Viaggio a Flint, Michigan

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Benvenuti a Flint, 66 miglia a nordovest di Detroit, Michigan. Nel 2017 ha conquistato il nono posto nella classifica dell’FBI delle città più pericolose del Nord America, e a detta dell’ultimo censimento è la città più povera del paese. Fuori dal Michigan è conosciuta soprattutto come la città di Michael Moore, che da Roger & Me, il suo film d’esordio del 1989 ambientato lì, l’ha immortalata in quasi tutti i suoi documentari, raccontando al mondo miseria, criminalità e tutti i problemi quotidiani che da una quarantina d’anni a questa parte (in pratica dalla chiusura degli stabilimenti della General Motors che ha fatto perdere il lavoro a più di 35mila persone) rovinano la vita dei suoi concittadini.

Dov’è la gioia? Vita e morte di Sylvia Plath

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Lo scorso 10 marzo il New York Times ha pubblicato un tardivo necrologio di Sylvia Plath, come parte di una serie di necrologi che si chiama Overlooked ed è dedicata a donne degne di nota che non vennero ricordate dal quotidiano a tempo debito. Firmato dalla giornalista Anemona Hartocollis, oltre a commemorare la scomparsa scrittrice, l’articolo apre saggiamente la questione dell’inevitabile distanza che si crea tra un necrologio scritto all’indomani della morte di qualcuno e uno scritto con decenni di ritardo (55 anni nel caso di Plath). Tanto più se nel frattempo la fama postuma distorce e sovrasta vita e opere della persona in oggetto.

Incroci di strade. I ritratti fotografici di Khalik Allah

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Harlem, 125th Street con Lexington Avenue, esterno notte. L’ambientazione è sempre la stessa: il marciapiede buio illuminato dalla luce che arriva dalle vetrine e dalle insegne dei negozi, le automobili e gli autobus che passano, ogni tanto qualche sirena e lampeggiante di ambulanze o polizia. Anche le facce sono sempre quelle: tossici, senzatetto, uomini e donne ai margini di un quartiere di New York dove la gentrificazione ha esasperato in maniera esponenziale la distanza tra integrati e outsider.

Quella foto di Patti Smith e Roberto Bolaño a teatro

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Quando qualche anno fa Patti Smith andò a casa dello scrittore cileno Roberto Bolaño a Blanes, nel Nord della Spagna, per fotografarne un oggetto, si guardò intorno e non trovò nessuna macchina da scrivere. Nel suo studio, in bella vista sulla scrivania, troneggiava un computer, oggetto assai poco evocativo e men che meno fotogenico. Smith decise così di fotografare una sedia, la sedia di Bolaño, immortalata dalla rockstar in una polaroid.

Quello che so di Bernardo Bertolucci

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La Cineteca Nazionale e la Cineteca di Bologna omaggiano Bernardo Bertolucci con le proiezioni nelle sale italiane di Novecento (a partire dal 16 aprile) e Ultimo tango a Parigi (più avanti, a maggio), in versione restaurata. Pubblichiamo la postfazione di Tiziana Lo Porto al libro Cinema la prima volta, una raccolta di interviste a Bertolucci uscita per minimum fax: ringraziamo autrice e editore.

I racconti di Sherman Alexie, ribelle nativo

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Il libro che una decina di anni fa diede allo scrittore nativo americano Sherman Alexie la meritata celebrità si chiamava The Absolutely True Diary of a Part-Time Indian (in Italia è uscito un paio di anni fa per Rizzoli con il titolo fedele all’originale Diario assolutamente sincero di un indiano part-time). Alla sua uscita in America, nel 2007, venne riconosciuto e celebrata dalla stampa come la prova evidente che il “grande romanzo americano” alla fine era un concetto adattabile. Poteva esistere, per esempio, anche un “grande romanzo nativo americano”, e Alexie lo aveva appena scritto. Il Diario di Alexie era e non era un romanzo, era e non era un’autobiografia. Era per ragazzi, ma anche per adulti. A tratti disegnato e accompagnato da tavole a fumetti (della fumettista Ellen Forney), raccontava le avventure di un giovane nativo americano metropolitano che, come il suo autore, era nato e cresciuta nell’America di oggi.

Il genio di Pablo Picasso in una serie

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Come distinguere l’artista dall’arte? Prendiamo Picasso, per esempio: opere e vita. Dopo Albert Einstein, è stato scelto come protagonista della seconda stagione della serie tv “Genius”, prodotta da Brian Grazer e Ron Howard, e in onda ad aprile su National Geographic (canale 403 di Sky). Le riprese sono iniziate lo scorso ottobre a Parigi, per poi passare a Malaga e Barcellona, e terminare in queste settimane – gli interni e pochi esterni – in Ungheria, nei sempre più gettonati (dal cinema e dalla televisione) Korda Studios di Budapest.

L’arte di essere Zelda

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Questa è una cosa che molti scrittori e cantanti sanno già: se vuoi scrivere una grande storia d’amore o una canzone che faccia innamorare chi la ascolta devi avere la fidanzata giusta. Quando nell’estate del 1918, Francis Scott Fitzgerald, all’epoca militare di stanza in Alabama, incontrò la diciottenne Zelda Sayre, decise subito che era lei la fidanzata giusta. Bionda, di una bellezza non convenzionale, appassionata di alcol, baci e ragazzi carini, impeccabile e imprevedibile nell’arte della conversazione, Scott se ne innamorò per una di o per tutte queste ragioni, e perseverò nel corteggiamento. Si baciarono, si frequentarono, si baciarono ancora, continuarono a frequentarsi, e avanti così per una manciata di mesi. Poi lui si propose (come marito), lei disse di no, e arreso alla battaglia ma non alla guerra Scott se ne tornò nel suo nativo Minnesota, a Saint Paul. Quello che fecero dopo, oltre che le loro vite, avrebbe cambiato la storia della letteratura. Lo scrisse lo stesso Scott in una lettera del 1919 in cui raccontava di Zelda a un’amica: “I love her, and it’s the beginning of everything”. La amo ed è l’inizio di tutto.

Madri a fumetti

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Dal nostro archivio, un articolo di Tiziana Lo Porto apparso su minima&moralia l’11 dicembre 2012.

Questo pezzo è uscito su Orwell. (Fonte immagine)

All’inizio c’è la dedica: “Per mia madre, che sa chi è”. Subito dopo arriva Virginia Woolf a mettere scompiglio, citata quando dice: “Perché niente era una cosa sola”.

Tutto quello che sappiamo di Alison Bechdel lo sappiamo dalle note biografiche sulle bandelle dei suoi libri, dal suo sito (dykestowatchoutfor.com, che è anche il titolo di una sua fortunata serie in cui racconta le storie di un gruppo di lesbiche e dei loro amici), da Wikipedia, da articoli su di lei usciti in questi anni, e dai suoi fumetti. In particolare dai graphic novel Fun Home. Una tragicommedia familiare e il recente Sei tu mia madre? Un’opera buffa. Tutto quello che sappiamo della madre di Alison Bechdel lo sappiamo dai fumetti della figlia.

La frontiera di Dave Eggers

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

Per il suo nuovo romanzo Dave Eggers ha scelto l’Alaska come frontiera praticabile per esplorare limiti e possibilità delle relazioni nell’età contemporanea. Il libro si chiama Heroes of the Frontier (è appena uscito in America per Alfred Knopf, pagg. 385, $ 28,95, e sarà pubblicato in Italia nel 2017 per Mondadori) e ha per protagonista una donna di trentotto anni con due bambini.

La donna si chiama Josie, ha appena perso il lavoro e il compagno nonché padre dei suoi figli, che non è morto ma ha sposato un’altra donna. A inizio storia Josie decide di partire dall’Ohio per l’Alaska insieme ai figli, senza progetti a lungo termine al di là di un camper preso in affitto sul posto per attraversare in semi-autonomia il futuro immediato. Più che in cerca della felicità, Josie è alla ricerca di un’infanzia felice per i suoi figli. Tutto quello che desidera è che i suoi bambini costruiscano adesso e insieme a lei ricordi felici.