Uno spettro si aggira per il mondo, lo spettro dei contadini

contadini

Pubblichiamo un’intervista di Giuliano Battiston a Silvia-Pérez Vitoria, economista, sociologa e documentarista,  uscita sul numero di marzo della rivista «Lo Straniero».

Un “tentativo di rivisitare la storia e il ruolo della classe contadina nelle nostre società”. Questo, secondo le parole dell’economista e sociologa Silvia Pérez-Vitoria, documentarista e già curatrice di Disfare lo sviluppo per rifare il mondo (Jaca Book 2005), l’intento principale di Il ritorno dei contadini (Jaca Book 2009), un libro di qualche anno fa che era un invito appassionato a riflettere sugli effetti devastanti del modello dell’agricoltura industriale in un pianeta dalle risorse limitate. Un modello espansionistico, ottusamente produttivista, che ci ha condotto “in un vicolo cieco: economico, sociale, ambientale, politico, ecologico”. E al quale si può rispondere facendo affidamento alle pratiche e ai saperi di quei milioni di contadini che “non vogliono scomparire”, e che, “anzi, alzano la voce e intendono far conoscere il loro punto di vista sulla società”.

Quando più significa meno

Dopo avere perseguito a lungo una visione che vede nell’aumento della produzione di cibo la condizione per alleviare la fame, la Fao affronta un necessario rinnovamento. Seguendo forse, finalmente, le indicazioni di studiosi come Wolfgang Sachs o Annette Desmarais. L’articolo, uscito per il manifesto, è una versione ridotta e rivista di un saggio, Per una critica della Fao, che uscirà sul prossimo numero della rivista Parolechiave.

Giustizia ecologica e sociale

di Giuliano Battiston

Il reportage è un genere caduto in disuso: troppa fatica costruire un percorso coerente e solido, rinunciare all’effimero per un’unica, costante idea di fondo, macinare chilometri, accumulare materiali e interviste, per poi trasformare il tutto in una forma compiuta. Soprattutto, troppa fatica partire da domande vere, piuttosto che da pretesti per ribadire le proprie certezze.