Scrivere per mettere al mondo. La biografia e il corpo femminile in Ernaux, Terranova, Roghi e Ciabatti

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Ora mi sembra di scrivere su mia madre per, a mia volta, metterla al mondo. Sono passati due mesi da quando ho iniziato, scrivendo su un foglio «mia madre è morta lunedì 7 aprile». È una frase che ormai posso sopportare, e persino leggere senza provare un’emozione diversa da quella che mi susciterebbe se fosse […]

Stregati: “La più amata” di Teresa Ciabatti

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Con La più amata iniziamo una rassegna dedicata ai dodici libri finalisti al premio Strega, edizione 2017.

Philip Roth, parlando di Kafka, diceva che «quando uno scrittore degno di tal nome è arrivato a trentasei anni, non traduce più l’esperienza in una favola: impone le sue favole all’esperienza». Con queste parole Roth intendeva dire che uno scrittore non attinge alla propria esperienza per inventare delle storie, ma proietta le proprie storie nella sua vicenda biografica con lo scopo di modificare la sua vita stessa. E che il fiore più prezioso della sua identità letteraria non risiede nei nudi fatti della sua esistenza, né nella creatività che egli impiega nella sua narrativa, ma nel nucleo più terso della sua invenzione proiettato nel cuore pulsante della sua esperienza.

Raccontare la vita reale: la tv senza redenzione

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Questo pezzo è uscito su La lettura del Corriere della Sera, che ringraziamo.

“Com’è carino” dice la piccola Rose, sette anni, di fronte al coniglietto sulla strada. “Anche molto fresco” osserva il padre. Poi accorrono gli altri, i fratellini di Rose, e lei: Vicky Madison, quarantadue anni, la madre. Vicky risparmia su tutto: casa, vestiti, cibo. Intendiamoci però: lei ai suoi bambini non fa mancare niente, i bambini devono mangiare carne.

Ecco allora i Madison girare per le strade del Connecticut alla ricerca di animali, perché loro mangiano sì carne, ma di animali investiti. Con il coniglio di oggi faranno una cena coi vicini di casa, una specie di piccola festa, che bello mamma! Non solo: con le zampe del coniglio Vicky crea quattro portachiavi, e dalla pelle ricava una borsetta con frange. “è stupenda” esulta la piccola Rose mettendosi la borsetta a tracolla, e volteggiando nel salone vuoto, qui si risparmia anche sull’arredamento. è stupenda, continua la bambina roteando su se stessa.

Le stelle mancanti di Loredana Bertè

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Questa intervista è uscita su La lettura del Corriere della Sera, che ringraziamo.

Loredana Bertè torna con un nuovo singolo scritto da Luciano Ligabue Amici non ne ho… ma amiche sì, titolo anche del disco in uscita a gennaio. Intanto ha da poco pubblicato la straordinaria autobiografia scritta con Malcom Pagani: Traslocando (Rizzoli) dove racconta la sua vita che no, non spiega come si diventa Loredana Bertè, come nessuno può spiegare come si diventa Marilyn Monroe, Janis Joplin, Jimmy Hendrix. Nascita, arte e vita che coincidono, destino forse, o forse no, nemmeno l’infanzia buia che accomuna molti di questi miti pop. “La nostra infanzia è fatta di tutte stelle mancanti” dice Loredana, riferendosi a se stessa e a Mimì, la sorella.

Mai un regalo?

Il Padre e La Madre erano due statali, prendevano lo stipendio il 27, noi siamo nate il 20.

“La scrittura è una vita in prestito”: intervista a Niccolò Ammaniti

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Questo pezzo è uscito su Io Donna, supplemento del Corriere della Sera, che ringraziamo (fonte immagine).

Cosa succede nel mondo se per un virus spariscono gli adulti e rimangono solo i bambini? Anna, il nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti, ce lo racconta. A differenza però dei romanzi distopici, Ammaniti introduce elementi nuovi al genere, quasi lo reinventa, compiendo per la terza volta (la prima con Ti prendo e ti porto via, la seconda con Io non ho paura) una rivoluzione nella letteratura italiana.

Perché far sparire gli adulti?

Mi sono immaginato gli adulti come Dèi tristi che decidono di abbandonare i figli.

Una bellezza che ha a che fare con la verità. Il cinema di Claudio Caligari

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Questo pezzo, un racconto di Teresa Ciabatti sulla realizzazione di Non essere cattivo, è apparso su La lettura del Corriere della sera. Ringraziamo l’autrice e la testata.

“Caro Martino, Ti scrivo per una ragione semplice. Tu ami profondamente il Cinema…” Così Valerio Mastandrea, in una lettera aperta, si rivolge a Martin Scorsese, chiamandolo Martino. Novembre 2014. A Scorsese Mastandrea chiede aiuto per chiudere il budget di Non essere cattivo, nuovo film di Claudio Caligari.

L’inno del corpo grasso

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Pochi giorni fa una ragazza inglese, Lindsey Swift, ha scritto su Facebook una lettera aperta a un uomo da cui si è sentita insultata. L’incidente: un automobilista le aveva cantato, mentre lei faceva jogging, «una versione sarcastica di Big girl (You’re beautiful) di Mika». Quindicimila condivisioni e moltissime lettere di sostegno. Qualche settimana prima una blogger, inglese pure lei, Michelle Thomas, aveva scritto un’altra lettera aperta, questa volta a un uomo conosciuto su Tinder, che, dopo un gradevole primo appuntamento, l’aveva scaricata così: «Ti sposerei, se solo fossi più magra». La lettera è diventata virale, è stata ripresa ovunque, da Mashable al Sun, e l’autrice ha ricevuto migliaia di messaggi di sostegno.

Un romanzo è una macchina del tempo: intervista a Edoardo Nesi

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Questa intervista è apparsa su Io Donna. (Fonte immagine)

“La vita è oggi. Maremma merdaiola. Oggi”, con questo grido torna uno dei più grandi personaggi della letteratura italiana: Ivo Barrocciai, già protagonista de L’età dell’oro. Il suo autore, Edoardo Nesi, lo fa tornare ne L’estate infinita – Bompiani, romanzo straordinario, forse il grande romanzo che tutti aspettavano, epica dell’Italia anni Sessanta-Settanta, tra lavoro, amore e sogni realizzati. “Di tutti c’era bisogno, e per tutti c’era spazio, nel 1975 a Milano, in Italia” scrive Nesi.

C’era davvero spazio per tutti?

Per chi aveva voglia di fare. Questo romanzo è una macchina del tempo che ti riporta negli anni in cui era possibile fare: avere un sogno imprenditoriale, e trovare un mondo intorno che non ti scoraggiava

Barbara D’Urso: la cronaca nera al tempo della soap

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Questo pezzo è uscito sull’ultimo numero di IL, il magazine del Sole 24 Ore.

“Quando sentono la mia voce i bambini smettono di piangere” dice Barbara D’Urso di sé. Lo dice a Pomeriggio 5. E anche: “io faccio la parte della comare Cozzolino e mi chiedo…”

Oppure: “a me piace mandare messaggi d’amore, comunque e sempre”.

Applauso.

“Hai paura del buio?” Teresa Ciabatti intervista Cristina D’Avena

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“Tu non devi crescere mai” le scrivono i fan. E lei non li delude. Perché tutto quello che è e che ha costruito lo deve a loro, ai bambini di un tempo. “Crescere significherebbe tradire la loro infanzia” dice.

Cristina D’Avena, cinquant’anni il 6 luglio, trent’anni di carriera, settecentocinquanta canzoni, disco d’oro per la Canzone dei Puffi, si è fermata laggiù.

Esattamente dove?

Agli anni di Kiss me Licia. Se sento qualcuno chiamare Licia, mi giro.

Gli anni più felici?

Licia ero io. Quella era la mia famiglia. Kiss me Licia è stato il primo telefilm italiano per ragazzi. Giorgio Gori, allora direttore di rete, ci faceva i complimenti: campioni di auditel. Nessuno ci voleva contro. Antonio Ricci litigava per farci spostare, diceva che portavamo via pubblico al Gabibbo. “Tutto ma non Licia” diceva. Eravamo la sua ossessione.