Masha Gessen e la Russia, tra storia e futuro

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Photo by Кирилл Жаркой on Unsplash

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

A raccontare la Russia degli ultimi trent’anni e del presente, è in libreria il bel volume Il futuro è storia (Sellerio, traduzione di Andrea Grechi, pp. 694, 18 euro), vincitore lo scorso anno del National Book Award per la non-fiction.

La frontiera US-Messico in quattro libri

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Linus, che ringraziamo.

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C’è un punto della frontiera tra Stati Uniti e Messico in cui se provi a chiedere in che Stato ti trovi, nessuno sa dirtelo con certezza. Potrebbe essere Texas, o Nuovo Messico, potrebbe anche essere Messico. Sono poche centinaia di metri tra El Paso e Ciudad Juárez, in assenza di muro e separate solo dai binari della ferrovia che collega le due città e dal rapido passaggio di qualche treno. Tra un treno e l’altro messicani in cerca di un futuro migliore provano ad attraversare clandestinamente e rapidamente i binari, rifugiandosi nelle cucine di un ristorante italiano che è affacciato sul Messico ma è già in territorio americano.

Prima e dopo ci sono solo chilometri di muro, evocativo di viaggi interrotti, famiglie divise, violenza diffusa.

Donne che traducono

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Tradurre è un atto politico

A ribadire con fermezza la politicità dell’atto del tradurre, è il libro Donne in traduzione (Bompiani, pp. 570, 25 euro), antologia di saggi curata da Elena Di Giovanni e Serenella Zanotti, entrambe ricercatrici e docenti di lingua e traduzione inglese.

Sfilano dentro il volume saggi dedicati alla traduzione femminista, sviluppatasi come teoria e come pratica a partire dagli anni ottanta e utile oggi a capire l’importanza del mestiere di traduttore. “La traduzione è uno degli ambiti professionali tradizionalmente riconosciuti come femminili”, scrivono le due curatrici in prefazione al libro, evidenziando come la relazione tra traduttrice donna e scrittore uomo rientri spesso in quella logica binaria “che induce a definire donne le infermiere e uomini i medici, donne gli insegnanti e uomini i professori, donne le segretarie e uomini i dirigenti d’azienda”.

Dispacci dalla frontiera: intervista a Francisco Cantù

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Pubblichiamo un pezzo apparso su Robinson, che ringraziamo, qui in una versione estesa.

Il suo libro lo ha dedicato “a tutti coloro che rischiano l’anima per attraversare o pattugliare un confine innaturale”, restituendo alla frontiera la sua nature spirituale, che sì a che fare con i corpi, ma anche con l’arbitrio, le contingenze, le ragioni per cui scegliamo di vivere una vita piuttosto che un’altra, o di essere un tipo di persona e non un altro. Francisco Cantú ha scritto il suo luminosissimo Solo un fiume a separarci. Dispacci dalla frontiera (Minimum fax, traduzione di Fabrizio Coppola, pp. 300, 18 euro) dopo avere studiato per anni all’università le relazioni tra Messico e Stati Uniti e avere lavorato come agente sul campo per la polizia di frontiera.

Vivere a New York, oggi: il racconto di Ana Asensio in “Most Beautiful Island”

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Opera prima e piccolo gioiello del cinema indipendente internazionale,  il lungometraggio Most Beautiful Island diretto dall’attrice, sceneggiatrice e regista spagnola Ana Asensio, è uscito l’estate scorsa per per Exit Media. Presentato al Torino Film Festival e al Festival di Cinema Spagnolo di Roma e vincitore del Premio speciale della Giuria all’ultimo SXSW di Austin, il film è un thriller semiautobiografico ambientato oggi a Manhattan (l’isola più bella del titolo).

Morire per sopravvivere, il viaggio tra musica e amore di Chuck Klosterman

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì di Repubblica, che ringraziamo.

Ritorna in libreria lo scrittore e saggista americano Chuck Klosterman con un impeccabile e struggente reportage scritto attraversando mezza America a bordo di una Ford Taurus Silver. Il libro si chiama Morire per sopravvivere. Una storia vera all’85% (minimum fax, traduzione di Maurizio Bartocci, pp. 300, 16 euro), è stato pubblicato inizialmente nel 2005 e dell’America racconta la strana, complicata relazione tra rock, amore e morte. Nel farlo Klosterman racconta anche di sé, e di noi lettori.

Sfacciatamente famoso. Un documentario su Jean-Michel Basquiat

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Dentro un appartamento di downtown a New York si legge la scritta “Boom for Real”, in nero su una parete grigia, riconoscibile dai caratteri come uno dei famosi pezzi a firma SAMO con cui dal 1978 al 198o gli artisti Jean-Michel Basquiat e Al Diaz ridisegnarono pareti e mura di downtown a New York (SAMO stava per same old shit). Basquiat è in piedi davanti alla scritta, sorride. “‘Boom for real’ significa diventare sfacciatamente famosi”, spiega al telefono la regista Sara Driver, che ha scelto Boom for Real: The Late Teenage Years of Jean-Michel Basquiat come titolo del documentario con cui racconta gli anni adolescenti dello sfacciatamente famoso artista americano.

Viaggio a Flint, Michigan

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Benvenuti a Flint, 66 miglia a nordovest di Detroit, Michigan. Nel 2017 ha conquistato il nono posto nella classifica dell’FBI delle città più pericolose del Nord America, e a detta dell’ultimo censimento è la città più povera del paese. Fuori dal Michigan è conosciuta soprattutto come la città di Michael Moore, che da Roger & Me, il suo film d’esordio del 1989 ambientato lì, l’ha immortalata in quasi tutti i suoi documentari, raccontando al mondo miseria, criminalità e tutti i problemi quotidiani che da una quarantina d’anni a questa parte (in pratica dalla chiusura degli stabilimenti della General Motors che ha fatto perdere il lavoro a più di 35mila persone) rovinano la vita dei suoi concittadini.

Dov’è la gioia? Vita e morte di Sylvia Plath

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Lo scorso 10 marzo il New York Times ha pubblicato un tardivo necrologio di Sylvia Plath, come parte di una serie di necrologi che si chiama Overlooked ed è dedicata a donne degne di nota che non vennero ricordate dal quotidiano a tempo debito. Firmato dalla giornalista Anemona Hartocollis, oltre a commemorare la scomparsa scrittrice, l’articolo apre saggiamente la questione dell’inevitabile distanza che si crea tra un necrologio scritto all’indomani della morte di qualcuno e uno scritto con decenni di ritardo (55 anni nel caso di Plath). Tanto più se nel frattempo la fama postuma distorce e sovrasta vita e opere della persona in oggetto.

Incroci di strade. I ritratti fotografici di Khalik Allah

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Harlem, 125th Street con Lexington Avenue, esterno notte. L’ambientazione è sempre la stessa: il marciapiede buio illuminato dalla luce che arriva dalle vetrine e dalle insegne dei negozi, le automobili e gli autobus che passano, ogni tanto qualche sirena e lampeggiante di ambulanze o polizia. Anche le facce sono sempre quelle: tossici, senzatetto, uomini e donne ai margini di un quartiere di New York dove la gentrificazione ha esasperato in maniera esponenziale la distanza tra integrati e outsider.