La quarta parete, ritornare umani

beirut

di Giacomo Giossi (fonte immagine)

Non tutti i muri servono a dividere o a tenere lontani, alcuni sono utili ad unire specie per la loro invalicabilità. Il più famoso è quello definito anche quarta parete, ossia quel muro immaginario che dal lato del palcoscenico separa gli attori dal pubblico, ma allo stesso tempo li unisce in un patto in cui la finzione è accettata e il dubbio sospeso.

La quarta parete (Keller editore, traduzione di Silvia Turato) è anche il titolo di un intenso e tragico romanzo di Sorj Chalandon in cui il protagonista, un giovane ricercatore parigino è chiamato a portare a termine dall’amico regista una rappresentazione a Beirut dell’Antigone. Siamo all’alba degli anni Ottanta, il Maggio francese è passato da poco lasciando sul terreno disillusione e un generale senso di sconfitta, in Libano invece infuria una guerra civile ed è su quel terreno che Sam un regista greco di origini ebraiche vuole rappresentare l’Antigone quale elemento sia di inclusione delle varie fazioni religiose (ad ogni religione spetterà un ruolo) sia di liberazione del conflitto.

I tortuosi movimenti di una terra occupata

Quest’articolo è uscito il 6 gennaio sul Manifesto. Labirinto PALESTINA Dallo scrittore Saree Makdisi all’urbanista Jeff Halper, un sentiero di lettura intorno a uno dei grovigli più complicati e crudeli della nostra contemporaneità: l’asimmetria sempre più radicale che caratterizza la «interazione» tra Israele e Gaza rappresenta, secondo la sociologa Saskia Sassen, un decisivo punto di […]