Dalla parte di Alice – Il corpo e l’immaginario cinematografico 5: Kubrick, terza parte

barry lyndon

“Che cosa ci avviene quando assistiamo a un film e dimentichiamo di essere seduti nell’oscurità? Che cos’è l’immaginario cinematografico oggi? Quale attrazione esercita su di noi? (E: “noi” chi?). La rubrica di Paolo Pecere esamina alcuni film esemplari in cui il cinema sembra affrontare dal suo interno queste domande, collegati dal tema della fantasia di un altro mondo e un’altra vita. Una passeggiata “dalla parte di Alice”, che passa per film più e meno recenti, da Avatar a 2001. Odissea nello spazio, da L’enigma di Kaspar Hauser di Herzog a Inland Empire di Lynch. Qui la prima, qui la seconda, qui la terza e qui la quarta puntata.

Kubrick – desiderio e visione (III)

Barry Lyndon, o della gloria come immagine

Tutta la vicenda di Barry Lyndon (1975) racconta, in un delizioso equilibrio di tragedia e commedia, del tentativo di un uomo di farsi un nome, di trasformarsi in qualcuno, di accedere infine all’immortalità (o almeno alla sua effigie) in un dipinto di famiglia come quelli enormi prodotti a beneficio dei signori europei del XVIII secolo. Si tratta di un ideale condiviso da un’intera civiltà: la narrazione considera dall’esterno i patetici sforzi affrontati da Barry per adeguarsi a modelli sociali non meno fittizi delle proprie imposture. Qui l’immaginario domina il mondo intero, dalla piccola comunità della campagna irlandese dove ha inizio la vicenda fino all’Inghilterra e alla Germania di soldati, ufficiali militari e nobili, dove hanno seguito le peripezie di Barry per il “gran mondo”. La distanza di sguardo congeniale a Kubrick trova aderenza perfetta ai paesaggi dell’Europa del Settecento, che vengono inquadrati in cornici che si dilatano, come a mostrarci che i personaggi sono tutti già identici a quelli immortalati nei dipinti di Watteau e Gainsborough: stilizzati in gesti tipici, abiti e parrucche che ne annullano l’individualità. Ma proprio questa trasformazione in sagome e maschere ne annuncia la fatale scomparsa: alla fine del film la voce narrante ci ricorda che tutti i personaggi di questa storia di ascesa sociale e disgrazia «ora sono tutti uguali».