Dove succedono le cose

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Questo pezzo è stato parzialmente pubblicato su D – la Repubblica. Illustrazione di Andrea Bruno.

Gli aerei come filo conduttore di una storia, e gli aeroporti come frontiera che separa o che avvicina. Dipende dalla prospettiva. Scritto dal cantautore Vasco Brondi (Le luci della centrale elettrica) e disegnato dal fumettista Andrea Bruno, Come le strisce che lasciano gli aerei (Coconino Press, verrà presentato il 5 ottobre a Ferrara al Festival di Internazionale) è un fumetto estremamente lirico e contemporaneo che accade in cinque giorni, tra febbraio e marzo del 2011, e nelle vite di tre ragazzi, Micol, Rashid e Rico. Ha dentro molto struggimento, e la capacità e il coraggio di affrontarlo, una sua strana bellezza (nei testi, nei disegni e nell’equilibrio dei due) e alcuni tentativi di amore che sono amore anche quando incompiuti o interrotti. A contestualizzare il tutto c’è la cronaca degli sbarchi clandestini, con la loro doppia natura di approdo e fuga, i phone center e gli aeroporti.

Gonzo & Sex

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Pubblichiamo un’intervista di Tiziana Lo Porto, uscita su «D – la Repubblica delle donne», a Gabriela Wiener.

Prendete il gonzo journalism, il giornalismo vissuto in prima persona e sulla propria pelle fino all’estremo, e affidatelo a una giovane donna peruviana spregiudicata e coraggiosa al punto, per esempio, da affrontare da sola ladri, assassini e stupratori di un penitenziario maschile per chiedere loro di sollevare la maglietta, mostrarle i tatuaggi e soprattutto raccontare storie. Il risultato è Corpo a corpo (in questi giorni in libreria per La Nuova Frontiera nella traduzione di Francesca Bianchi), densa e appassionante raccolta di reportage della peruviana Gabriela Wiener che del contemporaneo raccontano i corpi, la fisicità, il sesso. Wiener è nata a Lima nel ’75 e lì è cresciuta. Dal 2003 vive a Barcellona. Ha sposato il poeta Jamie Rodríguez Z., peruviano anche lui, con cui ha avuto una figlia. Di mestiere scrive, e prima ancora, vive le storie che racconta.

The Best of James Franco

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Pubblichiamo un articolo di Tiziana Lo Porto, uscito sul blog James Franco Italia, sulle poesie di James Franco.

E io che sono vissuta e cresciuta alla giusta distanza dalle celebrità, io che diversa dalle amiche mai in infanzia o giovinezza amai qualcuno soltanto perché fuckin’ famous, mi ritrovo adesso a quarant’anni fanatica. Di James Franco. Amandolo dopo averlo tradotto. Capita così che mi ritrovo una mattina (prima ancora che mattina, in una indecorosa ora di mezzo che appartiene ai troppo giovani e ai troppo vecchi e a me, le cinque) a leggere The Best of The Smiths, dieci poesie di James Franco appena pubblicate su 113 Crickets. Ascolto gli Smiths e leggo.

Mary per sempre

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Pubblichiamo un’intervista di Tiziana Lo Porto, uscita su «D – La Repubblica delle Donne», a Mary Gaitskill.

Mary Gaitskill è una delle scrittrici che tutti dovrebbero conoscere. Leggendo, in blocco, l’opera completa: per ora due romanzi e tre raccolte di racconti abitati prevalentemente da ragazze più o meno giovani dirette in caduta libera ma a testa alta verso l’età matura, disposte alla resa a un mondo di adulti contorti, sbagliati, politicamente molto meno corretti di quanto vorrebbero far credere, al loro meglio pornografici. C’è Debbie, arrendevole al sesso e al dolore prima ancora che all’amore, divenuta celebre in Italia (e altrove) una decina d’anni fa come personaggio principale del film di Steven Shainberg Secretary, tratto da un omonimo impeccabile racconto di Bad Behavior, fulgida antologia d’esordio di Gaitskill (oggi parzialmente tradotta e pubblicata in Italia da Einaudi in Oggi sono tua, sorta di best of delle sue tre antologie di racconti). C’è Veronica, musa e personaggio del romanzo a cui dà il nome (Veronica, da metà giugno in libreria per Nutrimenti) e in cui morirà di Aids malgrado l’amore. C’è Alison, modella coprotagonista e struggente voce narrante di Veronica, che inconsapevole della propria bellezza si muove in un mondo in cui “anche se siamo in guerra con il terrore, le riviste di moda dicono che ora siamo solari, indossiamo abiti dai colori chiari e preferiamo essere moralmente limpidi”. Ci sono frasi che si stagliano piene e dense da sembrare interi romanzi, dialoghi che presagiscono commozione e struggimento, e promettenti dichiarazioni d’intenti. Così Leisha, nel racconto Legame: “Appena finisco di studiare voglio trovare un lavoro da Dunkin’ Donuts. Voglio ingrassare. O darmi all’eroina. Voglio essere un disastro”.

Pillole di saggezza dal Bronx

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Pubblichiamo un articolo di Tiziana Lo Porto, uscito su «D – La Repubblica delle Donne» sul libro di Patrice Evans «Negropedia. The Assimilated Negro’s Crash Course on the Modern Black Experience».

Il suo alter ego si chiama “The Assimilated Negro” (il negro integrato) che è anche il nome di un blog attivo dal 2005 in cui prende in giro i nuovi neri d’America (rapper, sportivi, politici, o gente comune) senza risparmiare se stesso. Lui è Patrice Evans, nero, nato nel Bronx nel 1976, diplomatosi nel Connecticut al Trinity College, e da lì rientrato alla base. Da New York tiene il suo blog, lavora per la webzine di sport e cultura pop Grantland.com, collabora con la rivista McSweeney’s, scrive rime rap per soldi e per diletto. Soprattutto, abita nell’America di Barack Obama, e la racconta. Di recente ha scritto e pubblicato un manuale geniale già nel titolo: Negropedia. The Assimilated Negro’s Crash Course on the Modern Black Experience (Three Rivers Press 2011). Il libro è una raccolta enciclopedica autoironica e postmoderna di sapere acquisito sul campo, comicità da stand-up comedy e pratici consigli rivolti ai nuovi neri d’America. Letto per voi, eccolo in pillole.

Al bar Mario c’annate voi, ovvero una nuova piccola rubrica di segnalazioni sulla musica italiana. Per cui: Jocelyn Pulsar

Ancora Francesco Pizzinelli, sempre Jocelyn Pulsar. La canzone è più vecchia, è del 2008, si chiama “Garella”. Come l’ex portiere del Verona e del Napoli. Quello che vinse scudetti in città che mai ne avevano vinto e che parava con tutto tranne che con le mani.

James Franco in arte Re Mida

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Pubblichiamo un articolo di Tiziana Lo Porto, uscito su «D – La Repubblica delle donne», su James Franco, da poco in libreria con «In stato di ebbrezza».

Parlando di Truman Capote e delle sue frequentazioni extra-letterarie, qualcuno negli anni Sessanta ebbe a dire: “All writers are starfuckers”. Cioè, gli scrittori hanno un debole per le celebrità, o, più alla lettera: non c’è scrittore che non si scoperebbe una star. Lecito dunque domandarsi cosa succeda nel caso in cui lo scrittore sia già una celebrità. James Franco, per esempio. Che succede quando una star del cinema idolo delle teenager si trasforma di colpo in scrittore di racconti? Diventa “fucker “di se stesso? Da traduttrice del suo libro (In stato di ebbrezza, minimum fax, 14 euro, in libreria da pochi giorni), mesi fa ho chiamato James Franco al telefono per chiedergli un paio di cose sui racconti. Superata la parte in cui lui m’ha chiesto se mi fosse piaciuto il suo libro, io gli ho detto che sì, mi era piaciuto moltissimo, lui s’è rallegrato e m’ha detto che se era così mi avrebbe fatto leggere anche il prossimo, io l’ho ringraziato, e così via di convenevoli per una buona decina di minuti, abbiamo speso i successivi venti a parlare solo ed esclusivamente della traduzione.

Al bar Mario c’annate voi, ovvero una nuova piccola rubrica di segnalazioni sulla musica italiana. Per cui: Jocelyn Pulsar

La canzone è sentimentale e non c’è vergogna nel dire che è per questo che ci piace. Si chiama “25.000 anni fa” ed è la storia di due che incontrandosi 25.000 anni fa invece che nel 2012 si sarebbero innamorati comunque. Magari fosse così. A cantarla è il forlinese Francesco Pizzinelli, in arte Jocelyn Pulsar. Il suo disco è uscito a marzo e lo citiamo anche solo per la bellezza del titolo, che è “Aiuole spartitraffico coltivate a grano” (Garrincha Dischi). I disegni nella copertina del disco e nel video di “25.000 anni fa” sono bellissimi e sono di Giulia Sagramola. Brava Giulia.

Al bar Mario c’annate voi, ovvero una nuova piccola rubrica di segnalazioni sulla musica italiana. Per cui: The Cyborgs

I Cyborgs ci piacciono moltissimo. Anche solo perché ci fanno ballare. E perché dal vivo spaccano. Suonano “elektrock” boogie e blues con indosso delle maschere da saldatore e mantengono l’anonimato: Cyborg-0 chitarra elettrica e voce, Cyborg-1 tastiere, basso synth e batteria. Non sono famosi, o almeno non quanto vorremmo. Ecco Dancy, dall’album The Cyborgs (INRI records).

Le ragazze del fumetto

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In questo articolo, uscito per «D di Repubblica», Tiziana Lo Porto ci presenta alcune giovani fumettiste della scena comics italiana, che intervistate sottolineano tutte quante l’importanza del web e dei social network per la diffusione delle loro opere.

Sono nate negli anni Ottanta, di mestiere fanno i fumetti, vivono dove le porta il disegno, hanno un blog. È in rete che bisogna cercare per incontrare le ragazze italiane del fumetto. Si annidano tra blog e social network, raccontano in forma di disegno il loro quotidiano vivere, concedono eleganza, umorismo e irriverenza all’altrimenti asettica dimensione virtuale. “Se fai fumetti avere almeno un blog è molto importante. A essere bravi e professionali si ha anche una pagina web. Bisogna sfruttare il più possibile gli aspetti positivi e l’aiuto che ti può offrire la rete per diffondere il tuo lavoro”.

A parlare è Alice Socal, nata a Mestre nel 1986. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna e attualmente vive e studia ad Amburgo, da dove pubblica i suoi lavori sul blog vuoto-incipiente.blogspot.com, ed è autrice di una delle più folgoranti opere prime a fumetti pubblicate in Italia lo scorso anno.