottraendosi al canone della classica denuncia sociale grazie alla fantasia e al talento dell’autore, guarda al proprio paese, lo interroga e dissacra, mettendolo allo specchio.

Potremmo cominciare a leggere il libro da questo dialogo: «È illegale gridare “al fuoco” in un cinema pieno di gente, giusto?». «Sì». «Be’, io ho sussurrato “razzismo” in un mondo post razziale». Il narratore, il venduto, nell’incipit potente si fa carico del pregiudizio storicizzato: «So che detto da un nero è difficile da credere, ma non ho mai rubato niente». Me, soprannominato Bonbon, ci porta davanti alla Corte Suprema col caso 09-2606: lui contro gli Stati Uniti d’America. Il giudice nero è costernato: perché ai giorni nostri un afroamericano viola i principi, possedendo uno schiavo, e sostiene che la segregazione riunisca le persone di una comunità in crisi di identità?

“Randagi”, l’esordio a fumetti di Alessandro Mari

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di Marco Rizzo

In America è ormai una prassi: scrittori che diventano sceneggiatori di graphic novel o di serie a fumetti. Il primo numero di Black Panther, la nuova serie dedicata al primo supereroe di colore, ha venduto oltre 300.000 copie, grazie certamente anche alla firma di Ta-Nehisi Coates, National Book Award e McArthur Genius, autore di una delle bibbie del movimento Black Lives Matter: Tra me e il mondo.

Giusto per fare qualche nome, Neil Gaiman, China Miéville, Duane Swierczynski, Victor Gischler, G. Willow Wilson, da anni, bazzicano il mondo della prosa come quello delle nuvole parlanti, firmando storie per le major del fumetto americano, Marvel e DC Comics. In Italia, il fenomeno è ancora molto circoscritto. È abbastanza consueto che scrittori affidino a sceneggiatori l’adattamento a fumetti di proprie opere, come è stato, ad esempio, per Senza Sangue di Alessandro Baricco, mutuato da Tito Faraci per i disegni di Francesco Ripoli, per il recente Porci con le ali, cult di Marco Lombardi Radice e Lidia Ravera, adattato da Manfredi Giffone e illustrato da Fabrizio Longo e Alessandro Parodi. O ancora, i vari fumetti dedicati a opere e personaggi di Carlo Lucarelli, ultimo in ordine di (ri)apparizione Coliandro, per le matite di Onofrio Catacchio.

Cercando una traccia di comprensione: sul libro di Ta-Nehisi Coates

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Questo pezzo è uscito sul Mucchio, che ringraziamo (fonte immagine).

Nel 2015 i reporter del Guardian hanno creato The Counted, una mappa interattiva delle uccisioni compiute dalla polizia negli Stati Uniti: nel solo mese di Giugno 2016 sono stati registrati 97 casi. Ventotto di questi erano afroamericani, tutti tranne uno morti per colpi di arma da fuoco, molti giovanissimi: Jay Anderson (25 anni, Wisconsin) mentre stava seduto nella sua auto, Deravis Rogers (23 anni, Georgia) perché sospettato di furto, Sherman Evans (63 anni, District of Columbia) aveva con sé una pistola ad aria compressa, Isaiah Core III (20 anni, Alabama) perché non aveva accostato, Willie ‘Meek’ James (43 anni, Virginia) per aver puntato un coltello ai poliziotti che avevano fatto irruzione in casa.

Tra il mondo e Ta-Nehisi Coates

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(fonte immagine)

La parola che ritorna più spesso in Tra me e il mondo di Ta-Nehisi Coates — la lettera pubblica a suo figlio, il suo j’accuse alla società americana, il suo memoir, il suo saggio sul razzismo — è corpo. Di corpi neri sono piene queste pagine: quello impaurito di Coates bambino, innanzitutto, quando un ragazzo per la prima volta gli puntò contro una pistola senza motivo dichiarando il suo potere di annullarlo per sempre. I corpi straziati degli schiavi e quelli uccisi dalla polizia americana come Michael Brown ed Eric Garner o il caro amico dell’autore Prince Jones. I corpi meravigliosi delle donne della Howard University, dei “rampolli degli aristocratici nigeriani nei loro vestiti eleganti” e dei ballerini. Quelli vibranti e carichi d’amore che il mondo nero ha dispiegato di fronte a Coates, e che tanto spesso sono stati annientati.

Il materialismo radicale di Coates, il suo rifiuto di qualsiasi elemento trascendente, è a tutti gli effetti una dichiarazione politica: a essere colpiti e segregati sono corpi neri, non anime: ed è su questo terreno di carne e sangue che si gioca uno dei peggiori delitti collettivi della contemporaneità. Non si tratta solo di insulti o disparità. Nel razzismo praticato ogni giorno in America — e ovunque — gli effetti sulle vite di queste persone sono diretti e brutali quanto lo erano molti decenni fa.

Le letture di James Franco, adesso

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Questo articolo è uscito su Icon, che ringraziamo (fonte immagine).

Questa conversazione con James Franco inizia da uno scambio di messaggi. Sono da Strand Bookstore, a New York, una mattina d’ottobre. Ho appena letto il bel memoir di Grace Jones, I’ll Never Write My Memoirs, e i due magnifici libri di Ta-Nehisi Coates, The Beautiful Struggle e Between the World and Me (quest’ultimo uscirà in Italia per le edizioni Codice). Tra i tavoli affollati della libreria cerco un libro che stia al passo, che sia altrettanto bello. Scrivo un messaggio a James Franco per chiedergli cosa leggere.Questo articolo è uscito su Icon, che ringraziamo (fonte immagine).

Questa conversazione con James Franco inizia da uno scambio di messaggi. Sono da Strand Bookstore, a New York, una mattina d’ottobre. Ho appena letto il bel memoir di Grace Jones, I’ll Never Write My Memoirs, e i due magnifici libri di Ta-Nehisi Coates, The Beautiful Struggle e Between the World and Me (quest’ultimo uscirà in Italia per le edizioni Codice). Tra i tavoli affollati della libreria cerco un libro che stia al passo, che sia altrettanto bello. Scrivo un messaggio a James Franco per chiedergli cosa leggere.