Vivienne Westwood, regina del punk

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Questo articolo è uscito su Pagina 99, che ringraziamo (fonte immagine).

«Disegnare modelli vuol dire raccontare una storia»: è una dichiarazione di intenti quella di Vivienne Westwood, all’interno della sua autobiografia scritta insieme all’attore e drammaturgo inglese Ian Kelly e pubblicata ora anche in Italia da Odoya (Vivienne Westwood, traduzione di Marilisa Pollastro, pp. 416, euro 20).

Ex enfant terrible della Swingin’ London, famosa per le sue creazioni in Estremo Oriente più della regina Elisabetta o di Madonna, oggi attivista impegnata nella rivoluzione climatica, Westwood spiega il proprio obiettivo con chiarezza fin dalle prime pagine: «Non è una copia. Non può starci tutto quello che sono».

Tutto il resto è punk

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Questo pezzo è uscito sul numero di maggio di XL – la Repubblica.

“Exploitation?” La domanda in realtà è retorica, ed è la risposta che mi dà Richard Hell quando lo interrogo sulle ragioni di così tanto punk in città in questi e nei prossimi mesi. La città dove siamo e di cui parliamo è New York City, e lo “sfruttamento” a cui allude Hell riguarda il punk. Qui musei, biblioteche e vari spazi più o meno istituzionali sembrano fare a gara nel trovare l’evento più irriverente da proporre alla gente, mentre le librerie dedicano sempre più spazi a imponenti libri che, trattando il punk come fosse mitologia greca, raccontano per immagini e testimonianze più o meno dirette le varianti della storia. Un punk risorto, si direbbe. O forse soltanto un modo, a distanza di decenni dai tempi in cui si andava al CBGB’s ad ascoltare i Ramones e Richard Hell, pogare e sputare, per cavarci fuori qualcosa di utile.