Intervista a Tullio Avoledo

avoledo

Questa intervista è apparsa su Repubblica Sera.

La domanda è: (r)esisterebbe una fede religiosa dopo una catastrofe nucleare mondiale? Se l’è chiesto Tullio Avoledo, e per colpa di un videogame. Di solito scrive racconti avventurosi tra fantastoria e fantascienza, e basterebbe citare il suo esordio intriso di profezie egizie L’elenco telefonico di Atlantide (Sironi 2003), o la storia d’amore nel Veneto postapocalittico La ragazza di Vajont (Einaudi 2008), o L’anno dei dodici inverni (Einaudi 2009) coi viaggi nel tempo. Ma quando nel 2010 vede suo figlio quattordicenne alle prese con un videogame claustrofobico, difficile, basato su una storia affascinante, si appassiona e scopre un universo narrativo che a partire dalla Russia ha coinvolto scrittori e fan in tutto il mondo, creato racconti, romanzi e video, fumetti e videogame. È Metro 2033 Universe, una narrazione collettiva internazionale sul mondo post catastrofe nucleare, nata per “colpa” del romanzo Metro 2033 di Dmitry Glukhovsky, apparso on line nel 2003 e ambientato nella metropolitana di Mosca, dove si rifugiano i superstiti alla guerra nucleare, e uno di loro, Artyom, poco più che ventenne, con un viaggio avventuroso affronta una minaccia che potrebbe far estinguere l’uomo. Il successo è strabiliante, e Avoledo si è fatto coinvolgere per raccontare, con Le radici del cielo (Multiplayer 2011) e ora La crociata dei bambini (Multiplayer), quel che succede in un’Italia devastata e invasa perfino da Mostri a cavallo tra demoni e alieni. E in cui la domanda sulla fede religiosa è fondamentale.