Una nave-bara nel buco nero del naufragio

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Questo articolo è uscito sul manifesto il 6 ottobre. (Immagine: Filippo Monteforte/AFP/Getty Images)

C’è un fantasma rimosso alle spalle dell’ultima orrenda e incommensurabile strage di Lampedusa: il fantasma della Kater i Rades, la piccola motovedetta albanese carica di uomini, donne e soprattutto bambini, affondata dopo essere stata speronata da una corvetta della nostra Marina Militare impiegata in operazioni di “harassment”, cioè dissuasione e respingimento. Era il 28 marzo del 1997, la sera del Venerdì santo. La strage del Canale d’Otranto, già evocata in questi giorni sul “manifesto” da Tommaso Di Francesco e da Alessandro Dal Lago, costituisce uno spartiacque nell’italica percezione dei viaggi dei migranti e della protezione dei “sacri confini”. Fu la prima grande strage avvenuta davanti alle nostre coste (anche se il numero accertato di 81 vittime tra corpi ritrovati e corpi tuttora ufficialmente dispersi, comunque esorbitante, rischia di impallidire di fronte all’ultima ecatombe di Lampedusa).