Da Stoner a Augusto, la vita anonima di un genio letterario perduto e ritrovato

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Esattamente quarant’anni fa, quando fu premiato con il National Book Award per Augustus, John Williams reagì con misurata soddisfazione. I colleghi più stretti, che pure ne conoscevano bene l’understatement, raccontano di essere rimasti stupiti. Dopo tre romanzi di scarsissimo successo commerciale, benché fosse idolatrato dagli studenti di scrittura creativa e ammirato da scrittori raffinati, Williams non sembrava tradire alcun tipo di emozione: sosteneva che non avrebbe fatto alcuna differenza se il libro avrebbe raggiunto mille o centomila lettori. Chi ammirava in lui la capacità di rendere cristalline anche le storie più oscure pensò fosse il vezzo della superstizione. Augustus meritava il premio. L’ascesa al potere di Ottaviano, nonostante in moltissimi già si fossero cimentati con la celebre storia, veniva ripercorsa con il piglio del grande narratore. Mescolati con accortezza, documenti, epistolari e racconti erano a volte ispirati direttamente da Cicerone o Tito Livio, a volte invece totalmente inventati, come alcuni personaggi chiave. “Se in questo lavoro sono presenti delle verità, sono le verità della narrativa più che della Storia”. Il libro scorreva come un fiume limpido che porta con sé i detriti delle innumerevoli regioni percorse.

Ancora su Patate Riso & Cozze!

Di ciò che sta accadendo in Puglia e del sindaco di Bari Michele Emiliano avevamo già parlato (qui e qui) qualche settimana fa. Ma in Italia gli scandali viaggiano con cadenza bisettimanale. Questo articolo, ad esempio, è uscito sul “Fatto Quotidiano” il 3 aprile scorso. Cioè un decennio fa.