Giorgio Colli, Nietzsche e la nascita della filosofia

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica, che ringraziamo.

Ci sono libri che finiscono per identificarsi nella loro copertina con tale potenza che sembra impossibile pensarli in un’altra veste. Sono casi rarissimi. I motivi restano spesso insondabili. Generalmente è l’assenza di immagini e un colore dominante: qualcosa che si fonde con il contenuto del libro, il suo valore, la capacità di restare. Perché è il tempo a dettare legge. E difficilmente all’inizio si potrebbero far previsioni. Esattamente quarant’anni fa, per esempio, nessuno avrebbe immaginato che La nascita della filosofia, il piccolo volumetto Adelphi, giallo, percorso da righe nere, il nome del suo autore in corsivo, fosse destinato a diventare da sé, fisicamente, una specie di talismano. Non poteva sperarlo nemmeno Giorgio Colli, che pure, mentre si rigirava il libro in mano, non dissimulò  l’orgoglio nel constatare la riuscita somiglianza con quell’altro volumetto della Piccola Biblioteca Adelphi, anch’esso giallo, il nome dell’autore in corsivo: Friedrich Nietzsche, e il titolo su due righe: La nascita della tragedia.

«Mio marito Borges tra tempo e sacro». Intervista a María Kodama

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Questa intervista è uscita su Avvenire lo scorso 27 novembre, ringraziamo l’autore e la testata. (Fonte immagine)

di Alessandro Zaccuri

Per María Kodama non ci sono dubbi: «Bisognerebbe chiamarlo Borges di Buenos Aires, aggiungendo al suo nome quello della città, esattamente come facevano gli antichi greci con i loro filosofi: Pitagora di Samo, Talete di Mileto». È una donna gentile e sorridente, la vedova di Jorge Luis Borges. Minuta, i lineamenti che ribadiscono l’ascendenza orientale del cognome (il padre era un architetto giapponese), oggi presiede la fondazione intitolata al grande scrittore ed è in rapporti di estrema cordialità con gli animatori del Foro Ecuménico Social, la realtà di responsabilidad ciudadana alla quale è stata affidata l’organizzazione del Cortile dei Gentili in Argentina, inaugurato ieri dal cardinale Gianfranco Ravasi a Buenos Aires e che da domani si trasferirà a Córdoba.
Se si chiede a María Kodama il motivo di tanta confidenza con un ambiente in apparenza lontano da quello letterario, lei risponde spiegando che una poesia del marito, “I congiurati”, è servita d’ispirazione per la nascita del Foro. «Era il 2001, eravamo nel pieno della crisi economica – aggiunge – e c’erano queste persone che, proprio come sta scritto in quei versi, volevano superare ogni differenza di fede e di cultura per assumere l’impegno di opporre la ragionevolezza ai mali del mondo. Ecco, è cominciato così».