Il mondo che impazzisce: “La festa nera” di Violetta Bellocchio

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Photo by Andrei Lazarev on Unsplash

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Il dopo è adesso, il futuro è nel presente e, se pure può apparire paradossale, somiglia tantissimo al passato più arcaico, a una specie di preistoria, al grado zero delle cose: questi i presupposti da cui muove Altrove,la collana diretta da Michele Vaccari e inaugurata di recente da Chiarelettere con un primo titolo, Il grido di Luciano Funetta.

Dove credi di andare

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di Violetta Bellocchio

Il dettaglio che illumina il quadro è la sua mano chiusa sulla mia spalla sinistra che mi tira all’indietro, la sua voce bassa che mi dice, dove credi di andare. Mi fermo seduta sul letto. Sto pensando, sì. Il mio ragazzo non capisce. Troppo?, mi chiede. No. Lui mi piace un sacco, mi tratta bene, per ora, e soprattutto non ha alcun potere su di me, vero o finto. Il gusto della sottomissione non ce l’ho mai avuto, ma questo è diverso, è un gioco: giochiamo.
Lo stesso, una piccola linea voglio tirarla. Allora gli chiedo se ha una parola di sicurezza. No, dice lui, gli occhi a terra. Forse ci è rimasto male. Mi viene in mente l’immagine tatuata sul braccio di un amico che non vedo da tempo. Melograno?, suggerisco. Il mio ragazzo non vuole. Mi guardo intorno, faccio un secondo tentativo – valanga – troviamo l’accordo e la situazione si raffredda, il momento è passato.

La festa nera

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Pubblichiamo un estratto dal nuovo romanzo di Violetta Bellocchio, La festa nera, uscito per Chiarelettere: ringraziamo editore e autrice.

di Violetta Bellocchio

Le immagini hanno tutto il potere. Niente voce fuori campo all’inizio. Punta la telecamera su una persona, non ti muovere, e stai tranquillo che presto o tardi ti racconta cose che non avrebbe mai pensato di dire a voce alta. Non esistono domande stupide. Lascia respirare le immagini. Rispetta lo spazio vuoto tra una parola e l’altra, perché tre secondi di silenzio, quando li metti su uno schermo, possono portare molto lontano. Tieni la batteria carica. Tieni la testa alta. Non chiudere gli occhi davanti a niente. Nessuna vita è bella come sembra, nessuna vita è brutta come sembra: c’è una crepa in ogni singola cosa. Cercala, infilaci due dita e guarda la luce che entra. Segui quella luce fino a quando non senti di aver toccato il fondo.

Stregati: “Il gioco” di Carlo D’Amicis

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di Violetta Bellocchio

Qualsiasi uomo o donna possieda un programma simile a Word e un minimo di mestiere può produrre 90/100 pagine a discreto tasso di morbosità. Un autore è quello che di pagine ne tira fuori 520, tutte necessarie.

Con Il gioco (Mondadori) Carlo D’Amicis ha deciso di produrre una Montagna incantata a partire da un mondo microscopico, periferico per vocazione e pornografico per sua stessa natura, composto, almeno all’inizio, da tre personaggi non più giovani che col tempo hanno messo a punto un perfetto triangolo feticista.

Mi chiamo Sara, vuol dire principessa: elogio dell’imperfezione

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La domanda è sempre una, la stessa: “Questo romanzo è autobiografico?”.

Alcune cose sono successe, altre me le sono inventate, e non dirò mai cosa è cosa” : nel 2009 Violetta Bellocchio affronta la questione col grimaldello del sarcasmo. La mette per tre volte tra le faq di Sono io che me ne vado (Mondadori) — tuttora reperibili qui, ci mancherebbe — e per tre volte risponde in modo diverso, fino alla parziale confessione. Che resta per aria, com’è giusto che sia.

Dopo la voce narrante de Il corpo non dimentica (Mondadori), addiction memoir affilato e preciso — un Gillette usa-e-getta strofinato all’altezza del thigh gap — oggi tocca al personaggio di Sara Monfasani coincidere, per la terza volta nel percorso romanziero di Bellocchio, con un io. Ma è pura fiction, questa.

In senso narrativo

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Scrivere nonfiction: un intervento di Violetta Bellocchio, curatrice dell’antologia Quello che hai amato. Undici donne. Undici storie vere, in libreria per Utet. Nella foto: Faye Dunaway in Bonnie and Clyde, Arthur Penn, 1967.

di Violetta Bellocchio

Sto passando la giornata con Raffaella Ferré. Abbiamo fatto un libro insieme, ci stiamo conoscendo ora. Abbiamo lavorato a distanza – lei scriveva a Napoli, io leggevo altrove – e a metà settembre siamo ospiti del Festival delle Letterature Mediterranee, a Lucera. È una giornata eccitante. Sentiamo, tutte e due, di non voler perdere tempo. Siamo grate al festival per l’attenzione data al nostro libro, e perché ci rende possibile incontrarci di persona dopo aver lavorato insieme.

Fuori dal film

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Abbiamo le prove è una rivista online di non fiction nata un anno fa da un’idea di Violetta Bellocchio. Pubblichiamo l’intervento di Marianna Crasto ringraziando l’autrice e la rivista.

di Marianna Crasto

Attorno al tavolo della cucina c’è stata una di quelle sedute psicanalitiche in cui io e mia madre ci scambiamo il ruolo di paziente e medico ogni sette minuti. Capita di continuo e ovunque: sul bordo del letto, in bagno, davanti al bidone della spazzatura, a volte non saprei dire dove abbiamo cominciato e dove siamo andate a finire perché può succedere che gironzoliamo per casa mentre parliamo, e lei addirittura stenda i panni e io a passarle le mollette di fianco.

Come non è morta mia madre

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Abbiamo le prove è una rivista online di non fiction nata un anno fa da un’idea di Violetta Bellocchio. Pubblichiamo l’intervento di Raffaella R. Ferré ringraziando l’autrice e la rivista.
di Raffaella R. Ferré

Io non sapevo e non volevo sapere, ma quando mi chiusi in bagno, quella sera, sapevo già. L’istinto di cui parlano certi libri, il contatto con la “natura intuitiva”, la storia new age che poi, anni dopo, avrebbe riempito giornali, è qualcosa che abbiamo tutti e che non sta buono da un canto, ma ci avverte, ci chiama. Di solito prendiamo tranquillanti proprio per evitare di essere avvertiti e chiamati. Il punto è che all’epoca dei fatti avevo nove anni e le prescrizioni mediche erano un serio problema.

La prima volta che la camorra ha sparato e non ho sentito

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Abbiamo le prove è una rivista online di non fiction nata un anno fa da un’idea di Violetta Bellocchio. Pubblichiamo l’intervento di Giusi Marchetta ringraziando l’autrice e la rivista.

di Giusi Marchetta

Ero a Napoli quando un gruppo di scissionisti del clan Di Lauro ha deciso di fargli la guerra. Io andavo e tornavo dal corso di specializzazione e loro si aggiravano per la città seminando agguati che riportassero gli uni o gli altri in vantaggio di un morto. Succedeva nelle periferie dove tutto era cominciato, ma succedeva anche nei quartieri del centro in pieno giorno. Si uccideva per vincere la guerra e si rubava per finanziarla.

Il giorno del battito

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Abbiamo le prove è una rivista quotidiana di nonfiction femminile fondata da Violetta Bellocchio. Pubblichiamo la storia di Licia Ambu ringraziando l’autrice e la rivista.

di Licia Ambu

Ormone beta HCG. Betaaccacigi.
Al valore 2133 inizia la storia.

E quando inizia così non è che ci credi bene subito. Non io almeno. Sei lì a guardare la televisione, ti fai un paio di conti e dopo un quarto d’ora le coordinate del tuo lunedì sono tutte sconvolte. Incinta. Dio del cielo e adesso? Una bomba a orologeria. Nell’arco di un secondo mi passa in testa una quantità di informazioni difficili da smaltire anche avendo parecchio bel tempo da occupare. La pancia diversa che si ingrandisce a vista d’occhio, adesso siamo in due e deve uscire da qui, conto già tre spazzolini, ricorsive notti in bianco e tutto che ancora sono solo seduta sul water, davanti al lavandino, con la pressione indecisa.