Il Fantasy in una foto di famiglia

gondor

di Sandro Ristori

Ricordate la vecchia metafora della foto di famiglia? Non è facile capire quale tratto accomuna tutti i fratelli; magari due cugini non si assomigliano affatto tra loro, e con ogni probabilità un nipote è molto, molto diverso da uno zio, o da un nonno. Eppure. Eppure c’è qualcosa di indefinibile che li unisce, fosse anche solo un’espressione, un lampo fugace degli occhi. Quella che si dice “l’aria di famiglia”.

Così è il fantasy. Una famiglia numerosa, vivace, chiassosa e irregolare. Le porte di casa sono sempre aperte, tutti possono entrare.

I confini del mondo. Morte e reincarnazione negli inediti di Tolkien

tolkien

di Edoardo Rialti
“In tristezza dobbiamo lasciarci, ma non nella disperazione. Guarda! Non siamo vincolati per sempre a ciò che si trova entro i confini del mondo, e aldilà di essi vi è più dei ricordi. Addio!” Con queste parole il re umano Aragorn si accomiata morendo dalla consorte elfica che ha rinunciato all’immortalità per stare con lui e che, per amara ironia, non ha neppure la consolazione di spirare con l’uomo che ama. È molto difficile condensare lo sguardo di un artista in una sua frase o immagine; tuttavia, se dovessi sceglierne una per J. R. R. Tolkien, forse è proprio questa che sceglierei. È vero delle civiltà come delle opere dei singoli, la morte fa parte della definizione della vita, come e forse più della cornice che delimita il quadro. Come scriveva lo storico Huizinga, “nella storia non meno che nella natura la morte e la nascita camminano sempre di pari passo”.

Tolkien ne era intimamente persuaso e nettamente consapevole, tanto che l’esperienza della Morte percorre tutta la produzione come un vero e proprio Leitmotiv. Non è certamente un caso che Il Signore degli Anelli si apra con una poesia che parla dei “mortal men doomed to die” (che pare echeggiare quel “brotoi” omerico che andrebbe tradotto non come “mortali” ma tragicamente, inesorabilmente “morenti”) e si concluda nel cratere di un “Mount Doom”. In una lettera al figlio lontano, notava il paradosso (“divino”, per lui) per cui proprio “il presagio della morte, che fa terminare la vita e pretende da tutti la resa, può conservare e donare realtà ed eterna durata alle relazioni su questa terra che tu cerchi (amore, fedeltà, gioia), e che ogni uomo nel suo cuore desidera.” E in una lettera sulla sua opera, spiegava che “se mi venisse chiesto, direi che il racconto non tratta in realtà del potere e del dominio: due cose che si limitano ad avviare gli avvenimenti; tratta della morte e del desiderio di immortalità”- per poi aggiungere significativamente “che è come dire che il racconto è stato scritto da un uomo!”

Dati sulla lettura: apocalittici, elitari e male informati

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Cosa ci dicono i dati sulla lettura e sull’acquisto di libri? Pubblichiamo un intervento di Alessandro Gazoia (jumpinshark) che arriva in libreria con Come finisce il libro. Contro la falsa democrazia dell’editoria digitale.

Il 23 marzo Giovanni Solimine così sintetizzava nel suo blog i dati sulla lettura e l’acquisto di libri per il periodo 2011-13 rilevati da Nielsen:

troviamo una conferma delle tendenze al ribasso sia per quanto riguarda la percentuale dei lettori (dal 49% al 43% in due anni), sia per quella degli acquirenti di libri (dal 44% al 37% in due anni). La sfasatura tra libri letti e libri acquistati si spiega col fatto che quasi il 40% dei libri letti, forse anche per effetto della crisi economica, viene da circuiti non commerciali (le biblioteche coprono il 18% delle provenienze). Complessivamente si sono “persi” 3 milioni di lettori nell’arco di un biennio. […] Tra i lettori prevalgono le donne e i giovani (si legge più della media tra i 14 e i 19 anni e tra i 25 e i 34), i residenti al nord-est e le persone con un titolo di studio elevato.

Non è un paese per elfi

orecchie elfo

Questo articolo è uscito su Orwell, supplemento culturale del quotidiano Pubblico. (Modificazione corporea di Russ Foxx)

Metti di giocare a Dungeons & Dragons da vent’anni, ma di aver sempre tenuto la cosa distinta dalle tue letture; pudore, forse. Poi un giorno entri in libreria e ti avvicini, quasi per caso, alla sezione fantasy. Gli autori sono dozzine. Svariati i nomi italiani. Stai quasi per comprare qualcosa, per capire (in realtà, pensi che leggere una storia di magia ti andrebbe anche: di certo deve essere un’esperienza rassicurante – e poi la Terra di Mezzo ti manca così tanto…), tuttavia orientarsi non è banale. Ne sfogli un paio, ma hai la sensazione che ti manchino proprio gli strumenti per scegliere.

Essere antifascisti in Italia nel 2011

Essere antifascisti nel 2011, ossia essere fedeli a quel dettato costituzionale che fonda la nostra comunità sociale, vuol dire probabilmente aver imparato a conoscere l’evoluzione dell’ideologia fascista rispetto al Ventennio, poter riconoscerne una sintomatologia diffusa anche nel discorso pubblico, aver trovato i modi di combattere quest’ideologia. Se da un punto di vista strettamente politico il fascismo per fortuna è un fenomeno minoritario in Italia (nonostante esistano varie realtà che vi s’ispirano implicitamente e esplicitamente: da Casa Pound a Forza Nuova a Destra Sociale…), il fascismo da un punto di vista culturale è un fenomeno molto più plastico e esteso.

Tolkien e la destra: una storia italiana

Fin dagli anni Settanta è cominciato un processo di sistematica appopriazione dell’universo tolkieniano da parte dei movimenti e partiti di Destra; poiché in questi giorni si è riaperto il dibattito su questo autore e sul suo immaginario, pubblichiamo un estratto da L’anello che non tiene, di Lucio Del Corso e Paolo Pecere, testo da noi […]