Ti è piaciuta La Grande Bellezza?

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A Michele Masneri La Grande Bellezza è piaciuta. Da tempi non sospetti. E ha una sua teoria in proposito, che ha spiegato in questo pezzo pre-Oscar, in cui si discute soprattutto del ‘momento grande bellezza ‘ in tutte le cene romane. Momento che non mancherà neanche domani sera alla presentazione romana di Addio, Monti, con Annalena Benini e Teresa Ciabatti. Interverranno anche i nobili Colonna di Reggio. 

Questo pezzo è uscito su L’Ultimo Uomo.

Premessa: questo pezzo sembra non mio, è poco arbasiniano, è ombelicale, è in prima persona, è scritto su un iPad mini da una camera d’hotel di Bari, è pieno dunque di refusi, è pieno di affettuosità giornalistico-incestuose. Però non è una marchetta. Premessa numero due: il mio giovane amico Tim Small era molto tempo che mi chiedeva un pezzo per l’Ultimo Uomo e pensava che io non volessi farlo per un fatto di denaro o di stronzaggine e invece no, è solo che non avevo molto tempo ultimamente, e non gli rispondevo al telefono, e poi lì scrivono tutti di calcio e io di calcio non ne capisco niente, quindi quando Tim mi ha chiamato per chiedermi un pezzo tipo per la terza volta io gli avrei detto sì per qualunque cosa, anche un pezzo su Zeman documentandomi molto; poi lui mi ha detto invece che era sulla Grande Bellezza quindi io ero molto contento, mi sembrava uno di quei momenti di svolta tipo “ah, ecco, ora tutto filerà liscio e scriverò per l’UU e Tim mi vorrà bene e non mi sentirò più in colpa”, invece ecco che mi chiede una stroncatura della Grande Bellezza e io tento di avvertirlo che a me il film invece è piaciuto molto, cioè proprio non piaciuto molto però lo ritengo un film—stavo scrivendo un libro—necessario.

Il violino blu

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Questo pezzo è uscito su L’Ultimo Uomo. (Immagine a cura di Serena Pezzato.)

di Tim Small

1.

Il 24 giugno 2012, la Gazzetta dello Sport, principale quotidiano sportivo d’Italia (tiratura: circa 500.000 copie, direttore: Andrea Monti) manda in stampa una vignetta “satirica” disegnata da Valerio Marini che ritrae Mario Balotelli, attaccante italo-africano del Milan AC e della Nazionale italiana, aggrappato al Big Ben che smanaccia via palloni a lui indirizzati, ricalcando inequivocabilmente la famosa immagine di King Kong aggrappato all’Empire State Building. King Kong, come tutti sanno, è uno scimmione. Mi pare scontato puntualizzarlo, ma scherzare su una persona dalla pelle nera equiparandola a una scimmia è una cosa razzista.

Go big or go home

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Tim Small, editore di The Milan Review, ha appena aperto L’Ultimo Uomo. È aiutato da Daniele Manusia, quello della rubrica di calcio “Stili di Gioco” nata qui e proseguita su Vice (ha anche appena pubblicato un’agiografia scoppiata di Eric Cantona per add editore), e da Serena Pezzato, ex Vice Italia e America. Ci scriveranno persone che avete letto qui, come Fabio Severo e il sottoscritto. Speriamo diventi un posto dove leggere di sport con calma e strutture sintattiche emozionanti. Io mi sono stufato di andare su gazzetta.it la mattina, L’Ultimo Uomo prova, gratis et amore Dei, a dare un’alternativa. (Foto: Arturo Stanig.)

Vengo a New York una volta l’anno, per un mese, in primavera o estate, per lavoro. Sto a Hell’s Kitchen, che è un quartiere trashone di Midtown, Manhattan. Rimane a ovest di Times Square, il che gli garantisce un flusso emozionante di turisti grassi con l’aria di aver appena detto «These heroes» o «America» con la bocca piena, e della zona dei teatri, bacino di eccentrici non belli né vestiti bene. Si diceva da qualche anno che Hell’s Kitchen intendesse gentrificarsi, ma non ci si vede un hipster per lo meno fino a Chelsea, trenta streets più a sud.

È invece pieno di sportsbar per i bros. Non è in uno sportsbar che ho seguito i playoff più esaltanti degli ultimi anni: quelli di due anni fa, culminati con la sconfitta degli Heat contro Dirk e i Mavs quando, sull’uno a zero e in vantaggio nella seconda partita, si erano sgonfiati così, per il nostro sollazzo, li ho seguiti in un bar d’angolo che si chiama Coffee Pot. Si chiamava. L’anno scorso sono tornato e aveva chiuso. Al suo posto c’era un risto-sportsbar tutto noir con scritte a lampadina, di nome Mickey Spillane’s. «Hell’s Kitchen Finest.» Un newyorkese l’altro giorno mi ha introdotto al concetto di Go Big or Go Home: a New York o ci si allarga o si molla. E in effetti il Duane Reade dell’isolato ha appena abbattuto una parete e si stanno allargando. L’ufficio di n+1, la rivista letteraria, stessa cosa: hanno abbattuto una parete e si sono allargati. Gli altri chiudono.