Quello che so di Bernardo Bertolucci

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La Cineteca Nazionale e la Cineteca di Bologna omaggiano Bernardo Bertolucci con le proiezioni nelle sale italiane di Novecento (a partire dal 16 aprile) e Ultimo tango a Parigi (più avanti, a maggio), in versione restaurata. Pubblichiamo la postfazione di Tiziana Lo Porto al libro Cinema la prima volta, una raccolta di interviste a Bertolucci uscita per minimum fax: ringraziamo autrice e editore.

I racconti di Sherman Alexie, ribelle nativo

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Il libro che una decina di anni fa diede allo scrittore nativo americano Sherman Alexie la meritata celebrità si chiamava The Absolutely True Diary of a Part-Time Indian (in Italia è uscito un paio di anni fa per Rizzoli con il titolo fedele all’originale Diario assolutamente sincero di un indiano part-time). Alla sua uscita in America, nel 2007, venne riconosciuto e celebrata dalla stampa come la prova evidente che il “grande romanzo americano” alla fine era un concetto adattabile. Poteva esistere, per esempio, anche un “grande romanzo nativo americano”, e Alexie lo aveva appena scritto. Il Diario di Alexie era e non era un romanzo, era e non era un’autobiografia. Era per ragazzi, ma anche per adulti. A tratti disegnato e accompagnato da tavole a fumetti (della fumettista Ellen Forney), raccontava le avventure di un giovane nativo americano metropolitano che, come il suo autore, era nato e cresciuta nell’America di oggi.

Il genio di Pablo Picasso in una serie

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Come distinguere l’artista dall’arte? Prendiamo Picasso, per esempio: opere e vita. Dopo Albert Einstein, è stato scelto come protagonista della seconda stagione della serie tv “Genius”, prodotta da Brian Grazer e Ron Howard, e in onda ad aprile su National Geographic (canale 403 di Sky). Le riprese sono iniziate lo scorso ottobre a Parigi, per poi passare a Malaga e Barcellona, e terminare in queste settimane – gli interni e pochi esterni – in Ungheria, nei sempre più gettonati (dal cinema e dalla televisione) Korda Studios di Budapest.

L’arte di essere Zelda

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Questa è una cosa che molti scrittori e cantanti sanno già: se vuoi scrivere una grande storia d’amore o una canzone che faccia innamorare chi la ascolta devi avere la fidanzata giusta. Quando nell’estate del 1918, Francis Scott Fitzgerald, all’epoca militare di stanza in Alabama, incontrò la diciottenne Zelda Sayre, decise subito che era lei la fidanzata giusta. Bionda, di una bellezza non convenzionale, appassionata di alcol, baci e ragazzi carini, impeccabile e imprevedibile nell’arte della conversazione, Scott se ne innamorò per una di o per tutte queste ragioni, e perseverò nel corteggiamento. Si baciarono, si frequentarono, si baciarono ancora, continuarono a frequentarsi, e avanti così per una manciata di mesi. Poi lui si propose (come marito), lei disse di no, e arreso alla battaglia ma non alla guerra Scott se ne tornò nel suo nativo Minnesota, a Saint Paul. Quello che fecero dopo, oltre che le loro vite, avrebbe cambiato la storia della letteratura. Lo scrisse lo stesso Scott in una lettera del 1919 in cui raccontava di Zelda a un’amica: “I love her, and it’s the beginning of everything”. La amo ed è l’inizio di tutto.

Madri a fumetti

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Dal nostro archivio, un articolo di Tiziana Lo Porto apparso su minima&moralia l’11 dicembre 2012.

Questo pezzo è uscito su Orwell. (Fonte immagine)

All’inizio c’è la dedica: “Per mia madre, che sa chi è”. Subito dopo arriva Virginia Woolf a mettere scompiglio, citata quando dice: “Perché niente era una cosa sola”.

Tutto quello che sappiamo di Alison Bechdel lo sappiamo dalle note biografiche sulle bandelle dei suoi libri, dal suo sito (dykestowatchoutfor.com, che è anche il titolo di una sua fortunata serie in cui racconta le storie di un gruppo di lesbiche e dei loro amici), da Wikipedia, da articoli su di lei usciti in questi anni, e dai suoi fumetti. In particolare dai graphic novel Fun Home. Una tragicommedia familiare e il recente Sei tu mia madre? Un’opera buffa. Tutto quello che sappiamo della madre di Alison Bechdel lo sappiamo dai fumetti della figlia.

La frontiera di Dave Eggers

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

Per il suo nuovo romanzo Dave Eggers ha scelto l’Alaska come frontiera praticabile per esplorare limiti e possibilità delle relazioni nell’età contemporanea. Il libro si chiama Heroes of the Frontier (è appena uscito in America per Alfred Knopf, pagg. 385, $ 28,95, e sarà pubblicato in Italia nel 2017 per Mondadori) e ha per protagonista una donna di trentotto anni con due bambini.

La donna si chiama Josie, ha appena perso il lavoro e il compagno nonché padre dei suoi figli, che non è morto ma ha sposato un’altra donna. A inizio storia Josie decide di partire dall’Ohio per l’Alaska insieme ai figli, senza progetti a lungo termine al di là di un camper preso in affitto sul posto per attraversare in semi-autonomia il futuro immediato. Più che in cerca della felicità, Josie è alla ricerca di un’infanzia felice per i suoi figli. Tutto quello che desidera è che i suoi bambini costruiscano adesso e insieme a lei ricordi felici.

La spiritualità degli indiani d’America in “LaRose”

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

Con il suo nuovo impeccabile LaRose (in Italia per Feltrinelli, traduzione di Vincenzo Mantovani, pagg. 432, 19 euro), l’americana Louise Erdrich torna nella riserva di indiani ojibwe nel Nord Dakota già ambientazione dei precedenti romanzi La casa tonda e Il paese dei colombi (pubblicati entrambi sempre da Feltrinelli). Al centro della storia c’è un bambino, il cinquenne LaRose, che il padre cede alla famiglia dei cognati dopo averne ucciso il figlio accidentalmente durante una battuta di caccia.

A giustificare il gesto è il desiderio di interrompere alle radici l’odio e il desiderio di vendetta, di condividere materialmente il lutto, di provare a riparare un danno apparentemente irreparabile. Un gesto di pace il suo, comprensibile nelle intenzioni, doloroso nelle ragioni e nelle conseguenze.

Una vita come tante, di Hanya Yanaginara

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Alla sua uscita in America, nel marzo del 2015, la stampa americana lo ha celebrato e amato al punto da riproporlo unanime a inizio 2016 in cima alle liste dei romanzi migliori dell’anno. Il titolo inglese è A Little Life, una piccola vita (Una vita come tante nell’ottima traduzione italiana di Luca Briasco, in ottobre in libreria per Sellerio, pagg. 980, 19 euro).

La vita in oggetto è quella del tormentato Jude, prima studente affascinante e infelice, poi adulto e avvocato nella New York di oggi. Jude St. Francis è il protagonista dell’imponente (in dimensioni e sentimenti) romanzo della scrittrice statunitense di origini hawaiane Hanya Yanaginara. Alle spalle di Jude – svelata lentamente nel divenire del romanzo – c’è un’infanzia di abusi e violenze. Intorno a lui c’è una corte di amici pronti a risarcirlo d’amore ma incapaci di colmare del tutto vuoto e distanza.

L’Inghilterra di Jane Austen nell’ultimo film di Whit Stillman

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

All’origine del nuovo film del regista americano Whit Stillman (Metropolitan, The Last Days of Disco) c’è Lady Susan, non il personaggio, ma il romanzo. Uno dei primi di Jane Austen, breve ed epistolare, scritto a fine settecento e pubblicato postumo (del 1871 la prima edizione inglese, del 2015 quella italiana pubblicata da Elliot nel volume Lady Susan e le altre. Romanzi e racconti epistolary, pp. 240, euro 18,50), Lady Susan è stato scelto da Stillman per farne un doppio adattamento: nuovo romanzo e film.

Entrambi sono usciti in Italia con il titolo Amore e inganni (il libro il 17 novembre per Beat Edizioni, nella traduzione di Alessandro Zabini, pagg. 256, euro 13,90, e il film l’1 dicembre distribuito da Academy Two). La storia è ambientata nella campagna inglese e a Londra alla fine del settecento e vede protagonisti Lady Susan Vernon (Kate Beckinsale nel film) e un ristretto circolo di parenti, amici, amanti, spasimanti, conoscenti.

A diciassette anni non si può essere seri. L’adolescenza secondo André Techiné

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

A più di vent’anni dal suo pluripremiato e bellissimo L’età acerba, il regista francese André Techiné torna a raccontare l’adolescenza. Il nuovo film si chiama Quando hai 17 anni, e di quell’età racconta i corpi, il divenire delle relazioni, il primo amore. Il film è diviso in tre tempi, ognuno per un trimestre dell’anno scolastico francese. I protagonisti (interpretati dai bravissimi esordienti Kacey Mottet Klein e Corentin Fila) sono due ragazzi che frequentano lo stesso liceo, Damien e Tom.

Il primo, Damien, ha una vita apparentemente serena, genitori che lo amano, possibilità economiche che gli permettono di preoccuparsi solo dello studio. Il secondo, Tom, è magrebino, è stato adottato da una famiglia di contadini, più che infelice è intrappolato in una vita in cui anche le cose più facile (andare da casa a scuola e tornare) richiedono fatica.