Discorsi sul metodo – 8: Tom McCarthy

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Tom McCarthy è nato a Londra nel 1969; il suo ultimo libro edito in Italia è C (Bompiani 2013)
Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Dipende dai periodi, la giornata di lavoro può andare da zero a dieci ore, senza particolari costrizioni. La maggior parte del tempo non scrivo, o scrivo frasi sparse. Quando scrivo per così dire “normalmente”, senza mettermi sotto pressione, mi sa che faccio sulle mille parole in un giorno, ma la verità è che non ho questo tipo di approccio, tendo più ad alternare periodi di non scrittura a periodi di lavoro molto, molto intenso.

Discorsi sul metodo – 7: Dave Eggers

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Riprendono con Dave Eggers i Discorsi sul metodo con le interviste agli ospiti del Premio Von Rezzori.

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Dave Eggers è nato a Boston nel 1970. Il suo ultimo libro è Il cerchio, in uscita per Mondadori a novembre.

Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Nei giorni in cui scrivo – dico, in cui scrivo seriamente, in cui lavoro a un romanzo – lavoro esattamente otto ore e devo trascorrerle ininterrottamente nello stesso posto. Negli anni più recenti questo posto è una stanza a casa mia, e non la lascio per nessun motivo per otto ore esatte dal momento in cui mi metto al lavoro.
Una sessione quotidiana di scrittura deve portare a non meno di 800 parole, ovvero, per la lingua inglese, 4000 battute. Meno è inaccettabile.

Discorsi sul metodo – 6: Maylis de Kerangal

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Maylis de Kerangal è nata a Le Havre nel 1967. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è Nascita di un ponte (Feltrinelli 2013)

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Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Nei periodi di scrittura intensa quando sono “sotto” scrivo otto ore al giorno anche nove. Nei periodi di “messa in moto” tengo un ritmo più lasso, faccio anche altre cose, lascio che l’idea del libro cresca.
Non ho un limite minimo o massimo di battute, ma la verità è che in una giornata standard se non ho fatto almento tre pagine – nel formato che uso 4500 battute – non sono per niente contenta. Quando poi, dopo 4-5 mesi della suddetta “messa in moto” entro veramente nella produzione del libro, quando, come si dice “il cavallo sente la stalla”, allora devo fare dalle 8000 alle 10‘000 battute al giorno, e ne farei di più, a volte vado avanti anche tutta la notte ma ho imparato anche a interrompere deliberatamente per ripartire più forte il giorno dopo.

Discorsi sul metodo – 5: Georgi Gospodinov, Vendela Vida

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Georgi Gospodinov è nato a Yambol nel 1968. Il suo ultimo romanzo pubblicato in Italia è Fisica della malinconia (Voland 2013)

Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Sono uno scrittore pigro, lo dimostra il fatto che ho scritto due romanzi in dodici anni. Tra l’altro mi sono formato come poeta, mi considero ancora un poeta, e nella poesia questo tipo di approccio quantitativo funziona meno. Quando scrivo un romanzo, in ogni caso, sono quasi lento come con la poesia: comincio cercando di trovare una voce appropriata, ed è un processo lentissimo, cerco di seguire la voce andando avanti, facendola parlare, procedo senza editare, frase per frase, il suono della frase è tutto, ci si sposta sempre e solo frase per frase finché la linea si assesta, e da lì si genera il romanzo. Le ore di lavoro sono quindi variabili e non ho un limite minimo di battute, è più una ricerca, non avrebbe senso per me forzarla, l’importante è che proceda un poco ogni giorno. Sono consapevole che questo approccio si traduce in tempi di scrittura che per altri sarebbero inaccettabili.

Discorsi sul metodo – 4: Jonathan Lethem

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Continuano i Discorsi sul metodo con gli ospiti del premio Gregor Von Rezzori – e, in questo caso, anche della sede fiorentina della NYU. Le precedenti interviste possono essere lette qui, qui e qui).

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Jonathan Lethem è nato a New York nel 1957. Il suo ultimo libro edito in Italia è I giardini dei dissidenti (Bompiani 2014)

Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Non conto più le ore né le battute, ma ho una regola semplice e inderogabile. La mia regola è: scrivi tutti i giorni. Se ogni giorno faccio qualcosa per il libro in lavorazione, che siano quarantacinque minuti o sei ore, che sia un paragrafo o due pagine, allora mi sento a posto con me stesso.

Discorsi sul metodo – 3: Emmanuel Carrère

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Torna il Premio Gregor Von Rezzori, che ogni giugno porta a Firenze alcuni dei più bei nomi della letteratura mondiale, e con esso tornano i Discorsi sul metodo di Vanni Santoni. La serie di interviste di quest’anno comincia con Emmanuel Carrère, a cui seguiranno Jonathan Lethem, Georgi Gospinodov e Vendela Vida, e poi ancora Tom McCarthy, Dave Eggers, Maylis de Kerangal e Leopoldo Brizuela.

(Le precedenti interviste, a Cunningham, Keret, Winterson, Tóibín, Vásquez, Egan, McGrath e Greer, possono essere lette qui e qui).

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Emmanuel Carrère è nato a Parigi nel 1957. Il suo ultimo libro edito in Italia è La settimana bianca (Adelphi 2014, apparso in Francia nel 1995).

Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Non ho quantità fisse di battute o parole, dato che sia il tempo che la produttività dipendono molto, anzi completamente, dalla fase dei lavori in cui mi trovo.
Quando sono all’inizio di un libro, è tutto molto difficile e poco produttivo, devo letteralmente forzarmi per scrivere o anche solo mettermi alla scrivania, e anche quando ci riesco vado lentissimo e non riesco neanche a fare sessioni lunghe, faccio massimo tre o quattro ore, e producendo pochissimo.

Postludi dell’Ermanno

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È nata da un mesetto una nuova collana di narrativa italiana, coordinata da Vanni Santoni. Con una decisione di quasi-incoscienza la Tunué, una piccola casa editrice di Latina, ha pubblicato i primi due libri, Stalin+Bianca di Iacopo Barison e Dettato di Sergio Peter. Questo che vi presentiamo è un estratto di Dettato.

di Sergio Peter

Si sa che i prodotti dell’alveare hanno delle proprietà benefiche nella loro assunzione, scrive l’Ermanno nella sua opera principale Le mie api nel tempo, mi sono sentito dire che non è detto, dice, prima di tutto non sono ciarlatanerie, ma in termini reali sono affermazioni da parte di studiosi in tutto il mondo, dice, in quanto le api sono ben duecento milioni di anni che esistono prima della comparsa dell’uomo sul pianeta Terra e nella natura ci sono continui mutamenti, è in evoluzione, scrive, e poi la pappa reale è prevenzione, agisce come vaccino, il che non è poco dato che non sai mai quello che ti può capitare, scrive l’Ermanno, e inoltre la propoli buca le cellule di tutti i tipi di tumore e li fora come un colabrodo tant’è che, altra cosa da valutare, così l’Ermanno, chi è protagonista come apicoltore della vita delle api, come lui, dice l’Ermanno e infatti così scrive nell’opera Le mie api nel tempo, raramente è attaccato da forme tumorali.

Per Ugo Malaguti

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Aggiornamento del 14.11.13: Ugo Malaguti ha urgentemente bisogno di un tetto entro lunedì prossimo, per vicende troppo lunghe da spiegare verrà sfrattato. Chiediamo a tutti i bolognesi che ne hanno la possibilità di attivarsi per cercare una sistemazione dignitosa, e a tutti gli altri di contattare il sindaco di Bologna Virginio Merola (su twitter @virginiomerola o su Facebook) per chiederne un intervento. Ugo può essere contattato al 340-2215375. Grazie a tutti.

di eFFe

Sono la persona meno indicata per parlare di Ugo Malaguti. Non sono un lettore di libri di fantascienza e almeno fino a quando non uscirà il prossimo romanzo del mio amico Vanni Santoni, ho una sincera avversione nei confronti del fantasy. Ho avuto un’infanzia difficile, probabilmente.

Di Ugo Malaguti, e delle gravi condizioni in cui si trova, ho saputo da Gino Roncaglia su Facebook. Gino – di cui mi fido totalmente – ha pubblicato lo scorso 8 agosto il comunicato della casa editrice Elara in cui si spiegava come ai problemi di salute che affliggono Ugo si fosse aggiunta la necessità di trovare una sistemazione per la madre novantaseienne, bisognosa di assistenza ventiquattr’ore al giorno. E, come è facile comprendere, si diceva che la soluzione a questa emergenza passava per un aiuto finanziario.

Discorsi sul metodo – II: Vásquez, Egan, McGrath, Greer

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Continuano i “discorsi sul metodo” di Vanni Santoni con gli ospiti del premio Von Rezzori Juan Gabriel Vásquez, Jennifer Egan, Patrick McGrath e Andrew Sean Greer. Qui la prima parte, con le risposte di Michael Cunningham, Etgar Keret, Jeannette Winterson e Colm Tóibín.
Juan Gabriel Vásquez è nato a Bogotá nel 1973; il suo ultimo romanzo edito in Italia è Il rumore delle cose che cadono (Ponte alle Grazie 2012)
Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Alterno periodi in cui scrivo a periodi in cui non scrivo. Quando lavoro a un romanzo in genere faccio 8-10 ore al giorno. In quelle ore cerco di fare almeno due pagine, diciamo tremila battute, il più perfette possibile, e in ogni caso mai più di tre pagine. Quando ho fatto le mie due pagine mi fermo a metà di una frase, come consigliava di fare Hemingway, e riprendo il giorno dopo.

Discorsi sul metodo – I: Cunningham, Keret, Winterson, Tóibín

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In questa prima parte, le risposte di Michael Cunningham, Etgar Keret, Jeannette Winterson e Colm Tóibín. Nella prossima, quelle di Juan Gabriel Vásquez, Jennifer Egan, Patrick McGrath e Andrew Sean Greer. * * * Michael Cunningham è nato a Cincinnati nel 1952. Il suo ultimo libro edito in Italia è Al limite della notte (Bompiani […]