Segreti di famiglia: “Il clan” di Pablo Trapero

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Il 25 agosto esce Il clan di Pablo Trapero: ne scrive Tiziana Lo Porto in un articolo apparso sul Venerdì di Repubblica, che ringraziamo.

All’ultima edizione della Mostra del cinema di Venezia si è aggiudicato il Leone d’Argento per la miglior regia. Diretto dal regista argentino Pablo Trapero (e in sala dal 25 agosto con Rai Cinema per 01 Distribuzione), Il clan racconta la storia di una famiglia di sequestratori nell’Argentina dei primi anni ottanta.

Un sedicesimo: cieli dal collezione

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Questo articolo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Ha collezionato cieli come antidoto contro la malinconia. E adesso i cieli blu di carta del giovane scrittore, illustratore e designer inglese Joe Rudi Pielichaty sono diventati il bellissimo libro tascabile Blue Skies pubblicato come nuovo numero della rivista di grafica “Un Sedicesimo” (Corraini in collaborazione con Arti Grafiche Castello, pagg. 16, 5 euro).

Pielichaty ha iniziato la sua collezione un giorno del 2008, quando studente all’Edinburgh College of Art come surrogato alla desiderata fuga (dagli studi, dall’ansia, dallo spleen, dal cielo grigio di Edimburgo) ritagliò un cielo blu da una rivista di viaggio. Da lì in avanti, un cielo dopo l’altro, ha incollato e custodito cieli di mezzo mondo dentro quaderni e album di foto a mo’ di souvenir di viaggi immaginari.

Andrea Pazienza, Amore mio

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Questo testo è la prefazione al libro di storie brevi di Andrea Pazienza Amore mio, ottavo volume della nuova collana curata da Repubblica/Fandango(fonte immagine).

A un certo punto c’è Mario che viene mollato dalla fidanzata Cia per un musicista di nome Benka e allora chiama la madre (di Cia) e le dice: “Sua figlia va a letto con un drogato”. La madre gli risponde: “Mario, sei tu?” E Mario: “Sì, cioè no. Questa è una telefonata anonima. Sua figlia torna tardi la sera perché si droga e va con i drogati”. La storia si chiama Suite for Benka, l’ha disegnata Andrea Pazienza. È una delle decine di storie brevi che negli anni Ottanta pubblicava su Frigidaire, Il Male, Linus, Alter alter, Corto Maltese, Orient Express, forse qualche altra. Poi negli anni Novanta quasi tutte quelle riviste già non c’erano più. Nemmeno Andrea Pazienza c’era più. Per fortuna le storie sono rimaste.

Alla riscoperta della leggenda-Burroughs

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Questo articolo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Quando alla fine degli anni settanta i due aspiranti registi Howard Brookner e Jim Jarmusch decisero di girare un film su di lui, William Burroughs era diventato da tempo più leggendario dei suoi libri.

Dopo una vita di eccessi di ogni sorta passata in buona compagnia di Allen Ginsberg, Jack Kerouac e varia umanità beat, in vecchiaia Burroughs s’era conquistato l’affetto e l’ammirazione di almeno un paio di generazioni più giovani di lui e il lusinghiero epiteto di “padrino del punk”.

La realtà va e viene: Il primo uomo cattivo di Miranda July

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Questa recensione è uscita su Repubblica, che ringraziamo.

Cheryl Glickman è una donna single di quarantatré anni. Vive a Los Angeles, lavora per un’organizzazione no profit che produce dvd di autodifesa per le donne, è innamorata di un uomo più grande di lei di ventidue anni. L’uomo si chiama Phillip, ed è innamorato a sua volta di una sedicenne.

Cheryl vive da sola, fino al giorno in cui i suoi datori di lavoro le chiedono di ospitare la figlia diciannovenne Clee. Cheryl e Clee si detestano, litigano e fanno a botte, poi si innamorano, fanno sesso, diventano temporaneamente una coppia, provano a crescere insieme un bambino (di Clee). Cheryl continua ad amare Phillip, che fa sesso con donne più giovani di lei.

Il mèlo senza tempo di Julien e Marguerite

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì: ringraziamo la testata.

La storia di questo film comincia nel 1966. Suzanne Schiffman, la script-girl della nouvelle vague, legge un articolo che racconta la storia di Julien e Marguerite de Ravalet, fratello e sorella condannati e decapitati (lui a 21 anni, lei a 17) a Parigi nel 1603 per adulterio e incesto.

Schiffman pensa che la storia possa piacere a Truffaut, gli fa leggere l’articolo, e il regista commissiona subito la sceneggiatura a Jean Gruault (all’epoca già sceneggiatore di Rivette, Godard e Rossellini oltre che di Truffaut). Nel 1971 Gruault si mette all’opera, ma quando due anni dopo la prima stesura è pronta, Truffaut abbandona il progetto temendo che l’incesto nel cinema sia diventato troppo di moda. Gruault e Truffaut riprenderanno in mano la sceneggiatura qualche anno dopo per farne un telefilm, ma il progetto viene rifiutato dalla televisione e dunque abbandonato.

Su Georgia O’Keeffe

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Questo articolo è uscito su Flair, che ringraziamo.

La sua camera da letto è spartana, quasi monastica. Si vede un letto singolo e quasi niente intorno. Appesa alla parete, una mano di Buddha dorata. Basta muovere di poco lo sguardo e un’immensa finestra si apre su un paesaggio di rocce gialle e cespugli verdi. In lontananza, le pareti bianchi di un canyon dove Georgia O’Keeffe amava andare a camminare… Cambio di scena: uno dei suoi quadri più celebri esposto al Metropolitan Museum di New York si chiama “Cow’s Skull: Red, White, and Blue”, è del 1931.

Ed è esattamente quello che dice il titolo: un teschio di mucca su un fondo rosso, bianco e blu. È il primo della lunga serie di teschi di animali che insieme a fiori esageratamente grandi e paesaggi del Southwest hanno reso celebre O’Keeffe. I teschi come li raccoglieva quando non c’erano fiori, proprio in quei suoi felici vagabondaggi nelle campagne intorno a Lake George o nei deserti del New Mexico, per portarseli a casa e avere qualcosa da dipingere.

A Torino, dove c’era una baraccopoli: “I ricordi del fiume”

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Esce oggi al cinema il film documentario I ricordi del fiume. Il pezzo che segue è uscito sul Venerdì.

La baraccopoli del Platz l’hanno scoperta abitando lì vicino, nella periferia nord di Torino, a poche centinaia di metri dal fiume Stura.

“Con mio fratello abbiamo abitato per tanti anni lì vicino, io ci abito ancora”, racconta Gianluca De Serio, nel 2011 regista insieme al fratello Massimiliano del film Sette opere di misericordia e oggi del documentario I ricordi del fiume, presentato fuori concorso all’ultimo Festival del cinema di Venezia. “Ci passavamo davanti tutti i giorni per andare verso il centro e vedevamo famiglie intere che si spostavano da lì lungo il fiume, per prendere l’acqua o la benzina, con i materassi, gli elettrodomestici, i carretti pieni di rifiuti pescati nei bidoni. Ci chiedevamo come fosse lì dentro. Che cosa ci fosse innanzitutto. Ci incuriosiva perché è un luogo che abbiamo visto crescere. Prima era un piccolo insediamento di poche baracche, poi nel giro di dieci anni si è ingrandito fino a diventare una città labirinto”.

Vivienne Westwood, regina del punk

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Questo articolo è uscito su Pagina 99, che ringraziamo (fonte immagine).

«Disegnare modelli vuol dire raccontare una storia»: è una dichiarazione di intenti quella di Vivienne Westwood, all’interno della sua autobiografia scritta insieme all’attore e drammaturgo inglese Ian Kelly e pubblicata ora anche in Italia da Odoya (Vivienne Westwood, traduzione di Marilisa Pollastro, pp. 416, euro 20).

Ex enfant terrible della Swingin’ London, famosa per le sue creazioni in Estremo Oriente più della regina Elisabetta o di Madonna, oggi attivista impegnata nella rivoluzione climatica, Westwood spiega il proprio obiettivo con chiarezza fin dalle prime pagine: «Non è una copia. Non può starci tutto quello che sono».

Le sfumature della letteratura erotica

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L’articolo che segue è uscito su Pagina 99, che ringraziamo.

“Quel che pornografia e oscenità sono dipende, come al solito, interamente dall’individuo. Ciò che per uno è pornografia, per un altro è la risata del genio”. Iniziava così la difesa dalle accuse di oscenità e pornografia scritta da D.H. Lawrence nel 1929 all’indomani dello scandalo e delle polemiche suscitate da una mostra di suoi quadri alle Warren Galleries di Londra.

La difesa era un veloce e intelligente saggio dal titolo Oscenità e pornografia e insisteva sulla libertà dell’individuo di decidere rispetto alla folla cosa fosse pornografico e osceno e cosa no. Censurati, processati, mandati al rogo, i romanzi di Lawrence ritornano oggi ad affollare gli scaffali delle librerie a fianco di recentissimi best-seller che come unico comun denominatore con L’amante di Lady Chatterly o L’arcobaleno hanno l’appartenenza all’oggi più che mai vasto e vario genere “letteratura erotica”.