La Costituzione, in prima persona.

gal_4

Oggi, martedì 28 gennario alle 17 e 30, presso il Dipartimento di Filosofia, a Villa Mirafiori, nell’aula XII, Via Carlo Fea 2, 00161 Roma, Tomaso Montanari terrà una relazione dal titolo Patrimonio artistico e democrazia come primo incontro del seminario permanente, organizzato dalla Cattedra internazionale Emilio Garroni dedicato al tema di una “Topologia del senso comune”. Questo è il sito del progetto. Chi non ha avuto la fortuna di ascoltare Emilio Garroni quand’era vivo, si guardi almeno questo video. Questo qui sotto è l’abstract dell’intervento.

Il più importante repertorio di immagini della prima età moderna – l’Iconologia di Cesare Ripa – contiene un’allegoria della Conservazione il cui senso è che la «durazione» delle cose si può assicurare solo a condizione di una «trasmutazione».
È proprio così: l’ambiente e il patrimonio storico e artistico della nazione italiana dureranno solo se gli italiani «trasmuteranno» la loro mentalità. Per farlo abbiamo bisogno di pensieri diversi, di parole che non siano quelle – fruste, inefficaci, fallimentari – che affondano ogni giorno il discorso pubblico italiano. Di un altro modo per guardare alla funzione della cultura.

Stare in società sì, ma per cambiarla. Tomaso Montanari: una controreplica a Antonio Scurati

duello

Pubblichiamo una replica di Tomaso Montanari all’articolo di Antonio Scurati (Stare in società), scritto a propria volta per rispondere a Il Rinascimento in salsa tonnata, da Eataly dello stesso Montanari. di Tomaso Montanari «E come avvien quand’uno è riscaldato, / Che le ferite per allor non sente, / Così colui, del colpo non accorto,/ Andava combattendo, […]

Stare in società: una replica di Antonio Scurati a Tomaso Montanari

eatalyfirenze

Pubblichiamo una replica di Antonio Scurati all’articolo di Tomaso Montanari Il Rinascimento in salsa tonnata, da Eataly.

di Antonio Scurati

Tomaso Montanari è un onesto intellettuale. Difende principi e valori largamente condivisi, anche dal sottoscritto. Per questo motivo ho deciso di rispondere al suo basso attacco polemico. Tomaso Montanari è, però, anche un intellettuale onesto. Uno di quelli che fanno della probità e della rettitudine una bandiera continuamente sbandierata. Per questo motivo la disonestà intellettuale lo disonora specificamente. L’articolo con cui attacca (anche) me per attaccare Farinetti, e Farinetti per attaccare Renzi, rientra, temo, in questa fattispecie.

Innanzitutto, brevemente, il fatto. Qualche tempo fa, Oscar Farinetti, patron di Eataly e, sia detto per trasparenza, mio caro amico da diversi anni, in vista dell’apertura del negozio di Firenze, mi chiese di concepire una breve narrazione del Rinascimento fiorentino destinata ad accompagnare il percorso all’interno del punto vendita. Anzi, una narrazione brevissima: il Rinascimento in trenta immagini e trecento righe. Qualcosa che, adottando le modalità fulminee e visuali di comunicazione oggi prevalenti nei new media, facesse opera di divulgazione culturale in un luogo con altra vocazione.

Il Rinascimento in salsa tonnata, da Eataly

David_di_Michelangelo_grasso

Questo articolo è uscito in una versione più breve sul Fatto Quotidiano. di Tomaso Montanari «Eataly presenta il Rinascimento»: è scritto all’ingresso del nuovo negozio di Firenze. E senza un filo di ironia. Esattamente come fa Mac Donald’s, che a Roma dipinge sulle pareti rovine classiche e in Toscana i cipressi, anche la catena di […]

Il garante dello stato delle cose: Matteo Renzi

renzi

Pubblichiamo il discorso tenuto da Tomaso Montanari all’assemblea pubblica su «Firenze non è una merce. Renzi, il governo della città e la Costituzione» tenutasi a Firenze il 25 novembre. (Fonte immagine: ANSA/Maurizio Degl’Innocenti)

Tra meno di due settimane il Partito Democratico affiderà se stesso, quel che resta della Sinistra e soprattutto del Paese a Matteo Renzi.

Lo farà senza convinzione: per mancanza di meglio. Ed è forse per questo motivo che nessuno si chiede veramente chi sia e che cosa rappresenti Matteo Renzi. Come uno struzzo, l’Italia mette la testa sotto la sabbia: preferisce non sapere.

Si parla del clan di Renzi, dei poteri fortissimi che lo sostengono e ne tirano i fili, perfino dei suoi abiti firmati: ma non delle sue idee, del suo programma, dell’Italia che vuole.

Ma noi fiorentini sappiamo chi è Matteo Renzi. E non possiamo, non dobbiamo tacere.

Con il suo quinquennale non-governo Firenze si è trovata in una posizione del tutto singolare: da una parte è stata abbandonata a se stessa da un’amministrazione rinunciataria, latitante e ben decisa a non sostituire, ma semmai ad affiancare, i preesistenti centri di potere; dall’altra si è vista trasformare in un laboratorio politico in cui è stato possibile conoscere in anteprima i connotati dell’Italia del prossimo futuro.

Mercanti nel templi

santa-maria-novella-church-florence3

Pubblichiamo un intervento di Tomaso Montanari, autore del pamphlet Le pietre e il popolo. Restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane, uscito su Il Fatto Quotidiano. Stasera alle 21.15 Tomaso Montanari e Salvatore Settis incontrano i cittadini di Firenze in un’assemblea pubblica sul tema Firenze non è una merce. Su Renzi, il governo della città e la Costituzione.

Giovedi scorso Salvatore Settis ha indirizzato, dalla prima di «Repubblica», una eloquente lettera in cui ha elencato al cardinale Angelo Scola tutte le ragioni per cui sarebbe grave installare nel Duomo di Milano un ascensore che porti fino ad una terrazza-bar da realizzare tra le guglie: un pio ritorno alla Milano da bere che circola almeno da luglio, e che ha trovato un pericoloso sponsor nel ministro Maurizio Lupi.

Così conclude Settis: «Dobbiamo forse immaginare che ogni campanile, ogni cattedrale, ogni palazzo pubblico debba essere svilito aggiungendovi ascensori e terrazze-bar e noleggiandolo a ditte private che non vi vedono altro se non un’occasione di profitto? Dobbiamo forse suggellare per sempre, perfino nelle chiese, l’idea che il denaro è l’unico valore corrente? Una sola parola viene in mente per definire l’idea-base che una chiesa debba servire di supporto ad attività di intrattenimento commerciale. Questa parola è: simonia». Sacrosanto: solo che purtroppo non si tratta solo di immaginazione.

A Napoli solo l’intervento di Italia Nostra (nello scorso febbraio) ha evitato che la Curia realizzasse una caffetteria sulla terrazza absidale del Duomo.

Lo stato dell’Arte al luna park

antonellodamessina

Inizia oggi a Roma la quinta edizione del Salone dell’editoria sociale. Il tema di quest’anno è “la grande mutazione” e il programma è molto ricco: più di quaranta incontri tra tavole rotonde, dibattiti, presentazioni di libri, musica e video. Oggi alle 16.15 Tomaso Montanari presenta Le pietre e il popolo. Restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane. Introduce Goffredo Fofi e interviene Vittorio Giacopini.

Pubblichiamo un intervento di Tomaso Montanari uscito sul Fatto Quotidiano il 21 agosto 2013.

L’unica associazione sensata che scaturisce dai nomi di Michelangelo e Jackson Pollock è probabilmente un altro nome: Michael Jackson. È infatti solo un travestimento pop-trash che può consentire di accostare questi due artisti, accoppiati per stupire il popolo. Eppure la mostra clou del cartellone dell’anno prossimo è proprio questa genialata dei «geni a confronto».

Si terrà a Firenze, nientemeno che nel Salone dei Cinquecento ed è «l’evento artistico con cui Matteo Renzi pensa di chiudere il mandato» (così l’anticipazione di «Repubblica»). L’evento c’entra così poco con la storia dell’arte, che lo sta organizzando Marco Carrai, noto come il «Gianni Letta di Renzi»: l’anima ciellina-finanziaria cui il sindaco ha affidato la Firenze Parcheggi, la Cassa di Risparmio, l’Aeroporto e ora anche Michelangelo. D’altra parte, dopo il buco nell’acqua (oltre che negli affreschi vasariani) della ricerca del Leonardo perduto, bisognava pur inventarsi qualcosa, per riempire il Salone di Palazzo Vecchio. Certo, di questo passo arriveremo presto ai Bronzi di Riace contro Holly e Benji (come predice Christian Raimo), o alla riedizione di Godzilla contro Maciste.

Patrimonio e integrazione

Lampedusa

Tomaso Montanari, autore di Le pietre e il popolo. Restituire ai cittadine l’arte e la storia delle città italiane, tutti i lunedì sul Fatto Quotidiano firma una rubrica di storia dell’arte dedicata ai bambini. Pubblichiamo il suo ultimo intervento. (Immagine: la Spiaggia dei Conigli a Lampedusa.)

Come si chiamano i vostri compagni di classe? Quelli dei miei figli si chiamano Lorenzo e Tommaso, ma anche Nazarj e Pawan; si chiamano Elena, Caterina o Mattia, ma anche Whalidh e Danna. E i loro nomi fanno subito capire che alcuni sono nati in Italia, altri no. Ma vanno tutti alla stessa scuola: una scuola pubblica (cioè di tutti, e per tutti) che si chiama «Francesco Petrarca». Per andarci, camminano in una strada antica, e di fronte alla scuola c’è una chiesa costruita trecento anni fa, piena di quadri e di statue in parte anche più antichi.

Città d’arte in vendita: l’emporio Italia

venezia_navi

Venezia e le Grandi Navi: pubblichiamo un intervento di Tomaso Montanari, autore di Le pietre e il popolo, uscito sul Fatto quotidiano. Oggi Montanari è stato ospite di Concita De Gregorio a Pane quotidiano, la nuova trasmissione di Rai Tre. Questa sera alle 20.15 andrà in onda la replica della puntata.

L’assedio perpetuo e invincibile delle Grandi Navi non è che il culmine teatrale e simbolico della morte di Venezia, e del suicidio del nostro Paese.

Venezia non è più una città: i suoi cittadini sono espulsi, giorno dopo giorno, da un processo (ormai avanzatissimo) di trasformazione in macro-oggetto di consumo con servitù inclusa nel prezzo. I numeri sono chiari: contro 8 milioni di turisti che vi trascorrono almeno una notte e 12 milioni di turisti-cavallette giornalieri, a Venezia resistono meno di 59.000 residenti (calati del 66% in sessant’anni: erano 174mila all’inizio degli anni Cinquanta).

L’Arcipelago delle Zone Interdette

Giuseppe Stampone Saluti da L'Aquila (2010)

Questo pezzo è apparso su Artribune come quarta puntata di una serie di articoli dal titolo “Nuovi paesaggi urbani”. (Immagine: Giuseppe Stampone, Saluti da L’Aquila, 2010.)

L’Italia è punteggiata da Zone Interdette, Zone Rosse, Zone Proibite: oltre a L’Aquila, Taranto e l’Ilva, il cantiere TAV in Val di Susa, Lampedusa e i numerosissimi CIE sparsi per la Penisola.

Queste Zone, che disegnano un arcipelago, sono al tempo stesso la struttura del presente distopico italiano, e le microrealizzazioni in questo presente di uno dei futuri del nostro Paese e dell’Occidente. All’interno di questi spazi, un futuro precipita nel presente. L’Arcipelago delle Zone Interdette vive sovrapposto a quello delle microutopie, anch’esse concentrate nello spazio e nel tempo: i molti luoghi italiani in cui la cultura agisce per la trasformazione e non per la rimozione dei traumi, in cui la cultura ha avviato quei processi di ricostruzione dell’identità individuale e collettiva di cui abbiamo bisogno. Questi due esperimenti di futuro per il momento convivono: coesistono.