“Fosse stato per me non sarei mai diventato regista”: intervista a Ettore Scola

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Ieri sera è mancato Ettore Scola, uno dei grandi maestri del cinema italiano e mondiale. Per ricordarlo riproponiamo un’intervista di Malcom Pagani e Fabrizio Corallo uscita sul Fatto Quotidiano, che ringraziamo. (Fonte immagine)

di Malcom Pagani e Fabrizio Corallo

Del tessuto giovanile rammenta le striature: “Lo sceneggiatore deve essere un po’ sarto e un po’ puttana. Se vuole che il vestito venga bene deve tener conto di chi lo indosserà, regalargli delle gioie, farlo sentire amato”. Del mestiere di regista che lo ha candidato all’Oscar 4 volte e reso venerato maestro (“ma non mi ci sento, in fondo Arbasino e Berselli li avevo letti poco”) ricorda il timbro dei suoi eroi minori: “Anche se nei progetti che scrivevamo non pulsava mai il pregiudizio, non si può negare che i protagonisti dei nostri film non fossero spesso degli stronzi” e il sollievo di abbandonarlo a tempo debito: “Il regista è uno schiavo. Fa un lavoro lungo, noioso, ripetivo e scandito da orari canini. Si sveglia all’alba e quando è buio, trotta ancora per preparare il giorno successivo. Appena potevo fuggire, fuggivo. Con l’età, la pigrizia ha superato qualunque altra considerazione. Quando mi chiedono perché non giro più rispondo seccamente: ‘Mi sono preso un decennio sabbatico’”.

Ricordando Giuseppe Fava

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Il 5 gennaio del 1984 moriva Giuseppe Fava. Lo ricordiamo con un pezzo di Mario Valentini. (Fonte immagine: Coordinamento Fava.)

di Mario Valentini

Nel mese di maggio del 2012, durante i giorni del ventennale della strage di Capaci, ero impegnato a progettare un evento pubblico su Giuseppe Fava all’interno di una rassegna su Werner Schroeter, uno dei principali autori del Nuovo Cinema Tedesco. Tra i film di Schroeter programmati c’era Palermo oder Wolfsburg, mai circolato in Italia, un film sull’emigrazione siciliana in Germania che nel 1980 vinse l’Orso d’oro a Berlino. Il film era stato sceneggiato dallo stesso Schroeter con Giuseppe Fava, che poi aveva rimesso mano alla sceneggiatura e ne aveva tratto il suo ultimo romanzo, Passione di Michele. È forse il suo romanzo più bello e non parla, direi quasi per nulla, di mafia. Speravo che l’evento palermitano potesse essere una buona occasione perché qualcuno cominciasse a riconsiderare in sede critica una parte della sua opera forse troppo frettolosamente accantonata.