miniTube #1: Casca il mondo casca la terra

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All’Istituto Sacro Cuore di Corso Europa 84 a Napoli, all’inizio dell’anno scolastico, quando ancora eri sazio dell’entusiasmo dovuto al recente tour de force alla Upim per la scorta di quaderni, matite, diario, portapenne, zaino, in più arrivavano i libri. Se ho capito bene (ex post) come funzionava, dato che era una scuola privata, il costo dei libri di testo era incluso nella retta, e te li portavano loro, le suore-insegnanti che, animate evidentemente da sacro spirito cristiano, volevano evitarti le estenuanti file nelle librerie di Port’Alba, un oscuro limbo affollato da studenti senza fede.

Era emozionante distrarsi dalle pur accondiscendenti lezioni della ancora afosa settimana iniziale, sfogliando il sussidiario nel giorno in cui lo ricevevi per guardare le innumerevoli immagini in quadricromia che offrivano – a noi decenni appena reduci dall’estate della fine delle elementari e gravidi di aspettative verso un’era destinata a noi ormai “grandi” – un immaginario tutto nuovo fatto di foto di opere d’arte custodite nei musei del mondo da cui avremmo mandato cartoline alle nostre famiglie, bandiere di stati remotissimi la cui capitale, la cui moneta, la cui popolazione, la cui produzione di granturco di lì a poco avremmo potuto constatare di persona.

L’osso del Mezzogiorno

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di Alessandro Leogrande

Alle 19,34 del 23 novembre del 1980 la terra prese a tremare. Sono passati trent’anni da allora, dal terremoto dell’Irpinia che ha segnato irrimediabilmente la storia dell’Italia meridionale negli ultimi decenni. La memoria collettiva si nutre di ricordi condivisi, e oggi tutti gli abitanti di Campania, Basilicata e Puglia che allora