“L’acciaio in fumo. L’Ilva di Taranto dal 1945 ad oggi”, un estratto

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Pubblichiamo, ringraziando autore e editore, un estratto da “L’acciaio in fumo. L’Ilva di Taranto dal 1945 ad oggi” di Salvatore Romeo, pubblicato da Donzelli. di Salvatore Romeo La Taranto che si apprestava ad accogliere il siderurgico era una realtà che usciva da un decennio di deindustrializzazione, esito inevitabile (e tardivo) della trasformazione del “modello di sviluppo” […]

Dalla costruzione dell’Italsider al disastro dell’Ilva: storia di Taranto

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Ripubblichiamo questo pezzo di Alessandro Leogrande per ricordare, a un anno dalla sua scomparsa, un grande giornalista e scrittore italiano. Alessandro era anche un nostro collaboratore e amico, e ci manca molto. Questo pezzo è forse tra i più belli che ha scritto: apparso inizialmente su Pagina 99 nel gennaio 2016, lo avevamo postato qui su Minima&Moralia il 16 ottobre 2017.

Dall’ fort’: il Medimex 2018 a Taranto

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Un reportage “grunge” dal Medimex 2018 di Taranto, con un occhio di riguardo per i concerti di Kraftwerk e Placebo e per la mostra “Kurt Cobain e il grunge: storia di una rivoluzione” dei fotografi Charles Peterson e Michael Lavine.

In ricordo di Stefano Leogrande

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Ieri, 20 marzo, è venuto a mancare Stefano Leogrande, padre dello scrittore e giornalista Alessandro. Stefano Leogrande è stato docente, direttore della Caritas Diocesana di Taranto e sempre in prima fila nell’accoglienza ai migranti. Una persona enorme, cui la città jonica deve tanto. Lo ricordiamo con due note di Salvatore Romeo e Antonio Itta, che ringraziamo.

Dalla costruzione dell’Italsider al disastro dell’Ilva: storia di Taranto

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Questo pezzo è apparso su Pagina 99 nel gennaio 2016. (Fonte immagine)

«Taranto è una città perfetta. Viverci è come vivere nell’interno di una conchiglia, di un’ostrica aperta. Qui Taranto nuova, là, gremita, Taranto vecchia, intorno i due mari, e i lungomari.» Così, nel luglio del 1959, la descrive Pier Paolo Pasolini. È in viaggio da settimane a bordo di una Fiat Millecento per ultimare uno dei long form più geniali che siano mai stati concepiti sulla stampa nostrana: raccontare l’estate degli italiani percorrendo l’intera litoranea da Ventimiglia a Trieste, senza mai tagliare verso l’entroterra. Tutto il Tirreno verso sud, e tutto l’Adriatico verso Nord: in mezzo lo Jonio, per Pasolini un mare «non nostro», spaventoso. Al centro di quella «lunga striscia di sabbia» sorgeva Taranto, l’indecifrabile Taranto, che vista in un pomeriggio di luglio poteva benissimo apparire come «un gigantesco diamante in frantumi».

“Ossigenarsi a Taranto” (ossigenare Taranto)

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Questo articolo è uscito sullla «Gazzetta del Mezzogiorno»

Taranto e taranta. «Guardare da vicino le parole, conduce lontano lo sguardo» ammoniva l’aforista viennese Karl Kraus. Così, fra i due lemmi fratelli si iscrive l’essere biunivoco – ed equivoco – della Puglia di questi ultimi anni. Apulia felix et infelix nel contempo, baciata e avvelenata dall’olimpo: l’ebbrezza e l’Ilva, Dioniso e Tanato; ovvero la danza e l’acciaio, Efesto e Tersicore. Due morsi dello stesso ragno nel Salento che per Ernesto De Martino è «la terra del rimorso», quindi del pentimento e del tormento, ma anche del mordere di nuovo, appunto.

Una Puglia siffatta può ricordare «la sonnambula meravigliosa» degli studi  antropologici di Clara Gallini sul magnetismo ottocentesco. Isterica e seducente, orgogliosa e patologica, essa somatizza e ipnotizza, è riottosa alla ragione e persino alle interpretazioni dell’inconscio o dell’irrazionale. Naturale che gli esorcismi della politica (culturale) non funzionino più. Per esempio, l’anteprima dell’estate scorsa a Taranto della «Notte della Taranta» – il festival dei concerti salentini – attirò quasi più polemiche che pubblico (modesti entrambi). L’arcaismo danzante fattosi festival di successo della World Music provò a reincarnarsi nella originaria funzione terapeutica, cioè a purificare nel ritmo i problemi economici, sociali e giudiziari del Siderurgico, ma la catarsi fu gioco forza rinviata.

Quel che resta del lavoro. Due istantanee.

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Il primo articolo è uscito su “l’Unità”, il secondo in una versione leggermente diversa sul “Corriere del Mezzogiorno”. Un vecchio sindacalista C’era un momento in cui le lotte per il lavoro erano lotte per il progresso, per il miglioramento delle proprie condizioni di vita, dentro e fuori le fabbriche. La salute non si contratta… Il […]

Il “governo occulto” dell’Ilva

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Ripubblichiamo un pezzo di Alessandro Leogrande sul governo ombra dell’Ilva di Taranto. Il pezzo è uscito sul manifesto il 12 settembre, prima della notizia degli ultimi avvisi di garanzia per l’inchiesta Ambiente svenduto, recapitati oggi.

Fin dalla sua privatizzazione nel 1995, il più grande stabilimento siderurgico italiano, l’Ilva, è stato trasformato in un uno “stato d’eccezione” normativo e disciplinare. È quanto emerge dalle inchieste della magistratura che nell’ultimo anno e mezzo hanno dissezionato il sistema-Riva. È quanto emerge, soprattutto, dall’ultimo ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Patrizia Todisco, relativa agli arresti dei massimi vertici del “governo ombra” dell’Ilva.

Da quanto si apprende, a governare davvero l’Ilva, in questi anni, non sarebbero stati i dirigenti che ricoprivano ufficialmente le più alte cariche aziendali, bensì i componenti di una struttura parallela, e segreta ai più, posta al di sopra di essi. Una piramide di “fiduciari”, a suo modo efficiente ed innervata nella vita di fabbrica, che aveva il compito di ottenere il massimo profitto, riducendo i costi di produzione, irregimentando gli operai, premiando i “quadri” obbedienti, bruciando materiali inquinanti nei forni, sversando liquami in mare, non ottemperando alle più elementari norme ambientali.

L’Arcipelago delle Zone Interdette

Giuseppe Stampone Saluti da L'Aquila (2010)

Questo pezzo è apparso su Artribune come quarta puntata di una serie di articoli dal titolo “Nuovi paesaggi urbani”. (Immagine: Giuseppe Stampone, Saluti da L’Aquila, 2010.)

L’Italia è punteggiata da Zone Interdette, Zone Rosse, Zone Proibite: oltre a L’Aquila, Taranto e l’Ilva, il cantiere TAV in Val di Susa, Lampedusa e i numerosissimi CIE sparsi per la Penisola.

Queste Zone, che disegnano un arcipelago, sono al tempo stesso la struttura del presente distopico italiano, e le microrealizzazioni in questo presente di uno dei futuri del nostro Paese e dell’Occidente. All’interno di questi spazi, un futuro precipita nel presente. L’Arcipelago delle Zone Interdette vive sovrapposto a quello delle microutopie, anch’esse concentrate nello spazio e nel tempo: i molti luoghi italiani in cui la cultura agisce per la trasformazione e non per la rimozione dei traumi, in cui la cultura ha avviato quei processi di ricostruzione dell’identità individuale e collettiva di cui abbiamo bisogno. Questi due esperimenti di futuro per il momento convivono: coesistono.

Senza l’Ilva e gli operai, questa (non) è Taranto

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Questo pezzo è uscito su La Gazzetta del Mezzogiorno.

di Oscar Iarussi

«Questa è Taranto». Ed è sottolineato due volte in rosso «questa». L’annuncio orgoglioso e festoso campeggia sulle fotografie e nel video di una campagna pubblicitaria della Regione Puglia, appena varata dall’assessorato e dall’ente che si occupano di turismo. Le immagini propongono spiagge «caraibiche » con un giovanotto disteso al sole come un naufrago felice, un’allegra tavolata nei pressi di un trullo, passeggiate assolate nella città dei due mari… Ogni volta una chiosa specifica: «Il mare che non ti aspetti», «La natura che non ti aspetti», «La città che non ti aspetti».