Cime tempestose tradotto da Monica Pareschi: la nuova vita di un classico

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Da poco più di un mese è possibile rileggere Cime tempestose di Emily Brontë nella nuova traduzione che Einaudi ha affidato a Monica Pareschi (che peraltro scrive, oltre a tradurre), sulla scia, forse, dell’idea sottesa alla loro stessa collana “Scrittori tradotti da scrittori”, chiusa nel 2000, in cui a cimentarsi erano Pavese, Natalia Ginzburg, Eco, Palazzeschi e tanti altri notissimi.

Ce lo ripetiamo di continuo: quello che rende un classico tale è il fatto di essere immortale, di parlare a lettori di epoche diverse, e a uno stesso lettore nel corso della vita, permettendogli di cogliere ogni volta punti di vista, se non quasi fatti veri e propri, nuovi. È come se il libro fosse in grado di adattarsi, o contenesse, inespressi, germi di futuro.

Persone normali di Sally Rooney, il grande romanzo (d’amore?) di una ventenne

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di Valentina Berengo

I grandi romanzi non sono mai romanzi di genere. Nessuno si sognerebbe di definire Cime tempestose o Anna Karenina romanzi d’amore, o non solo. Anche se, a volerne raccontare la trama, il sentimento che ne pervade le pagine, nelle sue più complesse declinazioni, è proprio quel moto irrazionale dell’animo che, forse, è la prima spinta propulsiva della vita. I grandi romanzi sono un universo racchiuso in una scatola senza fondo, e Persone normali (Einaudi 2019, traduzione di Maurizia Balmelli) di Sally Rooney, scrittrice irlandese classe 1991, trasmette al lettore esattamente questa sensazione: che sotto ci sia sempre qualcosa, che però sfugge, restituendo la complicazione delle relazioni umane.

L’invenzione degli animali. Intervista a Paolo Zardi

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di Valentina Berengo

Paolo Zardi è uno sperimentatore. Scrittore impeccabile di racconti di solito piuttosto duri (l’ultima raccolta, La gente non esiste,uscita prima dell’estate per Neo Edizioni, è però più accogliente), ritorna periodicamente al romanzo, indugiando, nei suoi lavori meglio riusciti, su storie che si svolgono in un futuro prossimo senza essere per questo necessariamente distopiche. Il più noto è XXI secolo (Neo Edizioni, 2015, in dozzina allo Strega) mentre ora è da poco uscito per Chiarelettere L’invenzione degli animali, ambientato nel 2035.

Sai chi è lui? Berta Isla di Javier Marías

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di Valentina Berengo

Javier Marías è un romanziere inconfondibile, non c’è niente da fare: anche in Berta Isla (in questi giorni in uscita in economica per Einaudi, a un anno dalla pubblicazione, tradotto da Maria Nicola) ritrova, intessendoli in una nuova storia con nuovi contorni e confini, i suoi temi.

Sì, perché nei romanzi dello scrittore spagnolo nulla è mai come sembra: identità, realtà, fatti, pensieri, convinzioni, punti di vista potrebbero tutto d’un tratto ribaltarsi, e il lettore, pur non sapendo cosa succederà la pagina dopo, ne è in qualche modo avvertito.