Il comandante biondo. Breve storia di William Alexander Morgan

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Pubblichiamo un testo di Giulio D’Antona su William Alexander Morgan.

di Giulio D’Antona

Sono due gli stranieri ad aver raggiunto il grado di comandante, nella Cuba rivoluzionaria. L’altro è Ernesto Guevara.

C’è questa foto, in bianco e nero. Fidel è seduto in quel suo tipico modo debosciato, sorride e applaude. È l’unico barbudo ancora fedele al termine. La Sierra è lontana, non tanto nel tempo, quanto nella fatica e nelle battaglie. Santa Clara è ieri, ma sembra passata una vita.

L’uomo davanti a Fidel non è cubano, e si vede. Ma nemmeno sudamericano. E si vede. È biondo, alto un metro e novanta abbondante, la mascella squadrata da marmittone statunitense. Comandante William Alexander Morgan. Ha la faccia di chi ha combattuto, ma non quella che ci aspetteremmo da uno che ha assaltato un treno carico di armi governative a capo del Segundo Frente Nacionàl, spalla a spalla con il barbudo – anche lui uno dei pochi a mantenere lo status – Guevara, e ha tenuto d’assedio una cittadina per tre giorni, nel corso della battaglia conclusiva che dopo sei anni di guerriglia ha coronato il sogno rivoluzionario. Ha più l’aria di uno che ha bombardato la Corea. Eppure è stato lì, in prima linea assieme ai simboli del socialismo internazionale, unico yankee dalla parte sbagliata del fronte.