L’inverno del nostro scontento. Un bicchiere mezzo vuoto.

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Riprendiamo questo articolo uscito su Uninomade di Girolamo De Michele Non condivido i toni di soddisfazione che mi sembra prevalgano nei commenti alle recenti elezioni. Solo con l’ironia che il Bardo mette in bocca a Riccardo III nell’incipit della tragedia posso convenire che l’inverno del nostro scontento si sia mutato in estate splendente sotto i […]

Ah ah ah. Ovverosia, per un’innovazione del linguaggio comico usato nella politica.

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La (fiacca) battuta di Berlusconi su quante volte la donna alla convention di Green Power viene (con il comunicato aziendale che la donna si è divertita e si è sentita onorata, poi la controsmentita della donna che dice che non si è divertita né sentita onorata…), Crozza che fa l’imitazione (fiacchissima) di Berlusca a Sanremo […]

Dopo le primarie. Al Sud il PD sarà la nuova DC?

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Questo articolo è uscito su Pubblico.

La vittoria di Bersani alle primarie del centro-sinistra, di buon margine su Renzi nelle regioni del centro-nord, è stata invece schiacciante nel mezzogiorno: in Campania il 69%, in Basilicata il 72%, in Puglia il 71%, addirittura il 75% in Calabria per riassestarsi in Sicilia su un 67% che è comunque più di quanto Bersani abbia ottenuto nella regione settentrionale che gli ha dato i maggiori consensi, la Liguria con il 65%.

Per comprendere l’exploit meridionale del segretario del PD bisogna fare un passo indietro, e tornare al confronto dello scorso 12 novembre tra i cinque iniziali aspiranti leader, gettati da SkyTg24 in ciò che sembrava un acquario stile XFactor per poi nella sostanza rivelarsi la più dolce delle acquasantiere. Ci riferiamo ancora al famigerato Pantheon della sinistra che Renzi si è affrettato a delocalizzare (Mandela e l’attivista tunisina Lina Ben Mhenni) e gli altri hanno invece portato più tradizionalmente sull’altra sponda del Tevere, tirando in ballo De Gasperi (Tabacci), la partigiana dell’Azione Cattolica Tina Anselmi (Puppato), un indeterminato papa Giovanni per Bersani (e dunque tutti i ventuno che hanno portato questo nome a dispetto dell’errore di numerazione pontificia), per finire con la più deludente e rivelatoria delle uscite, quella di Vendola.

Bari & la post-apocalisse

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Christian Caliandro ci racconta Bari. Questo articolo è apparso, in forma leggermente diversa, su Tiscali. La foto è di Roberto Mazzarella.

Sono le nove, esco per portare la macchina a fare il tagliando.

Mi fermo al bar, prima, a bere un caffè. Mentre aspetto, e la radio annuncia che “il Milan ancora ci crede”, entra un gruppo di ragazzi: “Sì capit’, u’ Milàn ci crede!” “Io non so’ du Milàn, ma staser’ a và passà ‘u turn! T’ vuè juquà qualchecòs’?” “E u’ Barcellòn… avàst. Deve cambiare la compagine. Altrimenti la competizione perde di fascino”. È incredibile come gli unici sprazzi di italiano semielegante (quello forbito ad hoc della Gazzetta dello Sport e dei programmi televisivi di approfondimento sportivo) siano costantemente collegati nell’immaginario collettivo, in questa come in altre occasioni, al pallone.

Bari, 3 aprile 2012. Sono appena arrivato in città per le vacanze di Pasqua.