Il fumetto in prima persona

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, la prefazione di Emanuele Trevi al volume Annalisa e il diavolo, raccolta di racconti a fumetti di Guido Buzzelli uscita per Coconino Press – Fandango.

di Emanuele Trevi

Non credo che esista in tutta la storia del fumetto d’autore un uso poetico e narrativo della propria identità paragonabile, considerate la ricchezza e l’efficacia delle soluzioni, a quello di Guido Buzzelli, artista capace di attraversare lo Specchio di Alice con la stessa facilità con cui noi esseri normali varchiamo le porte a vetri del supermercatoo della banca. Eccolo lì, piantato nel bel mezzo delle sue visioni, con la barba ben curata, i lineamenti affilati, il corpo agile e snello, la dimessa eleganza dei vestiti. Ricordo che, ai bei tempi delle riviste, la prima cosa che facevo quando mi imbattevo in una storia di Buzzelli, era proprio accertarmi della sua presenza.

Tommaso Landolfi e la parola morta

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro di Matteo Moca Tra parola e silenzio – Landolfi, Perec, Beckett.

Nel 1964, con un racconto contenuto nella raccolta Tre racconti, Tommaso Landolfi porta all’estremo la sua riflessione sul linguaggio, in una storia che si concluderà con un sacrificio rituale all’altare dell’impossibilità di comunicazione e del silenzio. Si tratta di La muta, racconto di chiaro impianto dostojevskiano riconoscibile nei risvolti dell’incubo che si consuma. La storia viene raccontata in un’atmosfera ambigua, in cui non è facile distinguere nettamente atrocità e sublimazione, mancato abbandono sessuale e successiva punizione, sorretta da una lucidità narrativa capace di consegnare all’ansia diffusa e alla nevrosi del protagonista l’ambiguità di cui si parlava.

Fantasmi iperrealistici. Sui racconti di Luca Ricci

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Questo articolo è uscito su L’immaginazione (nell’immagine: una scena da Funny Games di Michael Haneke, 1997) .

Nonostante il perdurante quanto ingiustificato ostracismo da parte della grande editoria, il racconto continua a essere la forma più esemplare della narrativa italiana. Non per nulla alcuni dei nostri scrittori più interessanti di questi anni si sono espressi al meglio nell’ambito delle forme brevi, e non certamente in quello del romanzo di ampio respiro.

Tra gli autori di racconti delle ultime generazioni, un nome si eleva nettamente al di sopra degli altri: quello di Luca Ricci. Il suo talento è emerso fin dai libri esordiali (Duepigrecoerre d’amore, 2000, e Il piede nel letto, 2005, apparsi presso editori semiclandestini e da tempo introvabili), per poi ottenere una prima, importante consacrazione con l’uscita presso Einaudi di L’amore e altre forme d’odio (2006), forse la migliore raccolta di racconti apparsa in Italia negli anni Zero.