Jim Carroll, il poeta della pallacanestro

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Pubblichiamo la prefazione di Tiziana Lo Porto a Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll. Vi segnaliamo che domani, lunedì 2 giugno, Tiziano Lo Porto sarà ospite del festival La grande invasione di Ivrea per partecipare all’incontro A proposito di Jim Carroll insieme a Violetta Bellocchio.
Tutto quello che c’è da dire e da sapere su Jim Carroll sta in un rapido elenco di parole: pallacanestro, poesia, rock’n’roll, eroina. L’ordine non è importante, le parole sono quelle. Racchiudono in sé grazia e vulnerabilità, potenza e resa. Così per la durata di una vita, nel caso di Jim Carroll costellata di episodi memorabili e mai lontanamente facile.

La vanità è una grande qualità

Vedere giocare Jim a pallacanestro è un sistema infallibile per capirne l’opera. Jim Carroll giocava con vanità. A un certo punto della sua vita disse: «La vanità è una grande qualità nel rock. È come quando giocavo a pallacanestro: non è importante segnare due punti ma essere figo mentre lo stai facendo, è una possibilità per trascendere te stesso».

La seconda vita di Christiane F.

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Trentacinque anni dopo Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino Christiane F., vero nome Christiane Vera Felscherinow, torna a raccontare di sé. Nel 1978 erano stati i giornalisti Kai Hermann e Horst Rieck a intervistarla e a chiederle di fare di quell’intervista un lungo reportage pubblicato prima sulla rivista Stern e poi nello straordinario libro destinato a diventare best-seller e strepitoso film (di David Bowie la bellissima colonna sonora). Nel 2013 Christiane viene intervistata da Sonja Vukovic, e per la seconda volta una sua intervista diventa reportage e libro. Io, Christiane F. La mia seconda vita (Rizzoli, traduzione di Chicca Galli, pagg. 300, 17 euro), uscito lo scorso ottobre in Germania e adesso in Italia, ripercorre la vita della donna partendo da lì dove l’avevamo lasciata: una cava di calce nello Schleswig-Holstein, “un buco pazzesco dentro il paesaggio” da dove lei e i suoi amici non volevano più ritornare.

Intervista a David Cronenberg

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì.

“Lo sa che le Maps to the Stars esistono veramente? Sono delle mappe che ti danno per farti vedere dove sono le case delle star. Se vai a Hollywood e vuoi vedere dove abitava Rock Hudson o Robert De Niro, c’è una mappa che te lo fa vedere, letteralmente. Poi nel mio film diventa metafora del come si arriva alla celebrità, del come si diventa famosi”. Maps to the Stars è il ventunesimo film di David Cronenberg, e verrà presentato in prima mondiale a Cannes il 19 maggio (sarà nelle sale italiane dal 21 maggio).

Tutto quello che si sa della trama è riassunto da un trailer che sostanzialmente mostra un cast impeccabile: Julianne Moore, Mia Wasikowska, John Cusack, Sarah Gadon, Robert Pattinson, Olivia Williams, Evan Bird.

Emily Dickinson, il suo spazio poetico sulle buste di carta

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Questo pezzo è uscito su la Repubblica.

Sono raccolte oggi in un bellissimo volume a colori le riproduzioni di alcune buste su cui Emily Dickinson, quando era a corto di altra carta, scriveva poesie. A firmare il libro insieme a Dickinson sono Marta Werner, accademica, docente di poesia, e l’artista Jen Bervin. Entrambe autrici di altri progetti sull’opera di Emily Dickinson, in qualche modo innamorate di poetessa e versi, le due americane hanno il merito di avere trovato una chiave che è al tempo stesso coltissima e diretta per raccontarne vastità e bellezza.

La vita di Charles M. Schulz

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99 Weekend.

La migliore biografia di Charles M. Schulz è stata pubblicata finalmente in Italia. Il titolo per esteso è Schulz e i Peanuts. La vita e l’arte del creatore di Snoopy, Charlie Brown & Co. (Tunué, a cura di Marco Pellitteri, traduzione di Alessandro Bottero, pagg. 672, 29 euro), l’autore è David Michaelis e l’edizione italiana è bellissima: un grosso volume rilegato dalla copertina gialla e nera, con strisce dei Peanuts in seconda e terza di copertina, altre strisce sparse dentro il libro e un blurb in quarta di John Updike che dice che questo libro gli è piaciuto moltissimo. La cosa più bella, dice sempre Updike con esattezza, è l’aria magica di XX secolo che si respira in opere e vita di Charles Schulz.

Intervista a Naomi Alderman

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Naomi Alderman ha felicemente esordito nel 2006 con un romanzo dal bel titolo Disobbedienza. Il libro raccontava dello scontro tra una giovane donna e la comunità ebraica ortodossa da cui proveniva. Nata e cresciuta anche lei in una comunità ortodossa (quella di Hendon, a Londra), riusciva a fare della religione oggetto di investigazione dell’anima e motore del proprio immaginario. Dopo un secondo ottimo romanzo (Senza toccare il fondo, Nottetempo 2011), Alderman torna nelle librerie con una magistrale opera terza. Si chiama Il vangelo dei bugiardi (traduzione di Silvia Bre, Nottetempo/Feltrinelli, pagg. 290, 17 euro) ed è una riscrittura in quattro tempi della vita di Gesù in cui sua madre Maria, Giuda, il sacerdote Caifa e Barabba diventano narratori e coprotagonisti.

Addio Uragano

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Riprendiamo, per salutare Rubin “Hurricane” Carter, morto a 76 dopo una lunga battaglia contro un tumore, questo pezzo già uscito su minima&moralia e pubblicato originariamente su Rolling Stone.

di Tiziana Lo Porto

“Lo so che siete venuti tutti a vedere me. Bob Dylan non è così famoso”. Sul palco del Madison Square Garden il campione del mondo cercava di affermare la propria superiorità sul cantante mingherlino che tra poco avrebbe chiuso la prima parte del suo tour più leggendario.

Nati a otto mesi di distanza l’uno dall’altro, Bob Dylan e Muhammad Ali avevano in comune un cambio di nome e l’eroica determinazione nel non volere restare inglobati dalla cultura dominante e idolatrante. Eppure quella sera, al Madison Square Garden, erano venuti tutti a idolatrarli.

Il Nordest di Alessandro Rossetto

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Presentato in Orizzonti all’ultima Biennale di Venezia, Piccola patria è un film di particolare bellezza che riesce a raccontare con esattezza e grazia questo nostro Nordest italiano. Primo lungometraggio di finzione del documentarista Alessandro Rossetto, ha come primo merito quello di usare la finzione soltanto come strumento di indagine e descrizione della realtà, non poi così distante come mezzo dal documentario.

Nel film non c’è nulla di artefatto, che sia solo funzionale alla trama o alla definizione dei personaggi, c’è più una sequenza di immagini, accadimenti e dialoghi in grado di esasperare la dimensione emozionale della realtà mostrata. Gli intenti del regista sono in quel suo dichiarare “fisico” l’approccio al film perché nato da improvvisazione, osservazione e ricerca. E fisici sono i corpi statuari e sentimentali, i paesaggi struggenti e rovinati, le inquadrature a piombo di strade e campi geometrici interrotti dalle fabbriche, l’uso del dialetto bellissimo, la musica (i cori alpini soprattutto), i suoni, i silenzi.

Il sentimento Ciudad Juárez

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99. (Fonte immagine)

Ciudad Juárez è una città dello stato messicano del Chihuahua, a meno di un chilometro dalla frontiera con gli Stati Uniti. La cosa più famosa di Ciudad Juárez è il femminicidio. Nel 1993 è stato denunciato il primo omicidio di una donna, da lì in avanti un crescendo che ha portato il numero di donne ammazzate a circa quattrocento. Lo stato confusionale in cui si muove la giustizia a Ciudad Juárez fa sì che a oggi sia impossibile individuare gli assassini, e che sia impossibile evitare che la strage vada avanti, impunita e quasi leggendaria. Leggendario non è aggettivo politicamente corretto per descrivere un femminicidio, eppure rende perfettamente lo stato delle cose laddove sono più la letteratura, il cinema e la musica a denunciare i crimini commessi che la stampa locale e internazionale.

Chi sono le ragazze del porno

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Questo pezzo è uscito sulla rivista Mezzocielo. (La foto è di Debora Vrizzi)


Le ragazze del porno sono un gruppo di registe, tutte donne, tutte italiane, che da un po’ di tempo lavorano a un progetto di film pornoerotici. L’idea è nata un paio di anni fa, mentre scrivevo di un progetto di porno al femminile messo in piedi in Svezia da una regista indipendente, Mia Engberg, diventato un bellissimo film di corti che si chiama Dirty Diaries e che ha avuto una felice distribuzione ovunque nel mondo tranne che in Italia. Mia Engberg, che per il suo Dirty Diaries ha avuto un finanziamento di 50mila euro dallo Svenska Filminstituten, l’organizzazione che eroga finanziamenti statali per la produzione, distribuzione e proiezione pubblica dei film svedesi, ha anche scritto un manifesto bellissimo.