Lanier: il web sta uccidendo la classe media

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Questo pezzo è uscito su il Venerdì di Repubblica.

Berkley. La stanza dove lavora è un antro platonico. Per arrivarci bisogna superare canyon di libri e oggetti per terra. Ma il massimo livello di entropia si raggiunge varcando la porta. Un grande computer su un lato e, subito dietro la sedia, una selva di strumenti musicali: chitarre di ogni genere ed epoca, mandole, sitar, arpe, tamburi, cembali, appoggiati o appesi al soffitto basso, insonorizzato con una gomma nera. Al riparo di questo buio microcosmo domestico Jaron Lanier ha a lungo creduto, restando nella metafora, alle ombre riflesse sullo schermo. All’opinione diffusa, che da pioniere della realtà virtuale ha contribuito a creare, secondo la quale internet fosse la soluzione di tutti i mali. La garanzia autoevidente che le magnifiche sorti progredivano. Poi però ha assistito all’implosione dell’industria musicale («Vale un quarto di quanto valeva solo pochi anni fa. Presto varrà un decimo»). Ha visto sale di registrazione chiudere, sostituite da app fai da te. E guardato con sgomento assottigliarsi le royalty di gruppi che prima ci campavano. Dice: «Si salvano giusto le star. E i liutai, perché non sono sostituibili dalle macchine».

Perché internet sta distruggendo la classe media: Intervista a Tyler Cowen

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Pubblichiamo un’intervista di Riccardo Staglianò all’economista americano Tyled Cowen uscita su la Repubblica Ringraziamo l’autore e la testata.

di Riccardo Staglianò

Il lusso supremo è potersi sdraiare in una Med-Bay. Pensate a una Tac che però guarisce ogni malattia. I fortunati abitanti di un satellite artificiale della Terra possono farlo quando vogliono. I poveri, che vivono in quel sottomondo che nel frattempo è diventato il nostro pianeta, come disperati in fuga verso una Lampedusa intergalattica sono disposti a tutto per potercisi curare.

Elysium, ovvero la diseguaglianza nel 2154, secondo Hollywood. C’è più di un punto in comune con Average Is Over, “La media è finita”, il nuovo libro di Tyler Cowen, economista eclettico della George Mason University che preconizza una polarizzazione sempre più feroce della società. Ma, rispetto alla finzione cinematografica, puntualizza che a livello globale la disparità economica si è ridotta: “È cresciuta all’interno di certi Paesi, mentre miliardi di persone uscivano dalla povertà. E poi, tornando al film, se quella sarà la vita dei ricchi, è di una noia mortale. Con la paura perenne che qualcuno tolga loro i privilegi. Quale che sia il nostro conto in banca stiamo meglio che su Elysium”.