I libri vendono poco: un intervento di Stefano Petrocchi

peoplereading

Riceviamo e pubblichiamo la risposta del direttore della Fondazione Bellonci Stefano Petrocchi al pezzo di Christian Raimo I libri vendono poco, si è capito. Ma forse ci sono responsabili e soluzioni.

di Stefano Petrocchi

Caro Christian,

hai ragione, la divulgazione dei dati sulla scoraggiante attitudine alla lettura di noi italiani è uno stanco rito primaverile. Il Centro per il libro e la lettura ricompensa gli addetti ai lavori pazientemente convenuti immergendoli nella gloria di una biblioteca storica romana, quest’anno l’Angelica, così da ricordare a tutti da che grande civiltà proveniamo (in cui la lettura era faccenda assai elitaria: forse andrebbero meglio valutate le risonanze simboliche di certe location).

Ricordando David Foster Wallace / 2

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Questo articolo è uscito sulla rivista Tradurre. (Foto: Giovanni Giovannetti)

di Norman Gobetti

Moriva, il 16 dicembre 1991, Pier Vittorio Tondelli. Prolifico operatore culturale, oltre che amatissimo scrittore, Tondelli aveva fondato nel 1990, insieme ad Alain Elkann ed Elisabetta Rasy, il quadrimestrale di letteratura «Panta». Dopo la morte di Tondelli, nel comitato editoriale di «Panta» subentrò lo scrittore statunitense Jay McInerney, che nel 1993 curò un numero dedicato ai nuovi narratori americani. Il volume presentava i racconti di quindici autori all’epoca quasi tutti inediti in Italia, fra cui Jennifer Egan, Jeff Eugenides, Mark Leyner, Donna Tartt e William T. Vollmann, tradotti da scrittori italiani come Michele Mari, Sandra Petrignani, Claudio Piersanti, Sandro Veronesi e Valeria Viganò. Fra gli altri c’era anche, nella versione di Edoardo Albinati, un racconto dal titolo Per sempre lassù. Nella sua introduzione, McInerney scriveva a proposito dell’autore di quel racconto: «Uno sperimentatore postmodernista […] furiosamente creativo. […] Le sue ambientazioni e le sue strategie narrative sono varie, ma sempre attualissime» (McInerney 1994, 14). Sono probabilmente le prime parole mai pubblicate in Italia a proposito di David Foster Wallace.

Solidarietà a Vincenzo Ostuni per la causa civile intentata da Gianrico Carofiglio

Nei giorni scorsi Gianrico Carofiglio ha citato in giudizio Vincenzo Ostuni, poeta ed editor della casa editrice Ponte alle Grazie, per aver affermato sulla propria pagina facebook all’indomani del Premio Strega dello scorso luglio che il suo ultimo romanzo, Il silenzio dell’onda, sarebbe «un libro letterariamente inesistente, scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di ‘responsabilità dello stile’, per dirla con Barthes».Le storie letterarie sono piene di stroncature assai più feroci, eppure questa è in assoluto la prima volta che uno scrittore italiano ricorre alla magistratura contro un collega per far sanzionare dalla legge un giudizio critico sfavorevole. Non è necessario condividere il parere di Ostuni per rendersi conto che la decisione di Carofiglio costituisce in questo senso un precedente potenzialmente pericoloso. Se dovesse passare il principio in base al quale si può essere condannati per un’opinione – per quanto severa – sulla produzione intellettuale di un romanziere, di un artista o di un regista, non soltanto verrebbe meno la libertà di espressione garantita dalla Costituzione, ma si ucciderebbe all’istante la possibilità stessa di un dibattito culturale degno di questo nome.

Prenditela con le Muse, non con chi ti critica

battaglia

Perché scrivere?, è la domanda che a un certo punto si fa qualunque scrittore serio. Ossia: perché sottoporre il proprio libro all’attenzione di un lettore e magari rubargli quel tempo che potrebbe utilizzare per gustarsi qualche capolavoro. Chi si è fatto questa domanda ha già ben nascosta nel proprio cuore una risposta che non rivelerebbe mai: Io valgo più tutti gli altri. Se pure razionalmente riconosce la propria mediocrità, il proprio non essere fondamentale, c’è una parte irrazionale che lo porta – giustamente – a sragionare, e a sentirsi solo contro tutti: il migliore. Se non ci fosse quest’innocente arroganza, la pudica autocritica stroncherebbe qualunque desiderio di vedersi pubblicato, e ciascuno dovrebbe semplicemente sperare in un Max Brod.

Luca, sfatiamo un equivoco? Se uno scrittore cerca delle amicizie con altri scrittori, il doppio fine spesso è quello di sentirsi meno solo, non quello di creare una piccola cricca di potere.

di Christian Raimo Qualche giorno fa, all’indomani della premiazione dello Strega, esce l’articolo riportato qui sotto, scritto sul Corriere della Sera da Luca Mastrantonio nella pagina della cultura. Io lo leggo, anche perché mi cita, e non lo capisco. Leggetelo anche voi; e poi, se volete, alla fine della lettura, provate a rispondere a delle […]

Intervista a Simone Caltabellota

Questo pezzo è uscito sul Mucchio

di Liborio Conca

Simone Caltabellota…Un passato da editor nella casa editrice Fazi – dove ha lanciato due figure tra le più chiacchierate della letteratura d’inizio anni zero: Melissa P e JT Leroy – e un presente molto impegnato: attualmente lavora a un progetto di sceneggiatura per la televisione, collabora con la casa editrice Elliot, soprattutto ha pubblicato il suo vero debutto come autore, un romanzo non scontato, lirico, dalle molteplici suggestioni.

Sul pubblicare per Berlusconi

In questi giorni si sta sviluppando in rete e sulla stampa un ampio dibattito sul rapporto tra intellettuali e potere editoriale. Il primo fronte polemico si è aperto sulla decisione di Paolo Nori di pubblicare alcuni suoi pezzi sul quotidiano Libero, criticata tra gli altri da Andrea Cortellessa (qui, nei commenti) e discussa, in presenza […]