Intervista a Bernardo Valli

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Questa intervista è uscita su IL a maggio 2013. (La foto è di Marco Visini.)

Vive a Parigi dal 1975 e mi colpisce che un uomo che ha raccontato i più grandi eventi storici e conflitti mondiali degli ultimi cinquant’anni si dichiari legato alla città da motivi puramente letterari: “Io sono un lettore, un lettore non studioso, un lettore-lettore. In questo quartiere”, il nono arrondissement, siamo a casa sua, in salotto, in un mattino di fine marzo freddo e coperto, “c’è tutta la letteratura francese dell’Ottocento. C’è l’Education Sentimentale, a Rue des Martyrs e via del quattro settembre… Flaubert abitava a Rue Herold, quando veniva da Rouen. Dov’è il museo della vie romantique viveva un pittore, che era il pittore dell’imperatrice Sissi, da lui veniva Lamartine, veniva Turgenev, veniva George Sand, era un luogo d’incontro. Se guarda nei romanzi di Balzac c’è ogni strada del quartiere, sono tutti luoghi della commedia umana. I racconti di Bel Ami alla Trinité, è lì che lui seduce la padrona, e lui abitava qua… Zola abitava qui. Voglio dire, qui c’è stato tutto quello che io ho letto da ragazzo… Cos’era la casa di un borghese della pianura padana nella mia giovinezza? C’erano tutti i romanzi francesi. Secondo me questa è la spiegazione per la quale io vivo bene a Parigi. Ha poco a che fare con la Francia di oggi”.

Sul caso Borri: guardare il dito e non la luna

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Qualche giorno fa il pezzo di Francesca Borri ha dato il via a un acceso dibattito in rete. Pubblichiamo un commento di Ilaria Maria Sala, giornalista freelance socia dell’agenzia di giornalisti indipendente “Lettera22”.


di Ilaria Maria Sala

Dico anch’io la mia sulle questioni sollevate dall’articolo di Francesca Borri. Con alcune premesse: non la conosco, non l’avevo mai letta prima e non amo il suo stile, sono freelance da tutta la vita ma non ho mai fatto la giornalista di guerra.

Dopo l’iniziale sgomento dato da una denuncia così accorata, ecco che molti hanno cominciato a chiederle ma tu a che ora eri e dove? In Bosnia? Quando la guerra era finita? E come hai fatto a vedere del sangue? E ad Aleppo? Ma guarda che non c’eri solo tu. Etc. I problemi che solleva – secondo me reali e gravi – è bene discuterli.

La ragazza – magari antipaticissima – è in Siria, che non sembra certo il migliore posto in cui essere, ma si discute della sua scelta e non: chi è il fetentone che ti pubblica per una miseria, che forse delle responsabilità le ha? Invece: ma questo ginocchio come sarebbe che ti hanno sparato e non lo sapevamo? E non si è sfracellato? Perché disquisire di menischi e di proiettili, ma non del fatto che pagare 70 dollari a pezzo è causa, non sintomo, di una stampa scadente?