La dimensione etica dello spazio in cui abitiamo

lucia

Questa recensione al romanzo di Alessandra Sarchi, «Violazione», è uscita su «Repubblica». La foto è di Lucia Re.

Lo spazio può essere intelligente, così come può essere stupido. Può rivelare una cultura tanto quanto il suo opposto. In ogni caso non è mai neutro, non è mai irrilevante. Perché lo spazio descrive il tempo, è tempo che si manifesta fisicamente: decidere di vivere in un determinato luogo significa decidere la specifica qualità di tempo in cui si desidera abitare.
Con Violazione (Einaudi Stile Libero) Alessandra Sarchi edifica, è il caso di dire, una narrazione sempre consapevole del potenziale rivelatore dello spazio.
Alberto e Linda Donelli vogliono lasciare la città e trasferirsi con i figli in campagna. O meglio in quell’interregno tra l’area urbana iperantropizzata e qualcosa che nel concedere i privilegi degli spazi agricoli conserva una distanza accettabile dal centro abitato. Lo spazio-tempo che hanno in mente è un altrove reale e sano da opporre alla frustrazione di un qui vissuto come finto e insalubre: una nuova fondazione, insomma, uno spazio dal quale far ricominciare il tempo.