L’insistenza (e l’eredità) di Sparta

2014-08-24 17 foto di enrica speziale c

SPARTA. “Concava, avvallata” la definivano i cantori omerici all’inizio dell’Iliade. E così appare ancora oggi, la grande Sparta, per chi s’introduca, provenendo da nord, fra le montagne che cingono la valle del suo fiume sacro: l’Eurota. A ovest il Taigeto svetta oltre i 2.400 metri. A est, il Parnone si ferma poco sotto i 2000. In mezzo, è ancora fertile la vallata inespugnabile, la fortezza naturale che rese inutile qualsiasi cinta muraria per la città che dominò militarmente, produsse istituzioni invidiate e celebrate da immensi scrittori, retori e filosofi (su tutti, Platone) e la cui fortuna nei secoli è decaduta in senso inversamente proporzionale rispetto a quella che era stata la sua importanza. Forse la colpa è di quell’ “atenocentrismo” attraverso cui nei secoli i moderni hanno voluto rileggere la storia dell’Ellade antica. Forse è stata una presunzione democratica contro l’indefinibile assetto costituzionale di una polis dominata da due re e che pure non si poteva definire un regno; una polis governata da un consiglio di 28 anziani (la gerusia) e che pure non si poteva definire oligarchia; una polis animata da un’assemblea popolare e che pure non si poteva definire democrazia. Forse è stato un pregiudizio contro gli uomini che sconfissero Atene, contro la chiusura alle novità, il loro conservatorismo. Tucidide, il grande storico del V secolo, aveva scritto: “se oggi la città dei Lacedemoni venisse abbandonata e rimanessero solo i templi e le fondazioni degli edifici, i posteri difficilmente potrebbero credere alla potenza e alla fama di Sparta”. Qualche decennio più tardi, Senofonte scrisse: “Riflettevo su come Sparta, una delle città meno popolose, sia divenuta una delle più potenti e celebri della Grecia e mi stupivo di come fosse accaduto. Poi pensai alle istituzioni degli Spartiati e finii di stupirmi”. Oggi, per chi penetra tra le vie della città che fu rifondata nel 1834 da Ottone di Baviera, primo re della Grecia indipendente, le parole degli storici antichi risuonano di un’eco funesta. Dove sono quei pochi monumenti pubblici? E dove si possono rintracciare le grandi istituzioni antiche?