Dal problema del male alla questione della punteggiatura. Una veramente lunghissima intervista a Walter Siti.

Festival delle Letterature i finalisti del Premio Strega

Di Christian Raimo Allora, scusami c’è del rumore, perché sta arrivando il monsone qui a Roma. Sento un bambino. No, è una povera gatta che ha paura dei tuoni. Io partirei più che da una domanda, da una meta-domanda. Questa sarà l’ennesima intervista che subisci prima dello Strega, dopo lo Strega. Ti chiedevo se non […]

Carne da canone

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(fonte immagine)

di Luigi Loi

L’occidentale credeva ingenuamente che le opere d’arte belle fossero anche le più importanti. Abbiamo collocato Bach, Mozart, i Beatles al centro di questa geografia dell’importanza. Peccato che la storia prima o poi metta tutti in imbarazzo. Nel loro tour in Italia del 1965 i Beatles furono accompagnati da Peppino di Capri. Dopo più di 50 anni l’aneddoto ci fa sorridere perché dimentichiamo una cosa: il bello in termini assoluti non esiste, il bello ha sempre un contesto e una storicità. I Beatles hanno influenzato tutte le successive generazioni di musicisti, oggi sono belli e imprescindibili. Nel 1965 anche Peppino di Capri evidentemente lo era.

Insomma, quello che accade in musica accade in letteratura, perché anche qui dove sta il bello nessuno più osa dirlo con certezza. Se venisse lanciato un nuovo programma Voyager, cosa decideremmo di mettere dentro la piccola libreria italiana per extraterrestri?

La letteratura senza inconscio

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Ripeschiamo dal nostro archivio un approfondimento di Gianluca Didino: buona lettura.

Simboli e racconti

Nel suo significato originario, il termine greco σύμβολον, da cui deriva l’italiano “simbolo”, indicava, cito l’Enciclopedia Treccani, un «mezzo di riconoscimento, di controllo e simili, costituito da ognuna delle due parti ottenute spezzando irregolarmente in due un oggetto (per es. un pezzo di legno) che i discendenti di famiglie diverse conservavano come segno di reciproca amicizia». L’etimologia del termine contiene dunque il senso di un’unità spezzata che tende al ricongiungimento, un collegamento implicito tra due oggetti ora separati ma che un tempo avevano fatto parte di una stessa totalità. Da qui il significato del termine è passato a indicare un oggetto “che sta al posto” di qualcos’altro, traslando l’idea della connessione dal piano della realtà (le due parti del bastone) a quella delle idee (il senso di amicizia tra le due famiglie). Questo è il presupposto che ha permesso di attribuire al concetto di simbolo una concezione estetica, differenziandolo progressivamente dal semplice “segno”.

Quali maestri?

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Questo pezzo è uscito sul numero di Linus attualmente in edicola.

La domanda nasce come un gioco davanti a una vecchia pubblicità (apparsa su linus nel maggio 1976): chi può spiegarci, oggi,  “perché siamo diventati come siamo”? Chi potremmo metterci al posto di quei tre (Elio Vittorini, Alberto Moravia, Eugenio Montale)? e conduce fatalmente a interrogarsi sull’endemico senso di inferiorità che attraversa il nostro paesaggio culturale. Osservare quegli illustri scrittori prima ancora che uno sforzo d’intelligenza storica, di critica letteraria o militanza culturale, ha tutta l’aria di un esperimento emotivo. Come ci sentiamo, come vogliamo sentirci rispetto al nostro tempo?

Il realismo estremo del nuovo cinema italiano

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Questo articolo è uscito su Repubblica.

di Emiliano Morreale

Ormai da qualche anno, nel cinema italiano (ma anche in certa narrativa, e nelle serie tv) si affaccia un’Italia non solo marginale, ma soprattutto degradata, criminale, senza speranza. E spesso molto cattiva. Le bande di Gomorra – la serie, quelle di Suburra (film e prossima serie). L’anno sorso, l’avvocato finito nel gorgo di Perez di Edoardo De Angelis, e i palazzinari strozzini alle prese con escort fatali (Senza nessuna pietà di Michele Alhaique). Più indietro, tra gli altri, poliziotti violenti contro ultrà (Acab), bande di disperati che tentano il colpo attraverso le fogne (Take Five), adolescenze nella mafia russa (Educazione siberiana), e ancora poliziotti spacciatori (Henry di Alessandro Piva), immigrati spacciatori (La-bas di Guido Lombardi), pugili che si salvano dall’ambiente camorristico (Tatanka di Giuseppe Gagliardi)… Ultimo arrivato, Lo chiamavano Jeeg Robot, con Santamaria rapinatore-supereroe contro lo Zingaro interpretato da Luca Marinelli.

Nicola Lagioia vince il premio Strega con La ferocia

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Il nostro Nicola Lagioia ha vinto il premio Strega 2015 con il romanzo La ferocia, edito da Einaudi. Lo festeggiamo ripubblicando l’incipit del romanzo.

di Nicola Lagioia

Una pallida luna di tre quarti illuminava la statale alle due del mattino. La strada collegava la provincia di Taran­to a Bari, e a quell’ora era di solito deserta. Correndo ver­so nord la carreggiata entrava e usciva da un asse immagi­nario, lasciandosi alle spalle uliveti e vitigni e brevi file di capannoni simili ad aviorimesse. Al chilometro trentotto compariva una stazione di servizio. Non ce n’erano altre per parecchio, e oltre al self-service erano da poco attivi i distributori automatici di caffè e cibi freddi. Per segna­lare la novità, il proprietario aveva fatto piazzare uno sky dancer sul tetto dell’autofficina. Uno di quei pupazzi alti cinque metri, alimentati da grossi motori a ventola.

Il piazzista gonfiabile ondeggiava nel vuoto e avrebbe continuato a farlo fino alle luci del mattino. Più che altro, dava l’idea di un fantasma senza pace.

Raccontare una storia che ci riguarda. Dialogo tra Nicola Lagioia e Emmanuel Carrère

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Pubblichiamo il dialogo tra Emmanuel Carrère e Nicola Lagioia avvenuto lo scorso 14 marzo all’interno del Festival letterario Libri come, tratto dal numero di maggio de Lo Straniero. Quest’anno la cerimonia conclusiva del Premio Lo straniero, attribuito dai redattori e dai collaboratori della rivista, si svolgerà all’interno del festival teatrale di Castiglioncello Inequilibrio domenica 28 giugno dalle ore 11:00. Qui i premiati; puoi sostenere il Premio contribuendo a questa raccolta di fondi.

Nicola Lagioia: La si dovesse dire in sintesi, potremmo dire che Il Regno è un libro narrativo sulle prime comunità cristiane, o sugli Atti degli apostoli, o su quei due colonizzatori di menti e spiriti che furono san Paolo e san Luca. Un libro non sull’infanzia ma sull’adolescenza del cristianesimo (come scrive lo stesso Carrère), sulla sua fase più ribelle e irrequieta. Bisogna però vedere che tipo di racconto sull’adolescenza del cristianesimo è Il Regno. Il che mi consente di farti la prima domanda. Me ne offri tu stesso l’opportunità quando scrivi: “quelli che hanno conosciuto i dibattiti politici del dopo Sessantotto francese, ricorderanno la domanda di prammatica: da dove parli? A me sembra ancora una domanda pertinente. Perché un pensiero comunichi qualcosa, bisogna che quel pensiero sia espresso da una voce, che la voce provenga da un uomo, e che io sappia come quel pensiero si è fatto strada nell’uomo che ho di fronte”. E allora la prima domanda che ti farei è proprio questa: “da dove parli?” o meglio “da dove scrivi questo libro intitolato Il Regno?”.

Il Contagio di Walter Siti. Una guida all’uso

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Questo pezzo è uscito su Nuovi Argomenti.
di Sara Marzullo

COMPONENTI
Prima di iniziare la storia, Siti inserisce una planimetria della scala A di Via Vermeer: questo è il campo d’osservazione. Sotto scrive: «In alto gli abitanti della casa nella prima parte del libro, in basso quelli che abitano successivamente». Ogni dettaglio deve essere esplicitato, il testo non fa altro che narrare questa cartografia minima: «Nella scala A ci sono nove appartamenti ma ci abitano solo sette famiglie, dato che il secondo piano è occupato per intero da Fiorella col bambino».

Chi continueremo a leggere in futuro?

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Il numero 7 della rivista «Orlando Esplorazioni» è dedicato ai “venerati maestri” della generazione di scrittori che oggi hanno tra 50 e 70 anni. I curatori Paolo Di Paolo e Giacomo Raccis hanno realizzato un sondaggio interpellando critici e lettori esperti tra i 20 e i 40 anni chiedendo loro di rispondere con tre nomi alla domanda: chi, tra i 50-60enni di oggi, continueremo a leggere in futuro? Su «Orlando Esplorazioni» si può leggere la lista intera di chi ha risposto e l’esito delle votazioni. Walter Siti e Antonio Moresco compaiono ai primissimi posti della classifica. A loro sono dedicare due brevi schede critiche che pubblichiamo qui. 

La rivista sarà disponibile a partire da giovedì 14 maggio, presso lo stand di Giulio Perrone Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino e poi nelle principali librerie. (Fonte immagine)

Walter Siti

di Lorenzo Marchese

Walter Siti, dopo un lungo apprendistato di critico letterario fra la Normale di Pisa, la contestazione del ’68 e Nuovi argomenti dalla parte di Pier Paolo Pasolini, ha esordito col libro monstre Scuola di nudo (1994): un’opera che, in conformità alle intenzioni del suo autore, può essere interpretata come il suo ultimo romanzo, oppure come una sfida estrema lanciata all’ambiente universitario pisano del tempo e, su vasta scala, a una letteratura che a quell’altezza di rado osava superare le centocinquanta pagine mettendo un io troppo volumetrico e riconoscibile al centro.

Cristo delle peggio borgate, delle vite sprecate

settebagni

di Andrea Pomella

Sono nato quarantuno anni fa in una borgata a nord di Roma. La borgata si chiama Settebagni, sorge in una zona che dista un chilometro dal Grande Raccordo Anulare, tra un’ansa del Tevere e un tratto della A1, ed è trafitta dalla ferrovia Roma-Firenze. Il nome deriva dal latino Septem Balnea, che compare per la prima volta in un atto risalente alla fine del XIII secolo. Terra abitata fino agli anni Trenta da agricoltori e pastori, sostituiti progressivamente da un ceto di piccoli commercianti, operai, artigiani e sottoccupati.

Italo Insolera, in Roma Moderna (Einaudi), a proposito della parola borgata ha scritto:

“C’è qualcosa di dispregiativo in questo termine che deriva da borgo: un pezzo di città cioè che non ha la completezza e l’organizzazione per chiamarsi ‘quartiere’ […], un pezzo di città in mezzo alla campagna che non è realmente né l’una né l’altra cosa”.