Far East Film Festival: avere diciott’anni

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Proseguiamo la rubrica in collaborazione con Scrivere di Cinema Premio Alberto Farassino, il concorso nazionale di critica cinematografica per gli Under 25 promosso da Pordenonelegge, Cinemazero e il SNCCI insieme con Mymovies minima&moralia. Di seguito un racconto dell’ultimo Far East Film Festival di Udine. 

di Gianluca Giraudo

È stata la mia prima volta al Far East Film Festival. Dal 22 al 30 aprile questo piccolo grande festival ha raccolto a Udine il meglio delle produzioni cinematografiche dell’estremo Oriente. Piccolo se messo a confronto con i festival di cui parlano tutti: Venezia, Cannes, Berlino. Grande perché il Far East è accreditato come il più importante festival sul cinema popolare asiatico a livello europeo.

Dieci le aree dell’Asia rappresentate: non solo i “big”, Cina, Giappone, Corea del Sud ma anche Thailandia, Malaysia, Filippine. Un tuffo dall’altra parte del mondo, a due passi da casa. Chi mi conosce ha accolto la mia partenza mettendo su un sorriso di sbieco a confermare che, innamorato come sono delle commedie romantiche americane e dei piccoli drammi italiani, probabilmente non sarei stata la persona più indicata. L’importante è studiare, mi son detto: e le sorprese non sono mancate.

Mommy è il film del regista più libero che c’è

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Questo pezzo è uscito su Internazionale.

Mommy è la storia di un rapporto madre-figlio, un amore fusionale, totale e ovviamente melodrammatico, tra un ragazzo con un bel po’ di problemi caratteriali e una donna vedova, single e nevrotica. I due vanno a vivere insieme in una nuova casa in un quartiere povero, un suburbio di un’anonima città del Quebec, litigano furiosamente e altrettanto furiosamente fanno pace, conoscono la vicina di casa – un’insegnante in anno sabbatico, ipersensibile al limite dell’implosione ma affettuosa – che diventa una sorta di presenza organica di questa famiglia di strambi allegri infelici.

A cuore scoperto. Su “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo

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di Antonia Conti

Jude e Mina si conoscono nei bagni di un ristorante. Si incontrano nelle circostanze meno romantiche che è dato immaginare. Quella porta che per un guasto resta chiusa, che li costringe per alcuni minuti nello stesso spazio, nella condivisione di umori corporei non richiesti, per natura sgradevoli. È subito imbarazzo, è subito manifestazione naturale del corpo, è subito confidenza spiazzante.  L’ironia di un incipit che alla luce di ciò che vedremo non poteva essere più emblematico. Jude e Mina si innamorano e vanno a vivere insieme, condividono l’affitto di un appartamento a New York. Lei, per ragioni professionali, potrebbe essere trasferita, potrebbe tornare in Italia, suo paese di origine, ma lui riesce a dissuaderla e, in un abbraccio stretto, decidono di sposarsi, di passare la vita insieme. Il futuro di Mina sarà in America dunque, sarà al fianco di Jude e del bambino che soltanto lui probabilmente è pronto ad avere.