Massacriamo Céline!

Bébert copenhague 45

Nell’estate 1937 Céline scrive Bagatelle per un massacro. La stesura è febbrile, collerica, di getto, qu’on en parle plus, che non se ne parli più, pensa Céline, scrive Céline, rabbiosamente, vomitando sulla pagina, deciso a fare i conti con i borghesi, con i critici, con i comunisti, con gli americani, con Hollywood e naturalmente con loro, con gli ebrei, i mostri, i guerrafondai, il male, primo bersaglio della sua penna e del suo odio, della sua haine. “C’è ancora qualche motivo di odio che mi manca. Sono sicuro che esiste” scriveva l’anno precedente in esergo a Mea culpa, un furioso pamphlet antisovietico, rompendo con gran parte degli intellettuali francesi, a partire da Aragon/Larengon, che fino a qualche tempo prima lo invitava pubblicamente a “studiare la filosofia del proletariato” e a “prendere posizione”, ossia a convertirsi al comunismo, come lui, come tutti. E chissà che con le Bagatelle Céline non abbia finalmente trovato il suo motivo di odio ideale, appunto, ossia gli ebrei, l’Ebreo, la “cricca ebraica”, gli youtres, colpevoli di ogni guerra e di ogni male, popolo di cospiratori e di massoni, di incantatori, di demoni, di mostri.

Sono stato allevato a suon di schiaffi

600full-louis--ferdinand-celine

Ecco un’intervista a Louis-Ferdinand Céline risalente al 1959. L’intervista fu realizzata dalla radio-televisione francese, a opera di Louis Pauwels e André Brissaud. Traduzione di Andrea Lombardi, curatore di questo sito internet dedicato allo scrittore francese.

 I: Louis-Ferdinand Céline, siete uno strano personaggio. Stimolate gli animi delle persone con le vostre opere, le vostre idee ed attitudini. Spesso affermate di essere malcompreso. Ora avete una possibilità per essere meglio compreso. Se doveste autodefinirvi con una parola, quale usereste?

C: Bene. Io lavoro e non me ne frega nulla. È esattamente quello che penso. Giustamente la divergenza d’opinione o il disaccordo  totale può esserci. Il fatto è che dobbiamo aggiungere le colpe della pubblicità. Perché è l’orrore del mondo moderno che produce la pubblicità. Dunque, io sono un partigiano della modestia. Quello che conta è l’oggetto. Questo conta: voi avete un apparecchio davanti a voi. Spero che sia magnifico. Ma, dopo tutto, l’uomo che l’ha inventato potrebbe aver avuto dei problemi. Magari era cornuto, o pederasta. Magari era un biondino (uno che si mette le parrucche NdT). O un androgino. Magari aveva il mal di gola, non so. Ma l’apparecchio funziona. È resistente, non è vero? È l’apparecchio che mi interessa. Ma a me, dell’uomo che l’ha fatto, non mi interessa mica. I cambiamenti d’opinione, questo mi infastidisce.