Cosa succede ad Atene

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Questo pezzo è uscito sul Fatto Quotidiano, che ringraziamo.

Una delle feste nazionali più importanti in Grecia cade il 28 ottobre. È il giorno del “Grande No”. Il No con cui Ioannis Metaxas nel 1940 rispose a Mussolini e alla sua pretesa di occupare militarmente il Paese. Nel nuovo millennio greco, invece, non esiste data più importante del 12 luglio 2015. La notte in cui Tsipras ha trasformato un altro “Grande No” in un drammatico Sì. La notte in cui l’attuale Premier sconfessò il risultato del referendum di una settimana prima in cui oltre il 60 per cento dei Greci aveva rifiutato il memorandum imposto dalla Troika, firmandone uno a condizioni ben peggiori del precedente.

Cosa fare del Sud

questione meridionale

Questo pezzo è uscito su La Gazzetta del Mezzogiorno di Oscar Iarussi Che palle, il Sud. Come dite? No, non ci sono le virgolette: non è una citazione di qualcuno, lo dicono tutti. È un pensiero talmente interiorizzato, incistato nel corpaccione flaccido sebbene elettrico dell’opinione in pubblico, da risultare veritiero agli occhi dei più (nessuna […]

La mia piccola estate austriaca (al Lido di Venezia)

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Tra qualche animo facile allo spavento, ha destato scandalo il fatto che, subito dopo la vittoria dello Strega, rispondendo alle tante domande dei giornalisti, a un certo punto mi sia trovato a parlare anche di Grecia. Parlare di politica – abbagli compresi – fa parte della tradizione letteraria europea, a cui può capitare che io non mi sottragga.

L’accusa di un doppio binario (usare codici diversi, a seconda che si scriva un romanzo o si intervenga sulla vita pubblica) la scaglia di solito chi ama più un’ideologia che la letteratura. Sempre che della letteratura si conoscano i meccanismi. E sempre che l’ideologia non sia quella di un sé ferito, verso la quale ho sempre comprensione.

Faccio un esempio. Matteo Salvini, che sulla pagina di un quotidiano attaccherei in modo deciso (mi interessano in quel caso i valori e le idee di cui si fa portatore, non l’uomo in sé), se fosse invece il personaggio di un mio romanzo diventerebbe subito un mio simile, un fratello. Cercherei di diventare io stesso, Matteo Salvini (“Matteo Salvini c’est moi”), pur di renderlo letterariamente credibile. Ci vuole dello spirito, del resto, per dire “sono una cretina” (Flaubert su Bovary).

A ogni modo, in questa estate mi ha fatto compagnia il Majakovskij di Serena Vitale. E poi, sollecitato da Marco Belpoliti per gli amici di Doppiozero, ho denunciato altre mie letture estive. Eccole. L’autodenuncia non merita almeno un’attenuante? Buone giornate.

di Nicola Lagioia

Nell’estate del disfacimento dell’idea di Europa per come l’avevamo immaginata, mi rifugio da settimane in ciò che fu il cuore del nostro continente prima del doppio suicidio – le due guerre mondiali – che pose fine alla modernità. Nell’estate del 2015 provo a inseguire il fantasma dell’Austria, sempre che io ne sia degno, lo spettro di due autori in particolare: Trakl e Musil.

Il desiderio di morte come progetto politico

Barbara-Spinelli

Quello che la prima volta si manifesta in tragedia, la seconda lo fa in farsa. E la terza – la definitiva, la terminale – come lettera da Parigi. Lo psicodramma Spinelli e l’esperienza della Lista L’Altra Europa con Tsipras sono finiti ieri, nel modo peggiore che si poteva immaginare: un suicidio mascherato da sopravvivenza. Barbara Spinelli, dopo giorni di silenzio andropoviano, ha inviato una mail da Parigi, che potete leggere qui. E invito a farlo, a leggerla, dico, per intero; perché è uno dei documenti più rappresentativi della sinistra italiana, della sua incapacità a comunicare, della sua deresponsabilizzazione patologica, del suo narcisismo laschiano conclamato, del suo desiderio di morte, della sua fame saturnina.

Sulla vittoria di Renzi

Italy's PM Renzi holds a news conference at an European Union leaders summit in Brussels

«Matteo Renzi è il leader ideale del partito cui vorrei fare opposizione, nel senso che – secondo una logica un po’ anglosassone – lo considererei una ragionevole alternativa di centro-destra a quella che io vorrei che fosse la mia forza di centro-sinistra». Ogni volta che in questi dieci giorni qualcuno mi ha chiesto cosa pensassi del trionfo del Pd di Renzi, mi è rimbombato in mente questo passaggio della mail che il mio amico Tullio mi ha mandato all’indomani del voto. Mi pare proprio così: abbiamo passato vent’anni a lamentarci che, per colpa dell’anomalia di Silvio Berlusconi, in Italia non esisteva una destra democratica, moderata, civile, europea: e ora eccola qua. Certo, magari non avremmo voluto che – come in Alien – uscisse dalla pancia della sinistra, fagocitandola. Ma è andata così.