Alla riscoperta della leggenda-Burroughs

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Questo articolo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Quando alla fine degli anni settanta i due aspiranti registi Howard Brookner e Jim Jarmusch decisero di girare un film su di lui, William Burroughs era diventato da tempo più leggendario dei suoi libri.

Dopo una vita di eccessi di ogni sorta passata in buona compagnia di Allen Ginsberg, Jack Kerouac e varia umanità beat, in vecchiaia Burroughs s’era conquistato l’affetto e l’ammirazione di almeno un paio di generazioni più giovani di lui e il lusinghiero epiteto di “padrino del punk”.

La realtà va e viene: Il primo uomo cattivo di Miranda July

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Questa recensione è uscita su Repubblica, che ringraziamo.

Cheryl Glickman è una donna single di quarantatré anni. Vive a Los Angeles, lavora per un’organizzazione no profit che produce dvd di autodifesa per le donne, è innamorata di un uomo più grande di lei di ventidue anni. L’uomo si chiama Phillip, ed è innamorato a sua volta di una sedicenne.

Cheryl vive da sola, fino al giorno in cui i suoi datori di lavoro le chiedono di ospitare la figlia diciannovenne Clee. Cheryl e Clee si detestano, litigano e fanno a botte, poi si innamorano, fanno sesso, diventano temporaneamente una coppia, provano a crescere insieme un bambino (di Clee). Cheryl continua ad amare Phillip, che fa sesso con donne più giovani di lei.

Il mèlo senza tempo di Julien e Marguerite

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì: ringraziamo la testata.

La storia di questo film comincia nel 1966. Suzanne Schiffman, la script-girl della nouvelle vague, legge un articolo che racconta la storia di Julien e Marguerite de Ravalet, fratello e sorella condannati e decapitati (lui a 21 anni, lei a 17) a Parigi nel 1603 per adulterio e incesto.

Schiffman pensa che la storia possa piacere a Truffaut, gli fa leggere l’articolo, e il regista commissiona subito la sceneggiatura a Jean Gruault (all’epoca già sceneggiatore di Rivette, Godard e Rossellini oltre che di Truffaut). Nel 1971 Gruault si mette all’opera, ma quando due anni dopo la prima stesura è pronta, Truffaut abbandona il progetto temendo che l’incesto nel cinema sia diventato troppo di moda. Gruault e Truffaut riprenderanno in mano la sceneggiatura qualche anno dopo per farne un telefilm, ma il progetto viene rifiutato dalla televisione e dunque abbandonato.

Su Georgia O’Keeffe

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Questo articolo è uscito su Flair, che ringraziamo.

La sua camera da letto è spartana, quasi monastica. Si vede un letto singolo e quasi niente intorno. Appesa alla parete, una mano di Buddha dorata. Basta muovere di poco lo sguardo e un’immensa finestra si apre su un paesaggio di rocce gialle e cespugli verdi. In lontananza, le pareti bianchi di un canyon dove Georgia O’Keeffe amava andare a camminare… Cambio di scena: uno dei suoi quadri più celebri esposto al Metropolitan Museum di New York si chiama “Cow’s Skull: Red, White, and Blue”, è del 1931.

Ed è esattamente quello che dice il titolo: un teschio di mucca su un fondo rosso, bianco e blu. È il primo della lunga serie di teschi di animali che insieme a fiori esageratamente grandi e paesaggi del Southwest hanno reso celebre O’Keeffe. I teschi come li raccoglieva quando non c’erano fiori, proprio in quei suoi felici vagabondaggi nelle campagne intorno a Lake George o nei deserti del New Mexico, per portarseli a casa e avere qualcosa da dipingere.

A Torino, dove c’era una baraccopoli: “I ricordi del fiume”

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Esce oggi al cinema il film documentario I ricordi del fiume. Il pezzo che segue è uscito sul Venerdì.

La baraccopoli del Platz l’hanno scoperta abitando lì vicino, nella periferia nord di Torino, a poche centinaia di metri dal fiume Stura.

“Con mio fratello abbiamo abitato per tanti anni lì vicino, io ci abito ancora”, racconta Gianluca De Serio, nel 2011 regista insieme al fratello Massimiliano del film Sette opere di misericordia e oggi del documentario I ricordi del fiume, presentato fuori concorso all’ultimo Festival del cinema di Venezia. “Ci passavamo davanti tutti i giorni per andare verso il centro e vedevamo famiglie intere che si spostavano da lì lungo il fiume, per prendere l’acqua o la benzina, con i materassi, gli elettrodomestici, i carretti pieni di rifiuti pescati nei bidoni. Ci chiedevamo come fosse lì dentro. Che cosa ci fosse innanzitutto. Ci incuriosiva perché è un luogo che abbiamo visto crescere. Prima era un piccolo insediamento di poche baracche, poi nel giro di dieci anni si è ingrandito fino a diventare una città labirinto”.

Vivienne Westwood, regina del punk

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Questo articolo è uscito su Pagina 99, che ringraziamo (fonte immagine).

«Disegnare modelli vuol dire raccontare una storia»: è una dichiarazione di intenti quella di Vivienne Westwood, all’interno della sua autobiografia scritta insieme all’attore e drammaturgo inglese Ian Kelly e pubblicata ora anche in Italia da Odoya (Vivienne Westwood, traduzione di Marilisa Pollastro, pp. 416, euro 20).

Ex enfant terrible della Swingin’ London, famosa per le sue creazioni in Estremo Oriente più della regina Elisabetta o di Madonna, oggi attivista impegnata nella rivoluzione climatica, Westwood spiega il proprio obiettivo con chiarezza fin dalle prime pagine: «Non è una copia. Non può starci tutto quello che sono».

Le sfumature della letteratura erotica

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L’articolo che segue è uscito su Pagina 99, che ringraziamo.

“Quel che pornografia e oscenità sono dipende, come al solito, interamente dall’individuo. Ciò che per uno è pornografia, per un altro è la risata del genio”. Iniziava così la difesa dalle accuse di oscenità e pornografia scritta da D.H. Lawrence nel 1929 all’indomani dello scandalo e delle polemiche suscitate da una mostra di suoi quadri alle Warren Galleries di Londra.

La difesa era un veloce e intelligente saggio dal titolo Oscenità e pornografia e insisteva sulla libertà dell’individuo di decidere rispetto alla folla cosa fosse pornografico e osceno e cosa no. Censurati, processati, mandati al rogo, i romanzi di Lawrence ritornano oggi ad affollare gli scaffali delle librerie a fianco di recentissimi best-seller che come unico comun denominatore con L’amante di Lady Chatterly o L’arcobaleno hanno l’appartenenza all’oggi più che mai vasto e vario genere “letteratura erotica”.

Il sentiero della felicità: la vita di Yogananda arriva al cinema

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Nel 1920, quando seppe di dovere andare in America a diffondere pratiche e insegnamenti dello yoga, Yogananda non ci voleva andare. Amava l’India, la gente con cui lavorava, l’oriente. Parlò con il suo maestro, capì che se nessuno avesse illuminato l’occidente non ci sarebbe stato più nessun oriente, e partì. Paramahansa Yogananda è lo yogi e guru che negli anni venti ha introdotto in America gran parte degli insegnamenti del kriya yoga (una forma di yoga che insegna l’unione con Dio attraverso la meditazione) fondando a Los Angeles la Self-Realization Fellowship.

Storie per imparare a vivere. Intervista a Helen Macdonald

Helen Macdonald, pictured in Elveden Forest, Norfolk.

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

Nel 2007 la ricercatrice, naturalista e scrittrice inglese Helen Macdonald perde il padre, il fotografo londinese Alisdair Macdonald (suo il celebre scatto di Carlo e Diana sposi che si baciano sul balcone di Buckingham Palace). La reazione nel breve periodo è vivere il lutto in solitudine. Appassionata di uccelli rapaci fin da bambina e con una lunga esperienza da falconiera alle spalle, dopo qualche mese Macdonald decide di comprare un astore (della stessa famiglia dei falchi, l’astore è un po’ più grande e soprattutto più feroce e imprevedibile) e di allevarlo.

Indagare il nostro tempo: i documentari di Alex Gibney

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì (nella foto, Frank Sinatra: fonte immagine).

Dagli anni ottanta a oggi Alex Gibney ha diretto più di trenta documentari, raccontando personaggi (da Hunter S. Thompson a Eliot Spitzer, Lance Armstrong e Steve Jobs) e fenomeni (il più recente è Scientology in Going Clear: Scientology e la prigione della fede, tratto dall’ottimo reportage di Lawrence Wright, pubblicato in Italia da Adelphi, La prigione della fede) che del contemporaneo hanno il luccichio di superficie e il profondo lato oscuro.