Esordi con animali

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Pubblichiamo di seguito tre recensioni scritte da Giorgio Vasta su tre libri di scrittori esordienti italiani usciti tra il 2014 e il 2015, romanzi che possiedono un tratto comune: l’umano è messo allo specchio della fenomenologia animale. I libri in questione sono Un giorno per disfare di Raffaele Riba (66thand2nd), Il grande animale di Gabriele Di Fronzo (nottetempo) e Dalle rovine di Luciano Funetta (Tunué). La prima recensione è inedita, le altre due sono uscite sul Venerdì. Nella foto, un’opera dell’artista californiana Crystal Morey (fonte immagine).

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In un passaggio di Mon Oncle d’Amérique Alain Resnais alterna le immagini di una crisi domestica tra marito e moglie con la stessa situazione riletta in chiave etologica: ci sono ancora il marito e la moglie ma al posto delle loro teste umane sono comparse quelle bianche di due topolini da laboratorio. Lo scontro è il medesimo ma il senso che ne discende è molto diverso. L’intenzione di Resnais – che basò il suo film sull’Elogio della fuga del biologo del comportamento Henri Laborit – non è di ridurre tout court l’umano alla dimensione animale, ma di evidenziarne l’inquietante ambigua prossimità.

Ancora Zelda

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Il 10 marzo 1948 moriva Zelda Fitzgerald. Pubblichiamo un intervento di Tiziana Lo Porto, autrice insieme a Daniele Marotta di Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax). (Fonte immagine)

Il fatto è che a un certo punto Zelda Fitzgerald ritorna sempre. Protagonista o personaggio minore, da quasi un secolo la ritroviamo dentro racconti e romanzi (a partire da quelli del marito F. Scott), film per il cinema e la tv, videogiochi, collezioni di moda, negozi vintage, nomi di riviste, ristoranti, marmellate, tacchini, qualunque cosa. E nessuno si è stancato di lei. C’è stato un momento, mentre scrivevo la sceneggiatura di Superzelda, in cui avevo deciso di aggiungere un’appendice in fondo al libro per dare testimonianza della presenza di Zelda dopo la morte di Scott. Poi il capitolo continuava a crescere e mi sono resa conto che sarebbe stato più lungo del resto libro. Ho lasciato perdere.

I nuovi freak

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Questo pezzo è uscito su XL – la Repubblica. (Le foto sono di Ilaria Magliocchetti Lombi)

A Coney Island ci arriviamo per caso e per curiosità. Una mattina di giugno io e Ilaria ci ritroviamo al 1208 di Surf Avenue davanti all’edificio basso e colorato del Coney Island Circus Sideshow con i suoi grandi pannelli che raccontano per immagini vari prodigi. Dentro il bar del locale gli stessi prodigi in carne e ossa: la donna barbuta, il fachiro, la mangiatrice di fuoco, il contorsionista. Affascinate decidiamo di entrare e guardare lo spettacolo. Di lì in avanti e per un paio di mesi resteremo intrappolate nelle storie di questi nuovi freak del ventunesimo secolo che per mestiere, natura e vocazione intrattengono il pubblico con le loro arti e deformità.

Con la parola freak si indicavano un tempo i fenomeni da baraccone, ovvero quelle persone deformi fisicamente che si esibivano nei circhi. Di quei freak si ha storia e memoria grazie al bellissimo romanzo di Victor Hugo L’uomo che ride, all’ottimo saggio di Leslie Fiedler Freaks. Miti e immagini dell’io segreto e soprattutto al film capolavoro di Tod Browning del 1932 Freaks. Nel film Hans, il nano di un circo, si innamora di una donna normale e avvenente che lo raggira sposandolo per poi cercare di ucciderlo. La donna si tirerà dietro le ire della ex di Hans, nana anche lei, e degli altri freak del circo che infine la mutileranno trasformandola in una di loro. “L’autentico freak è uno di noi”, scriverà mezzo secolo dopo Fiedler nel suo saggio, spiegando poi che la distanza dalla normalità è meno di quanto si creda.