Vinyl, un indulgente Mad Men del rock

Vinyl

di Enrico Giammarco

Alzi la mano chi non ha sognato, almeno una volta, di vivere negli anni Settanta. Non gli anni di piombo, ma i musicali seventies venati di rock, quelli da dove hanno preso il via tutti i generi, quelli delle grandi band e dei miti intramontabili che ancora oggi, Triste Mietitrice permettendo, si prodigano in tour mondiali, reunion e ristampe digitali dei loro capolavori.

La scena musicale di New York, i locali mitici, le etichette indipendenti. Chi ama la musica in una certa maniera (che non è quella delle playlist di Spotify) non può non rimpiangere un’epoca dov’era il contenuto a prevalere sulla piattaforma, dove la musica era figlia di un genuino processo di composizione e non di qualche algoritmo, dove ci s’inventava ancora qualcosa senza riciclare il riciclato, e dove gli artisti duravano più di una stagione.