Valentino Zeichen, 1938-2016

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Ci ha lasciato poche ore fa il poeta Valentino Zeichen, nato a Fiume in un giorno non meglio precisato del 1938. Tra i suoi libri ricordiamo la prima raccolta di poesie Area di Rigore (Cooperativa scrittori, 1974) e successivamente Ricreazione (Guanda, 1979), Metafisica tascabile (Mondadori, 1997) e Passeggiate romane (Fazi, 2004).

Dal volume Mondadori Poesie 1963-2003 riprendiamo Il poeta.

Il ladro di marmellata. In memoria di Remo Remotti

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Remo Remotti, poeta, drammaturgo, artista, se ne è andato ieri, a 90 anni. Lo ricordiamo con un pezzo scritto qualche tempo fa da Stefano Ciavatta per Orwell.

Il filosofo Sergio Citti non c’è più, Franco l’Accattone se la passa male, Califano sorride alla vecchiaia impietosa. Victor Cavallo se n’è andato dodici anni fa. Dura la vita per gli eccentrici, i marginali, i reucci della capitale. Solo il dandy Valentino Zeichen resiste nella sua casa di Borghetto Flaminio. Ci sarebbe poi anche Remo Remotti, pittore, attore, urlatore, nevrotico patentato. Iacobelli ripubblica la sua biografia, la più celebre, uno dei tanti tentativi del “matto di successo” di fare un bilancio esistenziale. L’edizione del 1984 di “Ho rubato la marmellata” (256 pgg., 16 euro) porta in dedica a una tale Francesca il numero di casa dell’autore e la sua più totale disponibilità a ricevere la chiamata “qualsiasi ora, per te”.

Dal 6 al 10 agosto ricordarsi l’importanza di essere piccoli

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di Azzurra D’Agostino

“Vola alta, parola, cresci in profondità.”

M.Luzi

Quando si dice che la poesia non ha seguito. Quando ci si chiede se i testi per le canzoni sono o non sono poesia. Quando ci si lamenta che non ci sono più i cantautori di una volta. Quando si sostiene la politica del ‘grande evento’. Quando si discute se meglio la città o meglio la provincia. Quando si soffre per i tagli alla cultura. Quando la cultura viene considerata intrattenimento, hobby, spreco. Queste e altre questioni su cui meditare sono affrontate in forma pratica all’interno di un piccolo festival che si svolge all’estrema periferia d’Italia, ovvero i piccoli borghi arroccati sulle cime degli Appennini. Per questo si chiama “L’importanza di essere piccoli”, perché proprio nel piccolo, nel minuscolo, cerca di porre delle domande e, allo stesso tempo, di vivere un’esperienza che renda queste domande ricordo personale e materia viva di riflessione.