Ricordando Severino Cesari

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Severino Cesari ci ha lasciato ieri notte. Lo ricordiamo riproponendovi questa intervista uscita originariamente su Repubblica per i vent’anni di Stile Libero, la collana fondata assieme a Paolo Repetti.

di Gregorio Botta

Sono la strana coppia dell’editoria italiana, gli ex ragazzi terribili che violarono il sacro tempio dell’Einaudi con giovani scrittori, disc jockey, epistolari amorosi rubati alla rete, videocassette, comici, persino con “Striscia la Notizia”.Sono passati vent’anni, mille titoli pubblicati, 17 milioni di copie vendute.

I difetti fondamentali – intervista a Luca Ricci

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È appena uscito il tuo nuovo libro I difetti fondamentali. Non solo un libro di racconti con una major, nel 2017, ma addirittura un libro di racconti sugli scrittori. Come hai fatto a convincere Rizzoli?

Nell’autunno 2015 si è svolto un pranzo di lavoro a Milano, tra me e due figuri che si sono qualificati come Michele Rossi (responsabile narrativa italiana Rizzoli) e Stefano Izzo (editor narrativa italiana Rizzoli). Di lavorare insieme a un «libro di racconti»- espressione che è l’equivalente culturale di «Frau Blücher» in Frankenstein Junior, insomma fa imbizzarrire gli editori- me l’hanno proposto loro. Io sulle prime ho pensato a uno scherzo, poi invece mi è arrivato addirittura un contratto. Le questioni tra editore e scrittore sono storie d’amore, e Rizzoli ha saputo corteggiarmi, non c’è dubbio.

Il lavoro rende scrittori: la bestemmia etica di Vitaliano Trevisan

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Questo pezzo è uscito in forma leggermente diversa su Succede oggi.

Qualcosa tiene lontano Vitaliano Trevisan dal romanzo che si rispetti, o rispetti le sue proprie strutture, e che faccia i conti, in maniera adulta, con la sua ragione d’essere: il tempo, il tempo che passa, come le pagine che si rincorrono; quel qualcosa è una sfiducia, come sembra probabile, quasi una rassegnazione, o la consapevolezza acquisita che si debba spostare la mira, per centrare il bersaglio della letteratura, oggi?

Insomma, Works è l’ennesima testimonianza dell’essere Trevisan uno scrittore, e non un romanziere. Nel frattempo, sono andate a depositarsi nel nostro panorama letterario certe opere che sembrano aspirare all’immortalità, in virtù della loro imponenza: capolavori d’obbligo, come se il tempo dedicato alla loro stesura fosse una garanzia della loro tenuta, come La scuola cattolica di Edoardo Albinati, cioè un libro che non può che essere, secondo Francesco Piccolo,“importante”, come Il cinghiale che uccise Liberty Valance di Giordano Meacci, o Le cose semplici di Luca Doninelli, nonché il “definitivo” Gli increati di Antonio Moresco, per rifarci anche a due romanzi dell’anno scorso.

I digiunatori

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(Immagine: una scena del film Primo amore di Matteo Garrone)

In un’eventuale futura storia del digiuno si dovrebbe distinguere il digiuno involontario, effetto per esempio di una carestia, da quello autoimposto, e in questa seconda macrocategoria sarebbe utile individuare le differenze tra il digiuno anacoretico, quello politico, quello anoressico e quello spettacolare, tenendo conto che a ogni digiuno corrisponde un digiunatore e a ogni digiunatore una ragione.

Quando parliamo della nostra generazione

Questo articolo è apparso su Repubblica del 10 giugno 2009. Fermati Piero, fermati adesso lascia che il vento ti passi un po’ addosso Quando usiamo espressioni come “la mia generazione”, “la nostra generazione” – spesso pronunciandole con orgoglioso autocompiacimento o con sottintesa recriminazione, sempre calcando sul possessivo che delimita i confini e marca le differenze […]