Il terzo spazio. Intervista a Yanis Varoufakis

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

ATENE. Il palazzo in cui oggi abita Yanis Varoufakis è il classico condominio anni Settanta di Atene. Citofoni sbrindellati su una strada poco lontana dal centro. Luci fioche per le scale. Dietro la porta d’ingresso, un bel salone zeppo di libri e un balconcino sulla via nel traffico. Niente a che vedere con quel che di lui hanno polemicamente raccontato. Del resto, ora l’uomo odiato dai tecnocrati d’Europa in Grecia passa solo poco del suo tempo. Insieme, fra gli altri, a Ken Loach e Noam Chomsky, ha appena lanciato il primo tentativo di costruire un movimento transnazionale che possa calamitare forze per arrivare alle prossime elezioni europee. Del programma di riforme da attuare già oggi, senza trasformare i trattati europei, si può leggere ogni dettaglio nel libro che l’ex Ministro delle Finanze greco ha appena scritto assieme a Lorenzo Marsili, cofondatore di DiEM25, Democracy in Europe Movement 2025.

Il piatto abominevole della storia. Conversazione con David Van Reybrouck

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Durante lo scorso festival di Internazionale, a Ferrara, ho incontrato David Van Reybrouck per discutere pubblicamente con lui del suo libro “Congo”. Ecco il resoconto della nostra lunga chiacchierata.
L’intervista è uscita sull’ultimo numero de Lo Straniero, che questo mese ha moltissime cose interessanti. Vi consiglio di darci un’occhiata. Ringrazio Lo straniero (per ospitalità e sbobinatura) e il festival di Internazionale per aver favorito l’incontro con Van Reybrouck.

“La storia è un piatto abominevole preparato con i migliori ingredienti”.

È questa una delle frasi che risuona di più in testa dopo aver finito di leggere “Congo” di David Van Reybrouck. Il libro uscì per la prima volta nel 2010, e fu subito salutato come la più importante opera sul Congo e in generale sull’Africa scritta negli ultimi dieci anni. Si potrebbe forse definire una meticolosissima ricostruzione storica che si avvale degli strumenti del reportage letterario, dell’inchiesta, e non racconta soltanto la storia del Congo.

Wolfgang Streeck: l’Euro, un errore politico

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Una versione ridotta di questa intervista è uscita su L’espresso online.

«L’euro non è l’Europa». Per analizzare con lucidità il negoziato sul debito greco e il futuro politico ed economico del vecchio continente Wolfgang Streeck suggerisce di partire da qui. «L’equazione tra l’Unione monetaria e l’Europa è semplicemente ideologica, serve a nascondere interessi prosaici», spiega nel suo studio il direttore del Max-Planck Institut per la ricerca sociale di Colonia. Gli interessi dei paesi del Nord Europa contro quelli del Sud, della finanza internazionale contro le popolazioni mediterranee, del “popolo del mercato” (Marktvolk) contro il “popolo dello Stato” (Staatvolk): del capitalismo contro la democrazia. Per l’autore di Tempo guadagnato. La crisi rinviata del capitalismo democratico (Feltrinelli, 2013), il caso greco non rappresenta infatti che l’ultima variante del processo di dissoluzione del regime del capitalismo democratico del dopoguerra. Quel regime che aveva faticosamente tenuto insieme, in una combinazione fragile e instabile, democrazia e capitalismo appunto, dando vita a un patto sociale ormai imploso. Anche in Europa. E proprio a causa di un’Unione europea che si è fatta «motore di liberalizzazione del capitalismo europeo, strumento del neoliberismo». E di una moneta comune che serve gli «interessi del mercato». Per uscire dal vicolo cieco dell’Europa liberista votata all’austerity, per Wolfgang Streeck, tra i più influenti sociologi contemporanei, si dovrebbe partire proprio dalla rinuncia all’euro come moneta unica. Con una nuova Bretton Woods europea.

Gli unici tedeschi che stanno con i greci

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì.

“Se Tsipras e Varoufakis non ricevono l’appoggio dei grandi Paesi europei, e in primis di Francia e Italia, è difficile che la loro azione abbia un senso. Tutti noi che crediamo in un’Europa coesa, solidale e votata allo sviluppo sociale, tutti noi dobbiamo offrire aiuto e supporto ai greci. Altrimenti l’Unione finirà sotto il fuoco incrociato degli egoismi nazionali in lotta fra di loro”. Siamo a pochi passi da Alexanderplatz e a parlare è uno dei due leader della terza forza politica tedesca. Fa un certo effetto ascoltare proprio qui parole che sono anni luce lontane da quello che l’unilateralità dell’informazione ha ormai accreditato come “pensiero unico tedesco”. Ma lo stordimento cade subito quando ci si ferma a pensare a chi, in questi anni, e soprattutto in questi ultimi mesi, abbiamo ascoltato quasi fosse il portavoce di un popolo più che l’integerrimo Ministro delle Finanze di un governo democraticamente eletto. Ossia, Wolfgang Schäuble, pronto a ripetere (fino a pochi giorni fa in una conversazione uscita su Repubblica) che il vero problema della Grecia è la perdita di competitività. “Chissà perché, eh! Strani giochi del destino. Se un Paese prostrato da anni di austerità e tagli perde competitività c’è davvero da sorprendersi” sorride ironico Bernd Riexinger. Cinquantanovenne, ex banchiere e sindacalista, Riexinger esattamente tre anni fa, assieme a Katja Kipping, è diventato Presidente di Die Linke, ossia La Sinistra, e ora si aggira fra pile di carte distribuendo caffè agli ospiti, mentre un improvviso sole ha aperto l’estate anche qui a Berlino.